lunedì, Maggio 17

Sacra Sindone: l’Amore più grande

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Da domenica 19 aprile a mercoledì 24 giugno  -festa di san Giovanni Battista, patrono di Torino- nel capoluogo piemontese nuova ostensione della Sacra Sindone. Motto dell’evento: «l’Amore più grande».

Le ostensioni più recenti erano state nel 1978, 1998, 2000, 2010 e 2013 solo televisiva e accompagnata da un videomessaggio di Papa Francesco.

L’ostensione del 2015 è stata concessa da Papa Francesco -la proprietà della Sindone è del Sommo Pontefice-, che sarà presente a Torino il 21 giugno, per la coincidenza con i 200 anni dalla nascita di san Giovanni Bosco, fondatore della famiglia salesiana: un ‘giubileo’ che richiamerà a Torino da ogni parte del mondo i giovani (e i meno giovani) che hanno frequentato scuole, oratori e campi sportivi nel nome di don Bosco.

67 giorni di ostensione perché, precisano gli organizzatori, si è voluto, in questo modo, mettere a disposizione un arco temporale il più ampio possibile sia per la visita del Papa, sia per il pellegrinaggio alla Sindone dei giovani che parteciperanno alle varie celebrazioni del Giubileo salesiano. «Un’ostensione con i giovani e con le persone che soffrono»: così, l’Arcivescovo di Torino e Custode Pontificio della Sacra Sindone Cesare Nosiglia, descrive l’ostensione 2015, per il ‘popolo della Sindone‘, per l’immagine che ricorda con tanta forza espressiva la Passione e la morte di Gesù Cristo.

Un grande evento, religioso e non solo.
Il punto sullo stato dell’arte è stato fatto lo scorso 3 febbraio nel corso di una conferenza stampa da Maurizio Baradello, Direttore generale dell’ostensione 2015.
Ad oggi le prenotazioni per visitare la Sindone hanno quasi raggiunto quota 600mila, il che significa che ci sono i presupposti per superare i due milioni e mezzo di pellegrini che visitarono la Sindone nella prima ostensione del Terzo millennio, quella del 2010.
Costo dell’operazione: 4 milioni di euro, coperti oltre che dall’Arcidiocesi di Torino, da Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT (che, insieme a Congregazione Salesiana, Città di Torino, Torino Città Metropolitana, Iren, Direzione regionale Mibac, sono i promotori dell’ostensione 2015) e per il restante dai ‘partner’ (donatori di forniture di materiali e servizi), che al momento sono 42, ma l’elenco, ha dichiarato Baradello, potrebbe allungarsi, affiancati dai ‘media partner’. Il pool di tali partner è costituito dal gruppo Armando Testa -curatore della campagna pubblicitaria per carta stampata e siti web-, dall’agenzia Hub09 -che assicurerà la diffusione dell’evento attraverso i canali social Facebook e Twitter, l’hashtag è #sindone2015-, da Acqua Valmora -sulle etichette delle bottiglie dell’acqua della Val Pellice è riprodotto il logo dell’ostensione con l’invito a prenotare la visita alla Sindone-, da Shenker -che garantisce la traduzione dei comunicati stampa in lingua inglese-, dal Consiglio regionale del Piemonte e da Seat Pagine Gialle -che sta realizzando un’apposita App per l’ostensione.

I lavori di preparazione sono entrati nella fase decisiva: il Duomo della città, il luogo che ospiterà l’ostensione, è stato chiuso lo scorso 21 gennaio e sono iniziate le attività necessarie per preparare l’ostensione e accogliere il flusso dei pellegrini. Iren servizi ha il ruolo di ‘general contractor’ per tutto quanto riguarda la progettazione e la realizzazione del percorso, lungo i Giardini Reali fino alla Prelettura e alla Cattedrale. Si sta lavorando anche per definire tutti gli aspetti dell’accoglienza, da quella dei giovani alla ‘giornata del Papa’; con un’attenzione specifica a favorire la partecipazione di ammalati, disabili, fasce deboli.

Il Professor Piero Savarino, consulente scientifico del Custode della Sindone e membro della Commissione per la conservazione della Sindone, ha condotto nei giorni scorsi un sopralluogo tecnico in duomo, il primo di molti prima di aprile. “L’ostensione richiede una serie di lavori preparatori nel duomo per poter permettere ai pellegrini l’accesso ordinato e privo di pericoli e per poter vedere la Sindone”, ci spiega. “Bisogna costruire gli scivoli di accesso su cui passeranno i pellegrini e bisogna costruire il supporto ove si sistema la teca e il suo carrello. Bisogna inoltre predisporre tutto il sistema di illuminazione del duomo e in particolare il sistema di illuminazione della Sindone. Si utilizza a tale scopo un generatore di luce priva di componente ultravioletta, poiché quest’ultima risulterebbe pericolosa per l’integrità dell’immagine sindonica. Poiché nel tempo dell’ostensione la Sindone è inserita nella teca da ostensione, bisogna predisporre gli allacciamenti ai sistemi di controllo e ai sistemi di umidificazione del Gas che in questo frangente è l’azoto. Anche durante l’ostensione la Sindone deve essere mantenuta in atmosfera controllata e protetta. Al termine di questi lavori preparatori si deve predisporre l’addobbo di tutto il duomo. Bisogna inoltre sottolineare la necessità di procedere ai lavori per la preparazione della ‘pre-lettura’, cioè del sito attraversato dai pellegrini prima di entrare nel duomo e attrezzato in modo adeguato per poter leggere correttamente i segni riportati sul telo della Sindone. Al termine dei lavori preparatori e immediatamente prima dell’inizio del periodo ostensivo si procede ad estrarre dalla teca di conservazione il carrello su cui è vincolata la Sindone e ad inserirlo nella teca di ostensione”.

Marco Bonatti, responsabile della Comunicazione dell’ostensione 2015 è tra i ‘veterani’ delle ostensioni del Telo di Torino, dal 1978 le ha vissute tutte.


Marco, mi dicevi di un sacerdote che ha ‘vissuto’ le ostensioni del 1931 e del 1933, che per tanto ha vissuto tutte le ostensioni del ‘900 e si farà la quarta ostensione del XXI secolo.
Si chiama Italo Ruffino, è il decano dei preti torinesi. Nelle ostensioni del 1931 e 1933 era seminarista, e tra i suoi compiti c’era quello di accompagnare a vedere la Sindone i preti e vescovi stranieri che venivano in visita. Ricorda di aver portato in Duomo diversi prelati orientali, tra cui quelli provenienti dall’India del Sud, dove le Chiese cristiane sono molto antiche e hanno tradizioni e riti -compresi gli abiti- diversi. In realtà nelle ostensioni del dopoguerra monsignor Ruffino non ha più lavorato, faceva il parroco nel centro storico -sicuramente è venuto in pellegrinaggio alla Sindone ma non aveva nessun ruolo particolare nell’ostensione. Semplicemente, è l’unico ad averne vissute 6 (quelle pubbliche).

1978, grande ostensione, ma una data che è rimasta nella storia della Sindone per le indagini dello STURP, 120 ore, dall’8 al 13 ottobre, durante le quali oltre 40 scienziati da tutto il mondo curvi sul telo hanno fatto una serie di prelievi che poi avrebbero alimentato studi pluriennali. Cosa ci puoi raccontare di quelle 120 ore?
I lavori si tenevano in una sala di Palazzo Reale, si cominciò dopo la conclusione dell’ostensione, quindi al di fuori del clima del pellegrinaggio. L’ambiente delle ricerche comunicava un forte contrasto, tra gli stucchi di Palazzo Reale e quelle attrezzature fotografiche che -nel 1978- sembravano venire dal futuro…

Il cardinal Anastasio Ballestrero sarà ricordato, in riferimento alla Sindone, per la datazione al radiocarbonio. Si dice che Ballestrero visse con molta sofferenza il percorso che portò alla datazione. Ci racconti questa sua sofferenza?
Il cardinale Ballestrero sarà ricordato per aver deciso di promuovere, appena giunto a Torino (entrò come arcivescovo il 25 settembre 1977) la prima ostensione pubblica del dopoguerra, che rivelò un grande interesse, religioso e culturale, intorno alla Sindone. I 3 milioni di pellegrini che vennero a Torino in quei giorni testimoniano prima di tutto che la Sindone esercita un ‘richiamo’ forte alla fede di ciascuno; e che l’ostensione può diventare un’importante occasione di pellegrinaggio, di ripensamento sulla propria fede. Il C14 venne 10 anni dopo, e ha poco da spartire con questa ‘centralità pastorale’ della Sindone e dell’ostensione. L’intera vicenda maturò e si svolse in collaborazione con la Santa Sede, proprietaria del Telo per decisione testamentaria di Umberto II di Savoia.

1998, 57 giorni di ostensione. Tu eri Direttore de ‘La Voce del Popolo’ come ricordi quell’ostensione? Come la visse la città? E: è corretta ritenerla la prima ostensione ‘grande evento’?
Non ho mai percepito che si vivesse l’ostensione come un ‘evento’, né all’interno della Chiesa né tra gli Enti che, dal 1998, affiancano la diocesi nella preparazione e nell’organizzazione. Tra gli amministratori pubblici e i professionisti rappresentanti di Comune e Provincia di Torino, Regione Piemonte che hanno lavorato nel Comitato preparatore c’è sempre stata la precisa consapevolezza che l’ostensione è una celebrazione religiosa, un ‘evento’, caso mai, di fede. Intorno ad essa nascono e vengono promosse manifestazioni culturali, c’è un coinvolgimento della città e del sistema culturale e turistico. Ma mi sembra ci sia sempre stata, da parte di tutti i promotori, l’attenzione a rispettare e conservare il carattere spirituale di questo pellegrinaggio. Tanto più perché a vedere la Sindone vengono non solo i credenti cattolici ma cristiani di un po’ tutte le confessioni, credenti di altre religioni, indifferenti, agnostici… Nel 1978 l’ostensione si svolse nel contesto durissimo degli ‘anni di piombo’, in una città che si sentiva assediata dal terrorismo -e malgrado ciò non vi furono incidenti. Mentre vent’anni dopo il clima era completamente diverso, e dal ’98 cominciò a crescere l’interesse anche del mondo non strettamente ecclesiale nei confronti dell’ostensione. Bisogna anche ricordare che tutti i torinesi furono molto colpiti dall’incendio che nel 1997 distrusse la Cappella del Guarini, un patrimonio che tutti sentivano come proprio, un ‘segno di bellezza’ che sta nell’immagine che tutti ci portiamo dentro della città. Ci fu una grande partecipazione popolare anche nella raccolta di fondi per la ricostruzione. L’ostensione dell’anno successivo fu una festa perché si capì che la Chiesa, e tutto il ‘sistema Torino’ avevano superato la prova, avevano stretto i denti e si andava avanti. È questo clima di coinvolgimento e di partecipazione che si è conservato anche nelle ostensioni del 2000 e del 2010, e che speriamo di ripetere oggi.

Hai visto ‘passare’ molti Papi ‘davanti’ alla Sindone. Ci fai partecipi dei tuoi ricordi in particolare di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI?
La visita del Papa è in qualche modo il culmine, il punto focale dell’ostensione. Nel ’98 come nel 2010 e nel 2015 ci si accorge di quanta attenzione, di quanto affetto ci sia nei confronti del Papa. Stiamo ricevendo richieste e proposte di ogni genere per il giorno di Francesco a Torino, anche da associazioni, ambienti, gruppi non religiosi, da singoli individui che scrivono per dire: ‘vorrei essere vicino al Papa, per un momento’. Certo, si pensa al selfie, all’occasione di visibilità, è cosa normale di questi tempi. Ma si capisce anche che dietro molte di queste richieste c’è non solo curiosità, non solo opportunità ma il desiderio di cogliere ‘in prima persona’ una parola, un gesto d’amore. Questo è tanto più vero con Francesco, che dall’inizio ha contagiato tutti con i suoi gesti fuori dal protocollo, con la sua umanità così diretta. Ma io ricordo bene lo stesso affetto, la stessa attenzione quando si preparavano le visite di Giovanni Paolo e di Benedetto.

Molta parte della comunità scientifica lamenta la non accessibilità alla Sindone per poter realizzare nuove analisi, sottolineando che oggi si dispone di conoscenze e strumenti che permetterebbero molti passi avanti nello studio del Telo. Perché la Chiesa non torna aprire la Sindone agli studiosi?
Il primo impegno della Chiesa nei confronti della Sindone (e dell’umanità intera, vorrei dire) è di studiare e garantire le condizioni ottimali di conservazione del Telo. Questo lavoro è stato avviato fin dagli anni ’90, con il gruppo di lavoro internazionale voluto dal cardinale Saldarini: da quegli studi venne l’indicazione, per esempio, di conservare la Sindone distesa e non più arrotolata, per evitare la formazione di pieghe sul tessuto. Una indicazione che comportò il cambiamento di tutto l’ambiente in cui custodire la Sindone. Nel 2000, in primavera, si svolse a Torino un ‘Simposio’ internazionale con scienziati da tutto il mondo, studiosi dei diversi problemi scientifici che la Sindone propone. Da quel convegno vennero formulate proposte di nuove ricerche, idee che sono state studiate, coordinate in progetti. Nel 2002 venne effettuato un restauro di grande importanza per ‘ripulire’ il tessuto dai residui dell’incendio di Chambéry. È doveroso ricordare questi passaggi perché ognuno di essi è stato compiuto con l’apporto di scienziati di tutto il mondo, e le procedure e i risultati di questi interventi sono ben noti alla comunità scientifica internazionale. Le nuove tecnologie digitali consentono già oggi, e forse anche più in futuro, studi ‘non invasivi’ sulla Sindone: credo che sia in questa direzione che si muoveranno i prossimi progetti di ricerca.

 

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