martedì, Ottobre 26

Rwanda, si vota il referendum sul terzo mandato

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Kampala Come era stato promesso dal Governo del Fronte Patriottico Ruandese oggi 6,4 milioni di cittadini sono chiamati ad esprimersi sulla modifica costituzionale approvata dal Parlamento riguardante il limite dei mandati presidenziali (attualmente fissato a due), oggetto di critiche internazionali. I seggi sono stati predisposti in tutto il Paese e in tutte le Ambasciate e rappresentanze consolari del Rwanda all’estero. È dal 2003 che la diaspora ruandese ha la possibilità di esprimere le sue preferenze politiche tramite il voto all’estero.

Nel luglio 2015 è stata sottoposta al Governo una petizione per il cambiamento costituzionale dell’articolo 101 riguardante i limiti di mandato presidenziale. La petizione, che contava 3,7 milioni di firme, sembra essere stata promossa dal basso anche se vi sono dubbi di un’influenza del Partito al potere su questa iniziativa. L’8 ottobre 2015 la Corte Suprema appoggia la petizione sulla modifica dell’articolo 101 della Costituzione, rigettando il ricorso legale presentato dal Partito di opposizione Democratic Green Party of Rwanda – DGPR (Partito Democratico Ecologista Ruandese) che aveva chiesto l’invalidazione della petizione popolare.

Il leader del DGPR Frank Habineza in un’intervista rilasciata a Ludovica Iaccino sul IBTimes dichiara che molti cittadini sarebbero stati costretti a firmare la petizione sottolineando che il suo partito si oppone all’emendamento costituzionale: uno stratagemma legale per permettere un terzo mandato all’attuale Presidente Paul Kagame. Le prove presentate dal DGPR sono state considerate deboli per essere prese in seria considerazione. Il 17 novembre il Senato approva la bozza di modifica costituzionale e il 20 novembre giunge l’approvazione del Parlamento.

L’approvazione della modifica costituzionale da parte del Senato e del Parlamento sono però strettamente vincolate alla consultazione popolare in quanto la Costituzione del 2003 non prevede alcuna modifica attuata dagli organi amministrativi dello Stato senza indire referendum popolare. Il Partito Democratico Ecologista si è impegnato nella campagna a favore del NO motivando la sua scelta politica con la difesa del sistema democratico di alternanza al potere sancito dalla Costituzione.

La Costituzione del 2003 fu sottoposta a referendum popolare il 26 maggio dello stesso anno, ottenendo il 93,42% dei consensi. La Costituzione, considerata tra le più avanzate in Africa, è in sintesi il baluardo contro la divisione etnica e il pericolo di dittatura per evitare i regimi mono-etnici e genocidi che hanno caratterizzato i primi trent’anni della storia del Paese dopo l’indipendenza. La scelta di legare ogni emendamento costituzionale a referendum popolare è consono alla forma di Democrazia adottata dal Rwanda post genocidio che prevede una forte partecipazione popolare nella formulazione delle leggi vietando i decreti ministeriali che non siano di natura strettamente amministrativa.

Il Rwanda ha adottato un originale concetto democratico basato sulla consultazione popolare permanente. Un misto di Soviet e ancestrale gestione del potere applicata dai regni pre coloniali Banyarwanda. Dal 2011 il Governo ruandese sta puntando al rafforzamento della Democrazia popolare attraverso piani biennali denominati ‘Mesi di Buon Governo‘ che rappresentano i pilastri dell’EDPRS (Piano di Sviluppo Economico e Riduzione della Povertà), gestito dal Rwanda Governance Board (Comitato Ruandese di Governanza). La Costituzione obbliga i leader politici e il Governo a confrontarsi costantemente con le comunità, ad ascoltare i loro problemi e risolverli. A realizzare le rivendicazione dei cittadini se queste sono dirette verso il progresso, la convivenza etnica e il bene collettivo.

Questo originale concetto di Democrazia è rafforzato dal contributo femminile che influenza pesantemente la politica nazionale. Il Rwanda è praticamente comandato dalle donne che hanno occupato i posti chiave nella gestione del Governo e del settore economico statale e privato. Il potere femminile si contende la supremazia politica con i veterani della guerra di liberazione del 1993 tra cui il presidente Paul Kagame. I veterani sono principalmente i tutsi ruandesi della diaspora ugandese denominati ‘Clan Ugandese che, col il supporto di Uganda, Etiopia, Stati Uniti e Gran Bretagna, liberarono il paese nel 1994 ponendo fine al genocidio e scontrandosi militarmente con l’esercito francese inviato a protezione delle forze genocidarie di Habyrimana, sconfiggendolo in due battaglie campali.

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