martedì, Ottobre 19

Rwanda-Sudafrica, è guerra diplomatica field_506ffb1d3dbe2

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Nyamwasa Rwanda Sudafrica

Kampala – Johannesburg, 3 marzo: l’ex Generale ruandese Faustin Kayumba Nyamwasa è stato aggredito presso la sua abitazione da persone ignote che hanno tentato di assassinarlo. L’ex Generale ha subito un tentativo di assassinio nel 2010 che ha spinto il Governo Sudafricano a metterlo sotto protezione. Faustin Kayumba Nyamwasa ha servito presso lo Stato Maggiore dell’esercito Ruandese dopo la liberazione del Rwanda nel 1994 ricoprendo anche i ruoli di Capo dei servizi segreti e Ambasciatore in India. Nyamwasa si rifugiò in Sudafrica nel febbraio 2010 a seguito delle accuse rivoltegli di tradimento. Nel Paese, l’ex generale si è dimostrato particolarmente attivo nel tentativo di creare un fronte di opposizione in esilio al Governo del Presidente Paul Kagame. Ha inoltre tentato a più riprese di contattare esponenti dei servizi segreti e del esercito ruandesi per convincerli ad attuare un colpo di stato.

Nel febbraio 2010 Nyamwasa facilitò la fuga del Colonnello Patrick Karegeya, sospettato di essere coinvolto con gli atti di terrorismo avvenuti presso la capitale del Rwanda: Kigali il 19 febbraio 2010. Riuscì anche a convincere il Governo sudafricano a negare la richiesta di estradizione sottoposta dal Governo ruandese contro Karegeya, assassinato il primo gennaio scorso presso un albergo di Johannesburg.

L’aggressione subita presso l’abitazione del ex generale ha causato una gravissima crisi diplomatica tra i due Paesi. Il 7 marzo il Governo sudafricano ha espulso tre diplomatici ruandesi accusati di essere coinvolti nel tentativo di assassinio di Nyamwasa. In risposta il Rwanda ha ordinato l’espulsione immediata di sei diplomatici sudafricani. Alle espulsioni è seguita una guerra a colpi di Twitter tra il Ministro ruandese degli Affari Esteri Louise Mushikiwabo e il Ministro Sudafricano della Giustizia Jeff Radebe. «Le buone relazioni diplomatiche potrebbero essere meglio garantite dal Sud Africa se interrompesse la protezione di fuggiaschi ruandesi ospitati nel Paese», le parole di Mushikiwabo. «Il Sud Africa intende lanciare un chiaro segnale al mondo che non tollera attività sovversive all’interno dei suoi confini», la risposta di Radebe. «I fuggiaschi ruandesi continuano ad impegnarsi in attività terroristiche contro il Rwanda. Nonostante le promesse ricevute da Pretoria il problema non è ancora risolto», la controreplica del primo. «Il Sud Africa è una democrazia costituzionale e ogni individuo o gruppo di persone che intendono violare il rispetto dei diritti umani saranno immediatamente tratti in giustizia», il commento del secondo.

La guerra dei Twitter evidenzia una pericolosa emotività dei due Paesi che potrebbe portare a serie conseguenze. Purtroppo queste azioni mediatiche offuscano una serena analisi dei fatti. La descrizione dell’aggressione subita da Nyamwasa, offerta dalla polizia sudafricana lascia trapelare vari dubbi. La polizia dichiara di essere stata informata dai servizi segreti una settimana prima del tentato assassinio. A seguito delle informazioni ricevute avrebbe deciso di permettere ai sicari l’aggressione presso la residenza di Nyamwasa per tendergli una trappola ed arrestarli. Sfortunatamente i sicari sono riusciti a fuggire dopo essersi introdotti presso la residenza fallendo il loro obiettivo a causa della presenza di numerosi agenti di polizia. Questa versione risulta debole. Secondo il rapporto delle autorità sudafricane non vi sarebbe stato un conflitto a fuoco e non si sarebbe potuto prendere documentazione fotografica o video degli aggressori, nonostante che la polizia fosse stata collocata all’interno della residenza per difendere Nyamwasa e nei dintorni per controllare ogni movimento.

Il Direttore del settimanale ‘The Indipendent’ Andrew M. Mwenda, l’Indro Montanelli ugandese, esprime in una intervista rilasciata alle rete televisiva NTV Uganda tutti i suoi dubbi sulla dinamica dell’aggressione: «La versione fornita dalla polizia sudafricana è semplicemente irreale. Come può un apparato di difesa come quello del Sud Africa, noto per le sue capacità, preparare un agguato ai sicari senza riuscire a catturarli e nemmeno a filmarli. Le sole prove dell’avvenuta aggressione sono le testimonianze del oppositore ruandese e degli agenti di polizia messi a disposizione per assicurare la sua protezione. Questo ricorda l’altrettanto incredibile dinamica del tentato assassinio avvenuto a Johannesburg nel luglio 2010. In quella occasione Nyamwasa fu aggredito da un sicario mentre stazionava all’interno della sua vettura, ricevendo un colpo allo stomaco. Mi chiedo come é possibile che un sicario scelga di sparare un colpo allo stomaco con alte probabilità che non risulti fatale mentre l’obiettivo più facile e sicuro é di sparare alla testa della vittima. La testa sarebbe il bersaglio più logico per colpire una persona seduta in macchina».

Un altro punto contraddittorio riguarda l’espulsione dei tre diplomatici ruandesi, attuata dopo i risultati delle inchieste condotte che avrebbero evidenziato attività di spionaggio e ragionevoli dubbi sulla loro implicazione nel tentato omicidio. L’affermazione fornita dal Ministro della Giustizia Radebe contrasta con quella informale del Capo della Polizia che sul quotidiano Mail & Guardian afferma che le forze dell’ordine avevano teso la trappola per catturare i sicari con l’obiettivo di individuare i mandanti dell’assassinio politico. Visto che i sicari, pur entrando nella villa, non sono stati catturati, fotografati o filmanti, risulta difficile come si possa collegare i tre diplomatici ruandesi espulsi con questa aggressione.

Una recente rivelazione del Mail & Guardian sembra distruggere tutte le versioni ufficiali fornite dal Governo sudafricano. Secondo il prestigioso quotidiano sudafricano la polizia avrebbe aperto un’inchiesta non per aggressione armata e tentativo di omicidio ma per semplice furto. L’affermazione non è stata smentita dalle autorità sudafricane che hanno preferito ignorarla. «L’ex Generale Nyamwasa intrattiene una stretta amicizia con il Presidente Jacob Zuma che potrebbe essere vittima di una montatura orchestrata dal Nyamwasa per indurre alla rottura diplomatica con il Rwanda. Non dimentichiamoci che il Sud Africa è l’unico Paese della Brigata Internazionale sotto comando MONUSCO che é nettamente contrario ai preparativi di invasione del Rwanda da parte del gruppo terroristico ruandese FLDR. Non dimentichiamoci pure che Nyamwasa ha stretti legami con questo gruppo terroristico», osserva Andrew M. Mwenda.

Sui legami tra Nyamwasa e le FDRL concorda anche il quotidiano sudafricano Mail & Guardian: «Sia Nyamwasa che il defunto Karegeya sono stati alti ufficiali dell’esercito ruandese attualmente collegati con le FDLR», afferma un editoriale del 10 marzo scorso. Nyamwasa mantiene stretti legami anche con l’ex Primo Ministro Faustin Twagiramungu, noto oppositore ruandese e sostenitore della causa genocidaria Hutu Power. Nyamwasa a fine gennaio 2014 concordò con gli altri membri del Rwanda National Congress, il partito fondato assieme a Karegeya, sull’opportunità di inviare dei delegati al meeting dei partiti hutu ruandesi svoltosi tra il 01 e il 02 febbraio 2014 a Bruxelles. Durante il meeting i partiti hutu della diaspora ruandese in Europa hanno lanciato un ultimatum al Governo di Kigali lasciandogli la scelta di aprire un serio dibattito con l’opposizione o di confrontarsi con una invasione del FDLR. La maggioranza dei politici hutu presenti al meeting di Bruxelles é ricercata per crimini contro l’umanità commessi durante il genocidio del 1994.

Tutto sembra ruotare attorno ai preparativi di invasione del Rwanda per ottenere un cambiamento di regime con la forza. Un’operazione di chiara matrice genocidaria in quanto promossa dai responsabili dell’Olocausto del 1994. Questi preparativi, volutamente ignorati da vari media compresi quelli italiani di matrice cattolica quale MISNA, sono una drammatica realtà. All’est del Congo le milizie genocidarie FLDR si stanno raggruppando totalmente ignorate dai Caschi Blu della MONUSCO.

Paradossalmente parte del esercito regolare congolese (FARDC) una settimana fa ha tentato di ostacolare l’allestimento di un campo militare FDLR vicino la frontiera con il Rwanda. Il tentativo ha scatenato intensi combattimenti e sarebbe stato originato non da precisi ordini del Governo di Kinshasa ma da una iniziativa privata di un Colonnello congolese. Secondo fonti in loco l’esercito regolare sarebbe riuscito ad impedire l’installazione del campo militare, costringendo le FDLR a retrocedere. Questo è il primo episodio bellico tra FARD e FDLR dopo la sconfitta inflitta nel novembre 2013 alla ribellione Banyarwanda del M23, nonostante le pressioni internazionali a MONUSCO e al Governo di Kinshasa di debellare il gruppo terrorista ruandese.

Il Governo di Kinshasa ha ordinato il rafforzamento della sicurezza alle  frontiere. Vari reparti dell’esercito sono ritornati presso la frontiera con il Congo dopo essere stati parzialmente smobilitati a fine dicembre 2013. Nel settembre dello stesso anno questi reparti impedirono la famosa Operazione Abacunguzi, il primo serio tentativo perpetuato dalle FDLR di invadere il Rwanda dal 1996.

Preoccupanti le informazioni che giungono da fonti attendibili ugandesi della riattivazione delle truppe ribelli del M23 che si trovano sia in territorio ugandese che in quello congolese. Un esperto militare di Kampala a cui viene garantita la protezione dell’anonimato, confida il timore che il Governo di Kigali dinnanzi a questo pericolo reale decida di passare al contrattacco invadendo il Congo o riattivando la ribellione M23 che, non dimentichiamoci, non é stata sconfitta sul terreno come vuol far credere la versione ufficiale fornita da Kinshasa e dalla MONUSCO. La fine del conflitto all’est del paese fu decretata da un ordine di ritiro lanciato dal padrino e finanziatore principale del M23, il Presidente ugandese Yoweri Museveni.

I timori espressi dall’esperto militare contraddicono il buon senso e la logica. Una eventuale invasione preventiva o la riattivazione del M23 priverebbero al Rwanda della vitale legittimità di difesa dalle milizie genocidarie e bloccherebbe l’intervento di Uganda e Kenya, stabilito dai recenti accordi di cooperazione militare che prevedono l’immediato invio di truppe solo nel caso che uno dei tre Paesi sia aggredito. A Kigali conviene continuare la tattica di contenimento sia del FDLR, schierando l’esercito alla frontiera, sia del movimento politico Hutu particolarmente attivo da Bruxelles a Johannesburg, collegato al gruppo terroristico.

L’inaspettato ritorno in Rwanda del famoso oppositore politico Evode Uwizeyimana va inserito nella seconda fase della tattica del Presidente Kagame. Uwizeyimana, uno tra le più importanti figure dell’opposizione, da sette anni in esilio volontario in Canada, ha accettato un incarico come Consulente presso il Ministero della Giustizia a Kigali. Una decisione che ha lasciato sbalorditi gli esperti politici regionali e che ha attirato accuse di alto tradimento rivoltegli dal fronte razziale nazista dell’opposizione ruandese all’estero.

Uwizeyimana negli ultimi quattro anni era diventato l’incubo del Governo Ruandese a causa della meticolosa opera di denuncia fatta attraverso la trasmissione radiofonica Imwo n’Imwano. Una trasmissione sul Rwanda trasmessa ogni sabato dalla BBC in lingua Kinyarwanda – Kirundi e condotta dal famoso giornalista ruandese Gahuza Miryango. Uwizeyimana il 4 marzo scorso ha pronunciato pubblicamente un discorso di scuse per le attività politiche attuate contro il Governo ricevendo il perdono e la possibilità di reintegro sociale e professionale nella sua patria. Probabilmente il pentimento è stato un abile operazione politica ideata dal Presidente Paul Kagame per rafforzare l’immagine del Governo ed indebolire quella dell’opposizione hutu. Un obiettivo sicuramente svolto anche in Sudafrica. Se vi sono ragionevoli dubbi che spingono a pensare ad una montatura orchestrata relativa a questo omicidio mancato, vi sono altrettanti ragionevoli dubbi che l’assassinio del ex capo dei servizi segreti ruandesi Patrick Karegeya porti la firma del Presidente Paul Kagame.

L’attuale crisi diplomatica tra Rwanda e Sud Africa è vissuta con estrema preoccupazione dal Presidente Museveni. La diatriba e le accuse reciproche che sembrano avviarsi ad una escalation potrebbero fortemente compromettere la neo nata creazione dell’Asse Kampala – Pretoria. Un’alleanza voluta e ideata dai rispettivi Capi di Stato Museveni e Zuma per contrastare le mire imperialistiche della Francia ed ottenere l’egemonia politica, militare ed economica dei due Paesi sull’Africa Sub-Sahariana. All’interno dell’Asse Kampala – Pretoria si inserisce  il progetto di Museveni di sganciarsi dall’ala protettrice degli Stati Uniti al fine di rendere l’Uganda una potenza continentale autonoma sul modello del Sud Africa, bilanciando le alleanza tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia e Cina.

Il progetto di potenza africana autonoma è strettamente legato alla candidatura di Museveni alle elezioni presidenziali del 2016, alla firma della legge anti gay e alla gestione delle attività petrolifere regionali dal 2016 al 2020, periodo in cui si presume che il figlio, il Generale Muhoozi, sia politicamente pronto per assumere la carica di Presidente in Uganda. L’alleanza politica tra Museveni e Zuma non può funzionare se il Sudafrica e il Rwanda intraprendono questa pericolosa strada conflittuale creando una indesiderata guerra fredda nella regione. A questo scopo il Presidente Museveni, nonostante sia impegnato a gestire delicate situazioni interne al partito NRM, causate dalla lotta contro il Primo Ministro Amama Mbabazi e la difficile campagna militare in Sud Sudan, ha dato massima priorità al tentativo di risolvere la crisi diplomatica tra i due Paesi.

Secondo quanto riferito dal quotidiano Mail & Guardian l’intervento ugandese avrebbe al momento ridotto i toni bellicosi permettendo un incontro tra l’Ambasciatore Sudafricano a Kigali George Twala e il Ministro ruandese degli Affari Esteri Louise Mushikiwabo. A questo incontro dovrebbe seguire nei prossimi giorni un colloquio telefonico diretto tra i due Presidenti Jacob Zuma e Paul Kagame. Giunge notizia che anche un diplomatico burundese è stato espulso dal Sudafrica con l’accusa di aver collaborato con i mandanti del presunto tentativo di omicidio di Nyamwasa. Il diplomatico è stato arrestato all’aeroporto di Bujumbura al suo ritorno in patria. 

 

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