giovedì, Dicembre 2

Rwanda – Santa Sede, inizia la nuova era dei Grandi Laghi

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Le frasi pronunciate da Papa Francesco durante l’incontro con il Presidente Paul Kagame, e riportate nella Comunicazione di Servizio n. CSD1383 dalla Segreteria Pro Comunicazione della Santa Sede, contengono messaggi politici di inaudita importanza per il futuro della Regione dei Grandi Laghi. Per la prima volta il Vaticano non cerca di mistificare la storia dichiarandosi colpevole di aver partecipato alla morte di un milione di innocenti esseri umani. Una decisione presa con estrema cautela e frutto di un sofferto cammino religioso e politico e di immaginabili battaglie tra le varie correnti all’interno del Vaticano e della Chiesa Cattolica in generale.

Il Papa afferma per la prima volta che il genocidio è stato rivolto contro i tutsi, come hanno sempre sostenuto tutti i governi del nuovo Rwanda. Affermazione, per altro, che contiene una imprecisazione storica. Seppur la maggioranza delle vittime sia stata tutsi, almeno 300,000 hutu sono stati trucidati dal regime razziale nazista in quanto si rifiutarono di partecipare alla mattanza collettiva. Tra essi vanno ricordati almeno 82 preti, frati e suore cattoliche hutu, barbaramente abbattute dalle forze genocidarie per il loro palese dissenso.

La necessità di «purificare la memoria e promuovere con speranza e rinnovata fiducia un futuro di pace» dichiarata dal Santo Padre viene interpreta dagli esperti della Regione dei Grandi Laghi come il più chiaro e inequivocabile segnale del nuovo corso di Francesco basato sulla necessità di abbandonare il sostegno al HutuPower concesso per 70 anni al fine di promuovere l’integrazione regionale, fino ad ora contrastata all’interno della Chiesa Cattolica in quanto i Paesi leader di questa integrazione sono direttamente o indirettamente controllati dai tutsi: Rwanda, Uganda e Kenya.

I separati incontri tra Kagame con il cardinale Segretario di Stato e il Segretario per i Rapporti con gli Stati si sono concentrati sull’attuale situazione politica e sociale regionale «con attenzione ad alcune aree colpite da conflitti o calamità naturali». I dettagli di questi incontri separati non sono al momento stati resi noti dal Vaticano e dal Governo ruandese.

Cosa ha spinto Papa Francesco a interrompere il sostegno all’ideologia di morte del HutuPower concesso per 70 lunghi anni? Probabilmente il lento ma inesorabile declino del cattolicesimo nella regione. Nel ultimo decennio la Chiesa Cattolica ha subito una spaventosa emorragia di fedeli a favore della Chiesa Protestante o di idee laiche e atee. L’abbandono in massa della Chiesa di Roma è una diretta reazione popolare al suo anacronistico sostengo al HutuPower. Alle ragioni di sopravvivenza di questa religione nei Grandi Laghi, si aggiunge l’impossibilità di controllare dittatori regionali divenuti autonomi e pericolosi: tra i quali Joseph Kabila (Congo) e Pierre Nkurunziza (Burundi). La Chiesa Cattolica contemporaneamente all’apertura di un discreto ma sofferto dialogo interno sulle migliori politiche da addottorare nella regione dei Grandi Laghi, ha subito pesanti attacchi e violenze da parte di queste dittature da essa sostenute a partire dal 2001. Kabila e Nkurunziza hanno strumentalizzato e utilizzato a loro favore l’appoggio cattolico e al momento opportuno si sono sganciati trasformando la Chiesa Cattolica da alleata e principale nemico (si vedano gli attacchi alle chiese cattoliche in Congo e la relativa presa di distanza da Kabila del Papa).

Una decisione che ha originato veri e propri martiri tra le quali ricordiamo le tre sorelle italiane (Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernadetta Boggian) assassinate a Bujumbura (capitale del Burundi) nel settembre 2014. Secondo la versione ufficiale il triplice omicidio fu opera di un pazzo immediatamente arrestato. Giornalisti burundesi e attivisti della società civile hanno dimostrato che l’eccidio fu ordinato dal Presidente Nkurunziza. Le tre connazionali avrebbero scoperto le prove della preparazione del genocidio e stavano per consegnarle alle Nazioni Unite, secondo la versione dei giornalisti burundesi supportata da testimonianze di killer che parteciparono all’azione e che successivamente disertarono fuggendo dal Burundi.

Il Vaticano dal novembre 2014 chiede al Governo burundese una esauriente indagine su questo triplice omicidio negata dalla magistratura burundese che rimane ferma sulla teoria del pazzo sanguinario arrestato ma misteriosamente scomparso dalla prigione centrale di Bujumbura nel 2015. L’aggravarsi della crisi politica in Burundi a seguito della decisione, contro la Costituzione e volontà popolare, presa da Nkurunziza per ottenere un terzo mandato presidenziale, preludio della Presidenza a vita, ha peggiorato le relazioni con il Vaticano, che si è posto antagonista del regime HutuPower burundese. La presenza e l’ingerenza in Burundi del gruppo terroristico ruandese FLDR (circa 4.000 miliziani) autori del genocidio del 94 ha accelerato il processo di rottura tra i due poteri.

Il secondo fattore alla base della decisione del Papa è rappresentato dalle pulizie etniche compiute dalle FDLR con evidente complicità del Governo di Kinshasa nel Nord Kivu contro l’etnia Nande. Operazione che si sta avviando al genocidio compiuta da una forza politico militare precedentemente sostenuta dalla fazione reazionaria all’interno della Chiesa Cattolica, che la considerava l’ultimo baluardo in difesa delle popolazioni bantu contro la violenza tutsi. Ora questo ‘baluardo’ sta massacrando popolazioni bantu all’est del Congo.  A queste pulizie etniche è associato un progetto di colonizzazione hutu nel Nord Kivu ai danni delle popolazioni Bantu  di chi le Nazioni Unite tramite UNHCR tenta di impedire.

Il terzo fattore è rappresentato dall’inganno del Presidente congolese Kabila che ha direttamente messo in discussione la credibilità della diplomazia vaticana a favore della pace nella regione. Il 31 dicembre 2016 la Chiesa Cattolica è riuscita a proporre un compromesso politico per risolvere la grave crisi generata dal rinvio delle elezioni e dal tentativo di Kabila di accedere ad un terzo mandato presidenziale contro la Costituzione e la volontà popolare. Come per il suo omologo burundese, il progetto del terzo mandato presidenziale di Kabila è il preludio alla Presidenza a vita. L’ottimo lavoro diplomatico del Vaticano attraverso ‘l’accordo di San Silvestro’ è stato utilizzato da Kabila per prendere tempo, consolidare il suo potere e i suoi piani di dittatura imperiale. Il presidente non ha mai firmato l’accordo. Al contrario si appresta a modificare la Costituzione per ottenere il terzo mandato. Dinnanzi al tradimento, la Chiesa Cattolica ha reagito prendendo le distanze dal regime di Kinshasa. In tutta risposta è iniziata su scala nazionale una inaudita ondata di violenza contro la Chiesa Cattolica in Congo: chiese saccheggiate e profanate. Un chiaro avvertimento del regime che, qualora la Chiesa Cattolica continuasse nella sua opera di mediazione politica, considerata un ostacolo per la Presidenza a vita, il passo tra l’attacco ai luoghi sacri e l’attacco fisico al clero cattolico potrebbe essere breve.

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