martedì, Settembre 21

Rwanda, scandalo FARG Milioni di dollari sottratti al fondo per i sopravvissuti al genocidio

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paul_kagame Rwanda

Kampala – Il Governo ruandese ha scoperto con orrore una massiccia frode sulla gestione dei fondi dell’assistenza ai sopravvissuti del genocidio, a 10 giorni dalla commemorazione dell’Olocausto che iniziò la notte tra il 5 e il 6 aprile con l’attentato all’aereo presidenziale abbattuto da due missili terra aria lanciati dalle colline sovrastanti l’aeroporto internazionale di Kigali. Nell’attentato perirono il Presidente ruandese Juvenal Habyariamana e il suo omologo burundese Cyprien Ntaryamira.

Quasi un milione di dollari sono stati abilmente sottratti dal Fondo per i Sopravvissuti al genocidio (FARG). Il fondo fu creato nel 1998 per offrire un’assistenza finanziaria ai sopravvissuti attraverso programmi di reinserimento economico, supporto iniziative private commerciali e produttive e la costruzione di case popolari. Sotto accusa Alivera Mukabaramba, Ministro di Stato per l’Amministrazione Locale e Theophile Ruberangeyo, Segretario Esecutivo del Fondo per i Sopravvissuti al Genocidio. La magistratura di Kigali ha immediatamente aperto una inchiesta giudiziaria per comprendere le dinamiche che hanno reso possibile il crimine e le rispettive responsabilità.

Mukabaramba e Ruberangeyo sono stati convocati da una Commissione Parlamentare che ha considerato poco credibili le loro spiegazioni. Un audit finanziario è terminato e sottoposto al Parlamento e al Presidente Paul Kagame. Dai primi risultati sui 21,9 miliardi di Franchi ruandesi (32,3 milioni di dollari) spesi per l’assistenza ai sopravvissuti, 594,6 milioni di Franchi ruandesi, corrispondenti a 877 mila dollari, mancano all’appello. 2800 beneficiari sono ancora privi di abitazioni nonostante che i loro nomi risultino nei registri delle case popolari già costruite e affidate ai sopravvissuti secondo il rapporto finanziario, che valuta il montante sottratto equivalente a 127.000 dollari. 5.709 case popolari non sono state terminate o sono state assegnate a beneficiari che non sono dei sopravvissuti al genocidio ma appartenenti alle diaspore burundese, congolese e ugandese ritornate in Rwanda dopo il 1994. Altri 432.000 dollari sarebbero stati sottratti dai fondi destinati al finanziamento di progetti commerciali e produttivi, 126.000 dollari riguardano spese documentate ma non inerenti al progetto e 192.000 dollari riguardano falsi amministrativi.

Il Presidente Paul Kagame, Governo e Parlamento sono rimasti disorientati dall’esito del rapporto finanziario. Il Rwanda ha il più basso tasso di corruzione in Africa pari a quello dei Paesi Scandinavi. La lotta alla corruzione e per la buona amministrazione al servizio dei cittadini sono stati i principali obiettivi che il Fronte Patriottico Ruandese si é sempre sforzato di rispettare fin dal suo primo mandato governativo dopo la guerra di liberazione dal regime razial nazista di Juvenal Habyariamana. Gli altri obiettivi sono: la riconciliazione nazionale e lo sviluppo economico.

Questo scandalo non è solo un grave segnale che i meccanismi anti corruzione ideati ed applicati dal Governo di Kigali non sono infallibili come si credeva. Rappresenta un’orrenda offesa alla Nazione in quanto la malversazione del denaro pubblico ha toccato l’aspetto più sensibile e delicato del Paese: i sopravvissuti al Olocausto. «Non intendo discutere se i fondi per i sopravvissuti al genocidio sono stati mal utilizzati o no. Insisto sull’attendere rapporti finanziari più accurati prima di trarre le dovute conclusioni». Questa è l’iniziale difesa del Ministro di Stato per l’Amministrazione Locale Alivera Mukabaramba, accusando il rapporto finanziario di essere approssimativo.

Di parere nettamente contrario è Jean Pierre Nkurunziza il portavoce dello studio commerciale Ombudsman incaricato dell’audit. Secondo Nkurunziza, il rapporto sottoposto al Governo è frutto di una meticolosa e precisa analisi dei libri contabili della più sacra istituzione del Governo ruandese, il Fondo FARG. «Durante l’audit ogni informazione finanziaria è stata accuratamente analizzata e i calcoli sono stati ripetuti più volte secondo le moderne tecniche di verifica e contro verifica. Chi afferma che il rapporto prodotto sia approssimativo lo deve anche dimostrare». La stampa nazionale sembra aver scelto di minimizzare o nascondere parzialmente la notizia di questo macabro scandalo così come i media regionali. Solo il settimanale The East African’ ha pubblicato un articolo al riguardo nelle pagine di attualità regionale della sua edizione del 29 marzo – 4 aprile. 

Il rapporto finanziario è stato reso noto durante il mese dedicato alle donne sopravvissute al Genocidio, una iniziativa della First Lady Jannette Kagame, con l’obiettivo di far conoscere all’opinione pubblica internazionale gli orrori che sono state costrette le donne ruandesi a vivere e la loro difficile situazione come sopravvissuti causata da gravi traumi fisici e psicologici. Durante il genocidio le donne (tutsi e hutu) hanno subito le più terribili prove ed atrocità. Il 62% delle sopravvissute sono state infettate da HIV/AIDS. Bambine di 5 anni private della possibilità di procreare per via della distruzione del utero causata da stupri multipli. Donne di 90 anni costrette ad osservare gli stupri e gli omicidi delle loro figlie e nipotine prima di essere stuprate a loro volta. Decine di donne costrette ad abbandonare i propri figli per aumentare le loro speranze di sopravvivenza.

Drammatica e vergognosa ironia della storia, lo scandalo sui fondi destinati ai sopravvissuti ha colpito soprattutto le donne. Un atto incomprensibile completamente contrario alla ferma intenzione del Governo ruandese di promuovere il ruolo sociale, economico e politico della donna. Il Rwanda è uno dei rari Paesi al mondo con una percentuale di donne parlamentari e ministri che supera il 50%. Nel settore economico il 40% dei manager sono donne.

Nonostante l’orchestrato silenzio dei media nazionali e regionali, questo scandalo rischia di offuscare le celebrazioni del Ventesimo anniversario del Genocidio e gli sforzi fino ad ora compiuti dal Governo per assistere i sopravvissuti. Il Fondo FARG aveva precedentemente subito critiche da parte della diaspora ruandese all’estero, che aveva accusato il FARG di favorire i sopravvissuti tutsi rispetto a quelli hutu. Accusa fermamente rifiutata dal Governo.

Lo scandalo inoltre rischia di rafforzare la campagna anti governativa portata avanti dalla diaspora europea e dai rifugiati politici in Sudafrica uniti nel intento di rovesciare l’attuale regime del Presidente Kagame per ripristinare la supremazia razziale hutu. Le due diaspore provvedono sostegno politico e finanziario al gruppo terroristico ruandese FLDR, operante al est della Repubblica Democratica del Congo, che dal agosto 2013 si sta organizzando per invadere il Rwanda e “finire il lavoro”. Secondo informazioni ricevute da fonti attendibili lo scandalo è stato scoperto nel 2013 quando il Primo Ministro ruandese ordinò l’inchiesta finanziaria per accertarsi dell’entità stando molto attendo alle fughe di notizia ai media.

Amare ora risultano le parole della First Lady pronunciate durante l’inaugurazione del mese dedicato alle donne sopravvissute al Olocausto: «Saluto tutte voi, sorelle ruandesi, che siete state forti e coraggiose nell’affrontare umiliazioni e violenza cieca con dignità e determinazione a rifarsi una vita rubata. Se voi non vi siete abbandonate alla disperazione e al destino di morte come possiamo noi abbandonare la causa per un Rwanda migliore?».

Il Governo di Kigali assicura un’inchiesta giudiziaria imparziale e condanne esemplari di questo odioso crimine. Purtroppo il danno è stato già fatto. L’immagine di uno Stato giusto e il ricordo del genocidio sono stati compromessi da una semplice quanto disumana operazione di malversazione di fondi pubblici. Un crimine alla memoria di eguale gravità se non peggiore della mano che per 100 giorni ha alzato senza sosta il machete per dilaniare le carni di un milione di vittime. Lo scandalo FARG oltre ad una vergogna nazionale può offrire una macabra ma importante opportunità di riflessione a questa giovane Nazione e al suo Governo, ancora prigionieri degli orrori del passato. L’insegnamento che si deve trarre é che i nemici della società ruandese non si trovano esclusivamente all’estero come tende a far credere il Governo. Da qui la necessità di rafforzare la giustizia sociale e il progresso a cui la popolazione deve accedere, rivedendo radicalmente la autodistruttiva politica estera dominata dalla Sindrome Israeliana di controllo imperialistico della regione. Una politica che inevitabilmente porta allo scontro con le altre Nazioni già vissuto dalle popolazioni Israeliana, Palestinese e Araba con esiti disastrosi.

 

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