sabato, Maggio 15

Salam, chiave di volta per il nuovo Esercito field_506ffb1d3dbe2

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A Beirut, il nuovo Esecutivo guidato da Tammam Salam, sembra sperimentare nuove forme di dialogo.

 

L’insediamento, non ancora completato, del gruppo di 24 Ministri scelti applicando la formula 888, cioè otto Ministeri per ogni gruppo religioso, sembra, finalmente, capace di garantire un attimo di respiro e la popolazione osserva attentamente ogni mossa.

 

Il paradosso che pare mantenere il fragile equilibrio deriva, infatti, dal sentimento di superiorità morale che sta caratterizzando i due estremi del tavolo, ovvero i leader delle due principali coalizioni 8 e 14 marzo, rispettivamente Saad Hariri e Sayyed Hasan Nasrallah.

 

Hariri, infatti, può vantare la moderazione dimostrata accettando di far parte dello stesso Esecutivo in cui è presente il capo dell’organizzazione possibile mandante dell’omicidio di suo padre, Rafiq, ucciso nel 2005 in un attentato per il quale il Tribunale Speciale per il Libano sta processando, in queste settimane, a L’Aja, 5 membri di Hezbollah, in contumacia, poiché la loro latitanza è coperta dal servizio di sicurezza del Partito che, dopo aver disconosciuto l’autorità del Tribunale, si rifiuta di consegnare i suoi membri.

 

Per contro, Nasrallah, vanta, al tavolo del Consiglio dei Ministri, la sua diplomazia e l’amore per il Paese, dopo aver rinunciato al potere di veto sulle scelte dell’Esecutivo, garantitogli nei precedenti governi in cui Hezbollah ha preso parte.

 

La prova che costringerà realmente i due leader di mettere in campo un dialogo costruttivo, arriverà il 25 maggio prossimo, alla scadenza del mandato dell’attuale Presidente della Repubblica Michel Sleiman.

 

La particolarità dell’elezione deriva dal compito che il successivo Presidente avrà, cioè la nomina, in tempi relativamente brevi, del nuovo Primo Ministro.

 

Il Governo Salam quindi, ed i suoi 24 Ministri, hanno già appuntato al programma uno step di fondamentale importanza e responsabilità: il varo di una nuova legge elettorale, che, considerato l’innovativo equilibrio di poteri all’interno dell’attuale Esecutivo, potrebbe realmente rivelarsi una svolta democratica per il Paese dei cedri.

 

L’importanza del Governo Salam, si è rivelata nell’ambito della politica estera.

 

Il 27 dicembre un attentato scosse la periferia di Beirut, l’ex Ministro Chetah rimase ucciso e, nelle dichiarazioni immediatamente successive all’evento, una si rivelò particolare: sia Saad Hariri che il Presidente Sleiman, infatti, si trovavano a Riad quel giorno, ed il Presidente, condannando l’attentato, annunciò un piano di riequipaggiamento dell’Esercito regolare libanese tramite dotazione francese, per garantire un livello di sicurezza adeguato al Paese.

 

A sostegno della copertura finanziaria di tale investimento, impossibile da affrontare per le casse di Berut, poiché già gravemente compromesse dalla chiusura delle frontiere causa il conflitto siriano e la conseguente difficoltà ad esportare, venne citato il Re Saudita Abdullah bin Abdulaziz, che si rese disponibile al pagamento dei tre miliardi di dollari necessari all’operazione.

 

Nell’immediato, la dichiarazione venne letta come avvertimento, nei confronti di chi, come Hezbollah, con il coinvolgimento dei propri contingenti armati in Siria al fianco di Bashar al Asad, stava determinando un sentimento di rivalsa nei confronti dei gruppi ribelli d’opposizione.

 

La formazione del Governo Salam, al cui tavolo si sarebbero poi seduti i due rivali, confermò questa ipotesi.

 

Durante la scorsa settimana, però, il Presidente Sleiman, è tornato sull’argomento, dando notizia di una conclusione delle trattative riguardo la fornitura di armi.

 

La discussione preliminare a riguardo sarebbe avvenuta nel palazzo reale saudita alla presenza del re, dei due leader libanesi e del fondamentale uomo di corte Khaled al- Tuwaijri.

 

Alla domanda del monarca sul perchè il Libano non avesse chiuso le frontiere a seguito dell’escalation siriana, che avrebbe risparmiato al piccolo Stato un coinvolgimento così di rilievo nel conflitto, lo stesso Hariri avrebbe chiesto la parola e dato conto dell’inadeguatezza dell’Esercito regolare libanese.

 

A questo punto il re saudita avrebbe incaricato Tuwaijri di seguire personalmente l’operazione di equipaggiamento tramite la Francia, che sarebbe stata scelta per il suo ruolo attivo sul suolo libanese, tramite il Capo di Stato Maggiore della missione Unifil nel 2012-2013, per via del ruolo nella trattativa sul nucleare iraniano e non ultimo per il ruolo privilegiato di interlocutore col vicino Israele.

 

L’unico vincolo posto alla buona riuscita dell’operazione, sarebbe stata la creazione di un Esecutivo solido ed affidabile, ottenuto e riconosciuto internazionalmente dopo l’estenuante operazione di mediazione di Tammam Salam.

 

Vertici militari libanesi, si sarebbero quindi recati a Parigi per la conclusione dell’accordo, che ha dovuto obbligatoriamente tenere conto del parere israeliano, che avrebbe acconsentito al riequipaggiamento, a patto che lo status-quo degli equilibri militari fra i due confinanti non ne venisse intaccato.

 

In attesa di vedere i prossimi sviluppi dell’operazione, quello che si nota è la mancata occasione di indipendenza del Libano, che se da un lato si troverà in debito con l’Arabia Saudita, dall’altro vede la fazione opposta rappresentata dall’ Asse Teheran-Damasco-Hezbollah chiudersi a riccio.

 

Gli annunci televisivi di Nasrallah, che non ha intenzione di abbandonare il conflitto siriano e focalizza, inoltre, l’attenzione sui terroristi Takfiri all’interno del Paese, forniscono una chiave di lettura sugli avvenimenti di confine, dove, lungo la valle della Bekaa ed il confine siriano, si assiste ad attacchi estremamente tattici, volti a tagliare i rifornimenti di armi al regime.

 

Hezbollah accusa Israele di incursioni lungo i suoi territori, e, per la prima volta, ha puntato i propri missili verso le alture del Golan, zona riconosciuta estranea a combattimenti in maniera bi o tri-laterale, in cui si starebbe preparando la nuova offensiva ribelle verso Damasco.

 

La doppia anima del Libano, quindi, nonostante i passi avanti, deve ancora fare i conti con la situazione conflittuale all’interno ed all’esterno dei propri confini, e, la popolazione, spera in una prosecuzione del dialogo politico creato da Salam.

 

 

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