lunedì, Ottobre 18

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Lavoro: non c’è, la disoccupazione sfiora, e in certi momenti supera, il 28%.

Casa: molti greci l’hanno persa o non possono mantenerla a causa delle bollette salate.

Cibo: già salita agli onori delle cronache la decisione di alcuni supermercati di vendere a prezzi scontatissimi il cibo scaduto da poco, poiché molti greci stanno letteralmente morendo di fame.

Salute: la sanità è sempre più cara, tanto che molti greci devono ricorrere agli ambulatori gratuiti che, solo fino a qualche anno fa, aiutavano senzatetto ed immigrati.

E l’istruzione? Tagli, scioperi, bambini che svengono sui banchi a causa della fame. Nulla di questo però ha fermato sin ora le famiglie greche dall’utilizzare i propri ultimi centesimi per assicurare un futuro migliore ai propri figli. A dispetto di uno Stato che non investe più nei giovani e nella loro istruzione, crescono il numero dei laureati e delle post-lauree conseguite nel Paese. Purtroppo per la Grecia, però, chi studia cerca sempre più spesso di realizzarsi all’estero.

Fanno economia sul latte e il pane, i vestiti e sull’auto, che se è da riparare allora meglio andare in bici. Eppure, con gli stipendi tagliati di un terzo dall’inizio della crisi, le famiglie greche riescono a fare miracoli e a investire su quanto di più prezioso hanno: i loro figli. Secondo gli ultimi dati del D.O.A.T.A.P. (National Academic Recognition Information Center), negli ultimi cinque anni ben 15.902 ragazzi hanno conseguito un titolo di studio postuniversitario: un dottorato di ricerca per 2.439 studenti e un master per altri 13.463. Numeri che sembrano ancora più alti se li si paragona alla situazione di altri Stati, come l’Italia ad esempio. Secondo l’ultima indagine Istat “NoiItalia 2014”, i giovani 30-34enni che hanno un titolo universitario nel bel Paese ad oggi sono circa 22 su cento (26% uomini, 17% donne), mentre nella piccola e più povera Grecia sono 31 su cento (34% uomini, 27% donne). Inoltre, queste cifre sono rimaste costanti durante la crisi se non addirittura aumentate negli ultimi anni, in cui l’economia ellenica si è colorata di tinte sempre più fosche. Ironico, ed anche decisamente triste, che in testa al drappello di superspecializzati ci siano i neo-medici, più di duemila dottorati in un Paese che ha ridotto la sanità all’osso.

Perché dunque specializzarsi in questo modo, investire tempo, denaro ed energie per lo studio se poi il proprio Paese non è in grado di assorbire la tua forza lavoro e le tue competenze? La riposta per gli studenti greci, così come per quelli spagnoli e quelli italiani, è una sola: l’estero. La disoccupazione giovanile in Grecia oscilla tra il 40% e il 50%, pertanto, volenti o nolenti, i giovani ellenici sono costretti a preparare le valige e muoversi verso Paesi in cui la propria specializzazione è ricompensata. Tra coloro i quali completano il proprio percorso di studi all’estero sono sempre meno quelli che rientrano in patria.

«Ogni anno un nostro laureato su cinque sceglie di finire la specializzazione all’’estero», ha dichiarato Thanos Dimopulos, presidente della Facoltà di Medicina di Atene, al quotidiano To Vima «La prima destinazione è la Germania, dove la politica di limitare le assunzioni in campo sanitario negli anni passati ha portato oggi, come conseguenza, a posti vacanti negli ospedali. Tanto più che molti medici tedeschi tendono a emigrare nella vicina Svizzera, dove vengono pagati meglio». Lo stesso vale per coloro che hanno scelto studi tecnici, dal Politecnico di Atene infatti, fanno sapere che ben 85 su cento studenti continuano gli studi a livello di master o di dottorato di ricerca e 54 su cento di questi dichiara di volere poi espatriare. Nel 2011 era il 42% dei laureati a cercare lavoro fuori dalla Grecia, oggi siamo ad oltre il 54%, e i numeri sono in crescita.

Stride con questo crescere di menti brillanti il continuo taglio al settore dell’istruzione da parte dello Stato. Secondo l’OLME (il sindacato greco della scuola secondaria), a causa delle pressioni esercitate dalla troika, dal 23 luglio scorso il ministero dell’educazione greco ha sospeso per 8 mesi 2.424 insegnanti di una cinquantina di discipline chiudendo nello stesso tempo 3 importanti settori professionali (servizi alla salute, arti applicate e estetista-parrucchiere), deprivando in questo modo migliaia di studenti della specializzazione verso cui si erano indirizzati. Molti di questi insegnanti sono stati reintegrati in reparti amministrativi, mentre altri sono stati costretti al prepensionamento. 1.845 sono ancora sospesi e per circa 500 insegnanti si profila il rischio di un licenziamento se entro il 22 marzo non saranno trovate le coperture necessarie per i costi della spesa pubblica, a compenso della quale Bruxelles chiesto il taglio dei primi 11.000 posti di lavoro statali. Un segno negativo è stato mandato anche dal fronte universitario, che il 23 settembre ha visto comunicare dal Senato dell’Università nazionale il riscontro «dell’assoluta impossibilità dell’Università di Atene di svolgere le sue funzioni didattiche, di ricerca e amministrative». Con conseguente stop alle immatricolazione di nuovi studenti, agli appelli, alle sessioni di laurea e moltissime altre attività. I posti vuoti lasciati dai tagli e dai trasferimenti hanno reso impossibile portare avanti correttamente il lavoro universitario, tanto da far dichiarare chiusura definitiva a uno degli atenei più antichi del mondo.

Per far fronte a questo problema il governo Samaras avrebbe proposto di ridurre il numero dei giovani aspiranti universitari spingendoli ad abbandonare gli studi per seguire un percorso di apprendimento pratico di un mestiere. Per quanto selezionare solo i giovani più motivati e preparati è una procedura frequente all’interno di molte università, in cui il numero chiuso è uno sbarramento che si frappone tra molti giovani e lo studio della materia desiderata, questo provvedimento non è piaciuto alla società studentesca, ai docenti, ai rettori. 

La realtà dei fatti è che lo Stato è così concentrato a rattoppare il proprio traballante bilancio che sta trascurando quelle che sono le basi su cui poggia una Nazione per garantirsi un futuro, i giovani. Privare i ragazzi greci di una preparazione adeguata in nome di un risparmio immediato, o costringerli ad emigrare per studiare e poi lavorare, è una mossa dai risultati potenzialmente catastrofici. Occorre un inversione di rotta immediata, prima che la meglio gioventù greca si ritrovi a tornare in patria solo per le vacanze estive.

 

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