sabato, Novembre 27

Sacri Splendori a Palazzo Pitti Dopo 4 secoli ricostruito il Santuario della Reggia Medicea

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Mostre: "Sacri splendori. Il tesoro della 'Cappella delle reliquie' in Palazzo Pitti"

Da ieri il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti ospita una insolita e stupefacente mostra che ricostruisce, dopo 4 secoli, il Tesoro della “Cappella delle Reliquie”, un vero e proprio Santuario all’interno della reggia medicea inaugurato con solenne cerimonia nel 1616 e poi disperso e dimenticato. Un reliquario di inestimabile valore costituito dai Medici e poi in parte disperso, dai Lorena divenuti i nuovi signori di Firenze dopo la morte di Gian Gastone de’ Medici, l’ultimo granduca della casata fiorentina. Ora, dopo accurate e pazienti ricerche a cui la Chiesa fiorentina ha dato il suo apporto fondamentale, questo patrimonio di oggetti preziosi di arte e artigianato, in oro, argento, pietre ed altro materiale di pregio, è stato ricostituito e fa bella mostra di sé, con le reliquie dei santi cui andava la devozione dei Medici, nelle sale di rappresentanza di quelli che furono gli appartamenti estivi della dinastia medicea.

Qui, il visitatore, si trova di fronte ad un collezionismo parallelo rispetto a quello artistico che possiamo ammirare agli Uffizi, cioè ad una delle più vaste collezioni di reliquiari e oggetti devozionali d’Europa, paragonabile per fasto a quella dei sovrani di Spagna dell’Escorial. E all’opera di straordinari maestri orafi ed ebanisti delle botteghe granducali cui vennero commissionati gli scrigni atti a contenere e proteggere le reliquie di santi,apostoli, martiri, pontefici e vescovi, monaci ed eremiti cui andava la devozione dei Medici, la cui ambizione era quella – osserva il diacono e profondo conoscitore di arte sacra, Alessandro Bicchi – di creare un santuario ad immagine della Gerusalemme celeste nella quale ogni elemento ha un suo significato simbolico. Secondo lo studioso queste grandi raccolte erano ispirate dal desiderio di realizzare in terra un luogo di contemplazione della potenza di Dio, un cammino di Dio attraverso le memorie dei suoi eletti, ma anche di legittimazione del potere politico. Per la Chiesa i santi sono soccorritori, difensori, protettori e raccogliere i loro resti è reputato un segno di grande devozione perché, come diceva San Tommaso d’Aquino, «se si ama una persona, si onora dopo la sua morte, anche quello che ne rimane, non solo il corpo o parti di esso, ma anche le cose esterne come le vesti ed altri oggetti consimili».

Questo santuario si è venuto man mano costituendo nella Cappella delle Reliquie, ove si svolsero i più importanti avvenimenti religiosi della corte, per iniziativa di Maria Magdalena von Hasburg, nota alla storiografia italiana come Maria Maddalena d’Austria, che aveva sposato nel 1608 il primogenito di Ferdinando I, Cosimo II de’ Medici. Fervente cattolica l’arciduchessa, seguendo l’esempio della sorella Margarete, regina di Spagna, cominciò la tenace raccolta di reliquie, a partire da quella della Beata Caterina de’ Vigri, nonché l’autentica da parte del papa. E in una delle quattro sale che raccolgono i Sacri splendori, l’arciduchessa, è ritratta in abiti vedovili e raffigurata come la santa Maria Maddalena, in un quadro di Giusto Suttermans, pittore della corte medicea a cui si devono anche due famosi ritratti di Galileo Galilei. A lei ed agli altri protagonisti di questo particolare ambito del collezionismo mediceo sono dedicate le quattro sezioni del percorso espositivo.

L’altra grande figura femminile cui è dedicata particolare attenzione è sua suocera Maria Cristina di Lorena, la principessa francese nipote di Caterina, regina di Francia, che a 24 anni andò in sposa a Ferdinando I de’ Medici, il quale aveva abbandonato l’abito cardinalizio per assumere l’incarico di Granduca di Toscana. Era il 1589. Il loro fu un matrimonio felice, ebbero nove figli, e lei collaborò con il marito con grande impegno tanto da meritarsi il titolo di “ape regina”, a sottolineare il suo attento interesse al popolo. Cattolicissima, aveva riportato da Parigi, un piccolo ritratto di Enrico III re di Francia, avuto in dono dallo stesso, nella cui cornice fece inserire un frammento di legno della croce. Cristina allestì anche un non meglio specificato “armadio delle reliquie” ove conservava vari reliquiari di cui ha lasciato un dettagliato inventario. Tra questi esemplari, un reliquiario d’argento con corona di spine nelle quali sarebbe inserita una delle spine di Gesù. Morto a soli 31 anni il figlio Cosimo II, le due donne, una francese e una austriaca, si assunsero la reggenza del Granducato, al quale dettero entrambe un respiro europeo.

Le successive sezioni hanno per protagonisti Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II de’ Medici e suo figlio, il granduca Cosimo III. Quest’ultimo, in particolare si dedicò all’incessante ricerca di reliquie, con particolare attenzione a quelle appartenute a personaggi provenienti da regioni remote: in particolare l’osso del femore di San Casimiro, patrono della Polonia e della Lituania, per la quale dette in segno di ringraziamento un dente ed una ciocca di capelli di Maria Maddalena de’ Pazzi. Per preservarle Cosimo fece realizzare custodie in argento, oro e pietre preziose ponendo in collaborazione tra loro alcuni tra i più valenti artefici della Galleria dei Lavori e abili scultori come Massimiliano Soldani Benzi ed il poliedrico architetto di corte Giovan Battista Foggini e l’orafo Cosimo Merlini il giovane. Ma, questo inestimabile patrimonio formato da quasi mille oggetti fu dispero a partire dal 1785. Parte di questi oggetti preziosi furono destinati ad incrementare le casse del Granducato dei Lorena, nuovi signori di Firenze succeduti alla dinastia medicea. Altro elemento determinante nello smantellamento della Cappella delle Reliquie fu il desiderio di Pietro Leopoldo di acquisire i vasi in pietra dura appartenuti a Lorenzo il Magnifico per arricchire la Regia Galleria degli Uffizi. E siccome si trovavano nella basilica di S.Lorenzo, in cambio di questi esemplari egli fece dono alla Chiesa di un centinaio di reliquiari, altri furono donati all’allora arcivescovo Martini che li distribuì alle pievi e alle chiese della diocesi. Di questo passaggio non v’è traccia. Grazie all’aiuto dell’Arcidiocesi fiorentina e, in primo luogo del Cardinale Arcivescovo Giuseppe Betori, alcuni di questi preziosi oggetti sono stati ritrovati in armadi di sagrestia di varie parrocchie sparse sul territorio, ma il loro precario stato di conservazione ne ha richiesto una paziente opera di restauro.

La Mostra, dunque, è il risultato di un accurato studio scientifico, che ritroviamo nel ricco catalogo a cura di Riccardo Gennaioli e Maria Sframeli, edito da Sillabe. “Essa fa si che – sottolinea Cristina Acidini, sovrintendente al Polo Museale fiorentino – a distanza di quasi quattro secoli riaffiori, manifestandosi nella sua magnificenza, l’identità dimenticata e dispersa di un autentico santuario interno alla reggia medicea”. Secondo Maria Sframeli, direttrice del Museo degli Argenti, gli oggetti esposti rivelano lo zelo religioso degli ultimi Medici e il loro senso della ricercatezza e dell’eleganza. Infine, Rossi Ferrini dell’Ente Cassa di Risparmio, rilevato come il patrimonio artistico e culturale del nostro paese rappresenti il 5,08 per centro dell’economia nazionale e un indotto del 15 per cento, ha ribadito la necessità di un suo adeguato “sfruttamento” dato il suo andamento anticiclico e le sue enormi potenzialità. La Mostra, gestita da Civita Group, resterà aperta fino al 2 novembre.

 

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