martedì, Ottobre 19

Sahara Occidentale: l’ultima colonia africana

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Non solamente la Spagna ha avuto un ruolo rilevante all’interno delle dinamiche del Sahara Occidentale. Anche Francia e Stati Uniti hanno di volta in volta preso una posizione nel conflitto: “Purtroppo la Francia, fin dall’inizio, si è posizionata a fianco del Marocco, il che è in contraddizione con i valori della Repubblica francese, soprattutto quando si assiste a una violazione sistematica dei diritti umani nei territori occupati. Ha impedito molte volte, minacciando di utilizzare il proprio veto nel Consiglio di Sicurezza, l’approvazione di rapporti che reclamano al Marocco un comportamento diverso nel campo dei diritti umani. Gli Stati Uniti, invece, negli ultimi hanno mantenuto una posizione che dipendeva dalla congiuntura o dall’amministrazione di turno. Alla fine dello scorso aprile, hanno presentato una proposta presso il Consiglio di Sicurezza e stanno lavorando per trovare una soluzione. Al momento, però, la campagna elettorale genera una certa incertezza e aspettativa”.

Le nuove elezioni spagnole, dopo il fallimento di quelle del 20 dicembre scorso, e l’entrata di nuovi partiti all’interno scena politica spagnola fanno ben sperare molti che la risoluzione del conflitto sia più vicina: “In questi quattro mesi, ad esempio, sono state presentate alcune proposte in appoggio al popolo saharawi che chiedono al governo spagnolo la ricerca di una soluzione. Speriamo che il prossimo governo sia diverso a livello di politica estera e che abbia una posizione più solida nella risoluzione del conflitto del Sahara Occidentale”, afferma Arabi.

 

Le condizioni dei saharawi

La situazione del Sahara Occidentale non si manifesta solamente tramite un conflitto politico ma anche attraverso la questione umanitaria. Da decenni, infatti, i saharawi sono sparsi fra i territori occupati dal Marocco e i campi di rifugiati in Algeria. Diverse organizzazioni umanitarie, fra cui Amnesty International, richiedono a gran voce il rispetto dei diritti umani del popolo saharawi. Da non dimenticare, inoltre, è il cosiddetto ‘muro della vergogna’, costruito dal Marocco dal 1980 al 1987: 2720 km di sabbia, pietra, filo spinato, campo minato, trincee e posti di guardia per difendersi dal territorio del Sahara Occidentale, meno di un terzo del totale, in mano alla Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi.

La mancanza di una soluzione visibile a breve termine della situazione del Sahara Occidentale potrebbe causare una radicalizzazione delle nuove generazioni saharawi che non vedono speranze nella risoluzione diplomatica e pacifica. “Attualmente abbiamo generazioni che sono nate sotto l’occupazione marocchina, soffrendo la violazione sistematica dei diritti umani, o che si trovano nei campi di rifugiati vivendo nella marginalità e con poche prospettive future. Stiamo cercando di dirgli che la via pacifica è la via migliore. Tuttavia la comunità internazionale invece di dare valore a questa resistenza pacifica del popolo saharawi sta scegliendo gli interessi economici. Tuttavia, abbiamo una determinazione totale che la via pacifica sia la soluzione definitiva del nostro conflitto”, spiega Arabi.

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