mercoledì, ottobre 24

Rwanda sotto attacco Gli attacchi perpetuati da miliziani Imbonerakure e terroristi ruandesi FDRL, provenienti dal Burundi, erano un tentativo di invasione

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Prove fotografiche e testimonianze dirette rivelano che gli attacchi perpetuati da miliziani Imbonerakure e terroristi ruandesi FDRL, provenienti dal Burundi, attacchi che si sono avuti tra il 10 e il 14 luglio, dunque, non erano di natura terroristica ,come la stampa ruandese e i media regionali hanno affermato. Erano un tentativo di invasione che mirava a minare la sovranità nazionale del Rwanda.

Gli incursori, circa 200 tra Imbonerakure e FDLR, erano  guidati dal generale ruandese ribelle Faustin Kayumba Nyamwasa. L’Esercito è stato immediatamente mobilitato per ripulire la zona, costringendo gli incursori a ripiegare in Burundi. Migliaia di persone terrorizzate si sono temporaneamente rifugiate in territorio burundese, rientrando quando l’Esercito aveva ristabilito il controllo territoriale. Gli incursori sarebbero stati sostenuti da una compagnia dei reparti dell’Esercito burundese fedele al dittatore Pierre Nkurunziza.                                     

Faustin Kayumba Nyamwasa (classe 1962) ha ricoperto l’incarico di Luogotenente Generale presso lo Stato Maggiore dell’Esercito ruandese dal 1998 al 2002, e il ruolo di Ambasciatore in India dal 2004 al 2010. Il Generale Kayumba ha contribuito alla nascita del movimento ribelle Fronte Patriottico Ruandese, che prese il potere in Rwanda in pieno genocidio nel 1994 sconfiggendo le forze genocidarie HutuPower ed è stato una delle principali figure militari nella difesa del Rwanda dagli attacchi terroristici perpetuate dalle forze HutuPower dallo Zaire sotto regia della Francia dal 1995 al 1996. Si è contraddistinto anche durante la Prima e Seconda Guerra Pan Africana combattute in Congo, nel 1996 e  nel1998.
Nel febbraio 2010 si rifugia in Sudafrica, accusato dal Governo di Kigali di aver collaborato con il Colonnello rinnegato Patrick Karegeya per ideare azioni eversive contro il Rwanda. Kayumba è stato accusato anche di aver organizzato l’attentato terroristico avvenuto a Kigali il 19 febbraio 2010. Nel giugno dello stesso anno il Presidente Paul Kagame ordinò ai servizi segreti di uccidere Kayumba a Johannesburg. L’attentato fallì. Il Generale ribelle, ferito allo stomaco fu ricoverato in ospedale. Immediate le reazioni del Governo sudafricano che aprirono una lunga stagione di ostilità tra i due Paesi. Le prove che i killers erano stati inviati dal Presidente Kagame non sono mai state convalidate. Va comunque sottolienato che l’assassinio del giornalista Jean-Léonard Rugambage, avvenuto pochi giorni dopo il fallito attentato, è strettamente legato a Kayumba. Rugambage stava indagando sui mandanti del fallito attentato.

Nel ottobre 2017 il generale Kayumba è in Uganda. Secondo le notizie riportate dal quotidiano ugandese ‘Red Pepper’ Kayumba, insieme da altri ufficiali del movimento di opposizione ruandese Rwanda National Congress, stavano reclutando nel campo rifugiati ruandese in Uganda. In collaborazione con l’Esercito e la Presidenza ugandese, Kayumba si stava apprestando a creare un movimento ribelle ed invadere il Rwanda, approfittando della crisi diplomatica sorta tra il Presidente Yoweri Kaguta Museveni e il Presidente Paul Kagame. Per le rivelazioni fatte il quotidiano ‘Red Pepper’ fu chiuso e l’intera redazione arrestata, con l’accusa di alto tradimento.

La crisi tra Uganda e Rwanda è stata risolta nel marzo 2018, quando il Presidente Museveni sostituì il capo della Polizia, il Generale Kayihura e il Ministro della Sicurezza Tumunkunde. Il primo accusato di essere un ‘uomo di Kagame’. Il secondo di orchestrare con il generale Kauymba l’invasione del Rwanda.

Il Governo burundese lo scorso 10 luglio ha emesso un comunicato ufficiale, firmato dal portavoce dell’Esercito, Biyereke Floribert, nel quale afferma che non è a conoscenza di unità  ribelli ruandesi che stanno combattendo in Rwanda utilizzando basi sicure in Burundi. Nega anche la partecipazione di soldati burundesi negli scontri avvenuti in questi giorni nel Paese gemello. Il comunicato conclude informando che l’Esercito burundese raddoppierà la vigilanza delle frontiere per assicurare la difesa territoriale del Burundi.

Dubbi persistono sulle vere intenzioni delle incursione perpetuate da Imbonerakure e FDLR. Le forze armate ruandesi, addestrate dagli Stati Uniti e dagli israeliani, sono considerate tra le più efficaci e disciplinate in Africa. Partecipano a numerose missioni di pace in ONU, tra le quali quella nella Repubblica Centrafricana. Sono dotati di moderne armi e la fanteria è aviotrasportata. L’Esercito ha in dotazione moderni carri armati, veicoli blindati, lancia razzi multipli e elicotteri da combattimento con una potenza di fuoco smisurata. Dinnanzi a questo apparato di difesa le possibilità di riuscita di una invasione attuata da miliziani, senza supporto di artiglieria, mezzi corazzati e copertura aerea sono praticamente zero.

Alcuni osservatori regionali affermano che le incursioni in Rwanda fossero tese a disturbare l’Esercito ruandese, impegnato nei preparativi di invasione del Congo, insieme all’Angola, Congo Brazzaville e Uganda, rientranti nel piano ideato dal Segretario di Stato Americano Operation Isolation and Destroy che mira a destituire il regime del dittatore congolese Joseph Kabila con la forza. Un piano appoggiato anche da Francia, Nazioni Unite, Unione Europea e NATO. Anche se nel piano si prevede di rovesciare il regime burundese con la forza, ogni attacco al Burundi dovrebbe avvenire a guerra lampo conclusasi e cambiamento di regime nel vicino Congo. L’Esercito ruandese non disporrebbe di forze sufficienti per aprire in contemporanea due fronti, all’est del Congo e in Burundi.

Secondo questi osservatori le incursioni in Rwanda sono realmente compiute dalle FDLR e da miliziani congolesi Mai Mai. Alcune unità di Mai Mai sono state intercettate ed annientate dalla marina militare ugandese la scorso settimana, sorprese ad attraversare il Lago Alberto per giungere in territorio ugandese con meta finale il Rwanda. Altri miliziani Mai Mai sarebbero entrati in Rwanda dal confine congolese. Le incursioni in Rwanda non hanno alcuna possibilità di riuscire a conquistare il Paese e rovesciare il regime di Paul Kagame. Sarebbero attuati per impegnare l’Esercito ruandese nella difesa del suo territorio, impedendogli di partecipare all’invasione del Congo, data per imminente. Le Imbonerakure e le FDLR e le unità dell’Esercito burundese sotto il comando del Generale Kayumba indossavano divise blu, nel tentativo di far credere che si trattasse di un movimento ribelle ruandese.  Gli incursori non hanno ricevuto il supporto della popolazione, che ha collaborato con le forze di difesa ruandesi segnalando i movimenti nemici, permettendo all’Esercito di respingerli oltre frontiera.  Questa settimana si sono registrati altri tentativi di oltrepassare il confine, tutti falliti considerato il tipo di vigilanza messo in atto dell’Esercito ruandese.

Le incursioni in Ruanda sono strettamente legate alla battaglia navale avvenuta sul Lago Alberto tra Congo e Uganda, ai combattimenti tra miliziani Mai Mai e soldati ugandesi nel Nord Kivu (Congo) al confine con l’Uganda, ai combattimenti in corso nel Sud Kivu contro la minoranza etnica tutsi congolese Banyamulenge e ai spostamenti di truppe sempre registrate in Congo dei gruppi ribelli M23, FOREBU e FNL.

L’attuale situazione di guerra a bassa intensità in Congo potrebbe essere il preludio ad una guerra regionale non per riportare la pace e la democrazia in Congo e Burundi ma per assicurarsi a livello africano e internazionale il controllo delle materie prime della regione dei Grandi Laghi. Il piano militare contro il Congo ideato da Mike Pompeo potrebbe subire una battuta d’arresto dopo l’incontro tra il Presidente Trump e il Presidente Vladimir Putin. Un incontro che ha creato forti dissensi negli ambienti politici americani e indignazione della opinione pubblica e dei media nazionali. Secondo le analisi il Presidente Trump avrebbe inaspettatamente teso la mano alla Russia ventilando la nascita di una collaborazione tra le due potenze, giudicata negli Stati Uniti come un atto di sudditanza e di resa. Giudizi che ora costringono la Casa Bianca e lo stesso Presidente a offrire spiegazioni per rassicurare l’opinione pubblica americana.

La distensione con la Russia e’ stata interpretata come una manovra per isolare l’Europa, oggetto di un inizio di guerra economica che coinvolge anche la Cina. A quattro giorni dal controverso incontro il Presidente Trump ha invitato Vladimir Putin a Washington. Al momento non si conoscono gli obiettivi di questo invito.

Se l’intenzione di creare una collaborazione con la Russia fosse reale vi potrebbero essere conseguenze al piano militare di Mike Pompeo in Congo. La Russia sta appoggiando il regime di Kabila come appoggia il regime razial nazista burundese. Il Presidente Putin potrebbe chiedere al suo omonimo americano di far abortire il piano per salvaguardare i discutibili alleati russi nella regione. Anche l’Unione Europea potrebbe ritirare l’appoggio politico e militare dinnanzi a questa inaspettata alleanza che verrebbe considerata in chiave anti europea. I dubbi e le perplessità della Francia, nonostante che sia stato il Presidente Emmanuel Macron a dare il via a questa nuova strategia contro il Congo, potrebbero consolidarsi non solo all’interno dell’Eliseo ma all’interno del Parlamento europeo. Una situazione che favorirebbe i due dittatori africani.

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