lunedì, Maggio 10

Rwanda, ricambio generazionale al potere field_506ffb1d3dbe2

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Kampala – Inaspettatamente giunge la notizia di una radicale rivoluzione all’interno del Fronte Patriottico Ruandese (FPR) concordata tra il presidente Paul Kagame e i leader del partito al potere dal 1994. La prima fase post conflitto: riconciliazione nazionale capace di porre fine al ciclo di violenze etniche che portò al genocidio, ricostruzione del Paese, creazione di solide basi per uno sviluppo economico maturo e difesa della nazione dalle forze genocidarie parcheggiate all’est del Congo in attesa di riprendere il potere con le armi, è terminata. A distanza di 20 anni il Rwanda è una realtà incancellabile che, nel bene e nel male, influenza indirizzi economici, politici e futuro della Regione dei Grandi Laghi. Nonostante riunioni segrete a Roma, finanziamenti e protezione francese,  il gruppo terroristico Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR) di ispirazione razial-nazista non ha alcuna speranza di riprendere il potere per la semplice ragione che  l’ideologia Hutu Power viene rifiutata dalla masse hutu ruandesi preoccupate di contribuire e partecipare allo sviluppo economico che necessita di pace.

Queste sono le base reali per la decisione che la prima fase post conflitto è terminata. La seconda fase è di rendere il Rwanda un Paese del Primo Mondo entro il 2025, forti anche delle previsioni favorevoli formulate da Banca Mondiale e Fondo Mondiale Internazionale. Questa fase vede la creazione di tre strategici poli regionali: finanziario, tecnologico e servizi, considerati gli unici in grado di trasformare un piccolo Paese dall’orribile passato, senza sbocco sul mare, privo di idrocarburi ed irrisorie risorse minerarie. Per attuare la seconda fase, il presidente Kagame ha preso una decisione apparentemente fulminea ma in realtà frutto di almeno due anni di riflessioni. Rompendo ogni logica di potere caratteristica dei Paese africani, Kagame ha decretato che la vecchia guardia rivoluzionaria che liberò il Paese e lo ricostruì ha finito il suo mandato e deve essere sostituita da una classe dirigente giovane, pragmatica e business oriented. Coerentemente alla logica militare che caratterizza la struttura mentale di Kagame, le intenzioni sono state immediatamente seguite dall’azione.

L’intero governo è stato disciolto la scorsa settimana per formarne uno piú idoneo per le future ambiziose sfide, attuando il cambiamento generazionale promesso con una forte componente di riequilibrio etnico assicurata da nuovi e giovani leader hutu orientati al progresso della nazione e non alla supremazia razziale. All’ex ministro del lavoro Anastase Murekezi (hutu) è stata affidata la carica  di  Primo Ministro ringraziando il Dr. Pierre Damien Habumuremyi (tutsi) un rispettabile figura politica ma con limitate capacità rispetto al ruolo che ha coperto, con onore, dal ottobre 2011. Francis Kaboneka, un giovane parlamentare e figura chiave all’interno del partito ha ricevuto la strategica posizione di Ministro del Governo Locale, rimpiazzando James Musoni. A differenza del Primo Ministro, a Musoni è stata affidata la carica di Ministro delle Infrastrutture, il terzo posto chiave per lo sviluppo del Paese. Vari altri ministri sono usciti dalla scena politica ringraziati per il loro contributo.

Il presidente Paul Kagame ha voluto lanciare tre chiari messaggi: la vecchia guardia rivoluzionaria non ha alcuna giustificazione di rimanere al potere in quanto il suo ruolo è terminato. Il cambiamento generazione rompe il classico ed eterno monopolio del potere dei ex guerriglieri che è la normalità in altre potenze continentali quali Angola e Uganda. La riconciliazione nazionale è stata rafforzata dando potere ai giovani hutu, non piú considerati un pericolo causa le colpe dei padri ma una vitale e indispensabile risorsa nazionale”, spiega Omar Khalifan, professore di scienze politiche presso l’Università di Kigali. Esaminando attentamente i cambiamenti delle cariche strategiche si comprende la strategia del ex marxista rivoluzionario. Anastase Murekezi rappresenta la chiara intenzione di non utilizzare gli hutu come specchietto per le allodole in un sistema di potere dominato dai tutsi ma di sfruttare competenze e potenzialità degli hutu offrendo posti di rilievo e decisionali. La stima che Francis Kaboneka gode all’interno del partito al potere verrà utilizzata per aumentare il consenso nazionale al FPR tramite una corretta ed equilibrata gestione del governo locale.

Il nuovo incarico di James Musoni ha l’obiettivo di assicurare efficienza e trasparenza nella realizzazione delle future infrastrutture da quelle logistiche regionali a quelle necessarie per realizzare con successo la rivoluzione finanziaria, tecnologica e del terziario. La fama di efficienza e incorruttibilità di Musoni è stata conquistata fin quando ricopriva il ruolo di Ministro delle Finanze. “Nonostante la forte personalità e popolarità di Paul Kagame il Rwanda sta gestendo pacificamente la fase di transizione generazionale del potere e la fine della conflittualità tra hutu e tutsi. I primi, ripuliti da passate responsabilità, non possono occupare il mero ruolo di docili sudditi ma devono contribuire alla crescita del paese. L’unico rimedio per impedire alle FDLR di ricreare una base pronta a sostenere ed ad attuare un secondo genocidio. Questa decisione aumenta la popolarità di Kagame e rafforza l’autorità del FPR”, osserva Senator Tito Rutaremara, veterano della guerra di liberazione e numero tre del partito.

La rivoluzione attuata all’interno del governo è accompagnata da iniziative economiche e sociali concrete come il piano di rilancio occupazionale che ha l’obiettivo di creare 200.000 posti di lavoro all’anno per ridurre la povertà e sostenere la crescita economica. I posti di lavori saranno creati principalmente nel settore agricolo tramite miglioramento delle tecniche di coltivazione, ricerca nuovi mercati regionali, e promozione della agro industria. Una scelta strategica in considerazione che ancora esiste la suddivisione non ufficiale delle sfere di competenza: agli hutu l’agricoltura e mano d’opera per l’esercito, ai tutsi i posti dirigenziali e amministrativi. Una divisione dovrebbe essere rimpiazzata a breve termine, secondo il nuovo orientamento politico. Per creare questi posti di lavoro il governo ha firmato un accordo quadro con le Nazioni Unite che ha aperto le porte ad un finanziamento di 28 milioni di dollari destinato alle donne e ai giovani. Il rilancio occupazionale è considerato una priorità ed inserito nelle strategie militari di sicurezza e stabilità del paese. Nel 2012 la popolazione attiva era di 5,89 milioni di persone di cui il 70,4% composto da giovani tra i 18 e i 28 anni.

Il livello di disoccupazione reale si aggira attorno al 42% (quello ufficiale al 13%) a cui si devono affiancare 2,7 milioni di giovani con lavori precari e mal pagati. La differenza tra tasso reale di disoccupazione e quello fornito dal governo consiste nei lavori informali, ovviamente palliativi in attesa di una occupazione ma considerati dal governo lavori veri e propri. Visto che il 80% della popolazione ruandese è hutu è facile comprendere che senza adeguate misure di sviluppo economico le masse giovanili, frustrate e senza prospettive di futuro, finirebbero prima o poi ad appoggiare il gruppo terroristico FDLR e le sue agende genocidarie. Il finanziamento di 28 milioni di dollari sarà concentrato nel settore agricolo senza però trascurare  l’educazione professionale e alla creazione di micro imprese femminili. Anche la rivoluzione industriale è stata avviata nei settori tessile, calzaturiero, meccanico e industria leggera tramite la creazione di una Zona Economica Speciale nelle prossimità della capitale Kigali. La rivoluzione industriale contribuirà a diminuire ulteriormente la disoccupazione e ad equilibrare la bilancia commerciale attualmente a svantaggio del paese: importazioni per 1,15 miliardi di dollari ed esportazioni per 751 milioni di dollari.

La Zona Economica Speciale, già ultimata e supportata dal ottimo clima che il paese offre agli investitori stranieri, ha già attratto colossali investimenti. L’ultimo per ordine cronologico quello della multinazionale cinese del tessile C&H che ha annunciato il 14 luglio scorso il piano di investimenti per il Rwanda ammontante a 10 milioni di dollari. L’obiettivo è di lanciare sui mercati internazionali il tessile ruandese inserendolo all’interno dei mercati di largo consumo e nel ristretto universo dell’alta moda. Le attività inizieranno il prossimo settembre con l’impiego di 200 lavoratori. La selezione del personale è in corso in queste settimana a Kigali. Il Rwanda Development Board, ente incaricato di favorire gli investimenti esteri nel paese, informa che dal 2010 al 2013 gli investimenti hanno registrato una crescita del 32%. Il ruolo principale è giocato dalla Cina: 4,5 milioni di dollari a cui vanno aggiunti i 10 milioni della C&H.

La politica ruandese è machiavellica, quanto affascinate. È riuscita ad assicurare la sopravvivenza della popolazione e a sviluppare il Paese grazie al saccheggio delle risorse naturali del est del Congo.  Questa rapina armata non ha creato  il fenomeno della corruzione in quanto i profitti di questa rapina sono stati investiti in Rwanda e non sono finiti nei conti esteri di dirigenti e generali come è in parte successo in Uganda. Con il cambiamento generazionale il Rwanda lancia il segnale che ogni generazione ha ruoli e momenti ben definiti, chiarendo che la vecchia guardia non ha il diritto di mantenere il potere in eterno solo per aver liberato il paese.  Al contrario è subordinata a scadenze temporali ben definite al fine che nuove e fresche menti possano prendere il testimone e sviluppare la nazione senza essere influenzate da passate sofferenze, odi e divisioni etniche. L’entrata in scena dei tecnocrati e ministri hutu rappresenta il colpo mortale per le FDLR, il mondo cattolico ad esso collegato, di cui voi italiani detenete il triste primato di essere tra i piú irriducibili e fanatici sostenitori del Hutu Power, e le anacronistiche strategie della France Afrique. Non nego che in Rwanda per 20 anni gli hutu sono stati posti sotto osservazione con particolare attenzione a migliorare le loro condizioni di vita per evitare rivolte e un secondo genocidio. Durante questo periodo sono stati i tutsi a mantenere le redini del potere e a tracciare le direttive economiche e politiche. Come per la vecchia guardia anche il tempo della dirigenza a maggioranza tutsi è terminato. Validi e preparati giovani hutu sono pronti a far comprendere quanto valgono per il bene generale del paese. In una settimana il Rwanda ha creato un terremoto politico regionale, messo in serio imbarazzo il nostro presidente e ci ha fatto comprendere che esistono alternative politiche vincenti e piú idonee”, afferma un Comandante dell’esercito UPDF originario del Rwanda e protetto da anonimato.

Le linee guida dettate ed attuate da Kagame rappresentano una assicurazione reale per un futuro migliore.  Eppure il paese ora deve affrontare delicate tematiche interne e regionali. Voltare pagina alla politica militare regionale di guerra preventiva, drammaticamente attuata in Congo dal 1996 ad oggi. Interrompere il sostegno a ribellioni etniche tutsi all’est del Congo utilizzate come forma di pressione contro il governo di Kinshasa e come contrapposizione alle forze genocidarie delle FDLR. Abbandonare la logica di accerchiamento delle forse ostili creata dalla Sindrome Israeliana sostituendola con l’integrazione socio-economica regionale che necessariamente prevede la cooperazione delle popolazioni bantu fino ad ora considerate ostili dai tutsi ruandesi. Interrompere le esecuzioni extra giudiziarie attuate all’estero (sopratutto in Sud Africa) come misura preventiva per eliminare quadri ribelli e genocidari che, indipendentemente dalle comprovate colpe, hanno diritto a regolari processi e non esecuzioni attuate dai commandos ruandesi addestrati dal MOSSAD israeliano.

Il Rwanda deve fare i conti con il suo recente passato che ha spinto il governo a commettere alcune ingiustizie e omicidi politici all’interno del paese, in nome della difesa nazionale e del Never Again per evitare altri genocidi. Un primo segnale in questo senso sarebbe quello di tradurre finalmente in giustizia i mandanti del omicidio di Gustave Makonene, un funzionario del  Transparency International Rwanda Body, ente predisposto ad impedire la corruzione. Fu barbaramente assassinato il 18 luglio 2013 a Rubavu, Provincia Occidentale. A distanza di un anno dalla sua morte, le inchieste non sono avanzate e vi è il sospetto che il governo conosca i mandanti ma in un qualche modo li protegga in quanto Makonene avrebbe creato seri problemi ad alte personalità ruandesi. Accusa seccamente rigettata dal Mininistero della Giustizia. Le indagini non sarebbero state archiviate ma starebbero continuando rafforzate da nuove evidenze ed informazioni. Le dichiarazioni ufficiali si dimostreranno genuine quando vedremo i mandatari sul banco degli imputati. Questo chiarirebbe che nel Nuovo Rwanda non c’è posto per gli intoccabili.

L’ultimo nodo che rimane è la decisione di Paul Kagame di partecipare alle elezioni presidenziali del 2017 o di ritirarsi per completare il ricambio generazionale in atto, come promesso dal presidente fin dal 2012. Una decisione che non è ancora chiara e protetta da segreto di stato. Se ciò avvenisse il Rwanda sarebbe il quinto paese africano ad evitarsi il Presidente Eterno, assieme al Ghana, Nigeria, Zambia, Senegal e Tanzania. Secondo alcuni osservatori politici regionali vi sarebbero alte possibilità di un ritiro di Paul Kagame che rientrerebbe in una strategia regionale: nel 2017 un nuovo presidente in Rwanda e nel 2020 in Uganda. Purtroppo nel caso ugandese il cambiamento probabilmente avverrà all’interno della famiglia Museveni.

 

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