domenica, Settembre 19

Rwanda pronto allo scontro militare

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Kampala – Il Presidente del Rwanda Paul Kagame è famoso per essere un leader che preferisce l’azione all’oratoria. In questi ventidue anni dall’Anno Zero ha ricostruito il Paese elaborando una strategia suddivisa in distinte fasi. La prima fu quella della sopravvivenza. Paese distrutto, un milione di cadaveri da seppellire, continui attacchi delle forze genocidarie dal vicino Zaire. La seconda è stata quella delle guerre preventive associate allo sfruttamento delle risorse naturali del vicino Zaire ora Repubblica Democratica del Congo. Guerre condotte direttamente o sostenendo guerriglie congolesi. La terza fase, contemporanea alla seconda, riguardava la ricostruzione del Paese e la riconciliazione sociale. La quarta fase (attuale) prevede la radicale trasformazione del Rwanda, avviandolo a un tenore di vita del ‘primo mondo’, con su di una distribuzione delle ricchezze quanto più equa possibile.

I discorsi pubblici di Kagame sono sempre mirati ad un preciso proposito, calcolati e studiati per mesi prima di pronunciarli, in quanto, l’ex guerrigliero crede che ogni parola, ogni virgola abbia un profondo significato e importanti conseguenze. Questa sua attitudine, opposta a quella del padrino Yoweri Kaguta Museveni, fa si che ogni discorso pronunciato da Kagame sia oggetto di attenzione internazionale, come quello pronunciato il 28 aprile scorso presso il settore Zaza nel distretto di Ngoma, adiacente al distretto di Kirehe dove sorge il campo profughi burundese di Mahama. «Il Paese è ben attrezzato ad affrontare qualsiasi minaccia che miri a destabilizzare l’attuale situazione politica e la pace per riportare il Rwanda all’epoca buia. Siamo passati attraverso momenti difficili, perdendo un milione di persone, e non ci possiamo ora permettere di perdere un solo cittadino. A qualunque forza che verrà destabilizzare la nostra sicurezza noi gli somministreremo la medicina più appropriata». Queste dure parole d’avvertimento pronunciate dal Presidente ruandese sono rivolte al gruppo terroristico  Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), che starebbero pianificando, dal vicino Burundi, un attacco al campo profughi di Mahama, nel distretto di Kirehe situato tra le frontiere di Rwanda e Tanzania. L’obiettivo dell’attacco è quello di provocare Kigali e forzare l’Esercito ruandese a invadere il Burundi, scatenando, così, la terza guerra panafricana.

L’attacco al campo profughi in Rwanda é inserito in un piano di offensiva militare ideata dal dittatore burundese Pierre Nkurunziza e dai terroristi FDLR per assicurarsi la vittoria finale tramite la distruzione dell’opposizione armata e lo sterminio dei tutsi in Burundi. A questo proposito, dopo aver ricevuto ingenti armamenti moderni da Francia, Russia e Sudafrica, dallo scorso 8 aprile, colonne di terroristi ruandesi FDLR stanno giornalmente oltrepassando i confini tra Congo e Burundi per rafforzare il contingente terroristico presente dal maggio 2015 nel martoriato Paese. Le forze genocidarie (attualmente valutate attorno ai 52.000 uomini tra terroristi ruandesi, miliziani Imbonerakure, poliziotti e soldati) possono contare su circa 12.000 individui militarmente formati.

Le FDLR sono ventidue anni tentano di invadere il Rwanda per riconquistare il potere perduto dopo il genocidio da loro scatenato. Diversi sono stati i tentativi di invasione. Operazione Oracolo del Signore (2001), Operazione la Fionda (2004), Operazione Azimero (2006 ) Operazione Abacunguzi (2013) e Operazione Umundendezo (2014). Tutti questi tentativi di attuare l’invasione dal Congo sono stati distrutti sul nascere dall’Esercito ruandese, con gravi perdite per le FDLR. La sconfitta è dovuta soprattutto al fatto che le FDLR non riescono a trovare il supporto delle masse rurali hutu ruandesi.

Il padrino internazionale di questi terroristi è una potenza europea recentemente vittima del terrorismo di matrice sunnita: la Francia. Una vittima del terrorismo che non disdegna di usare le stesse armi e gli stessi gruppi terroristici, quali ISIL DAESH, Al Qaeda Magreb o Boko Haram per difendere la sua egemonia sulle colonie africane ancora sotto il suo controllo e contro  Paesi africani considerati ‘nemici’. Le FDLR godono di rapporti privilegiati con la Francia, che li considera l’unica forza capace di rovesciare il Fronte Patriottico Ruandese (FPR), nemico giurato di Parigi, reo di aver decretato la fine del regime HutuPower, fedele alleato della Francia per quasi trent’anni. L’aver commesso un genocidio è sempre stato considerato dalla Francia un errore perdonabile alle FDLR.

La complicità di Parigi con le FDLR e, di conseguenza, con il regime genocidario burundese, controllato dai terroristi ruandesi, si evidenzia nella maniacale difesa dei criminali di guerra del regime Habyarimana in esilio in Francia su cui spiccano diversi mandati di cattura internazionali. «Nonostante tutte le dichiarazione ufficiali, la Francia continua a concedere una certa protezione ai presunti genocidari hutu ruandesi che vivono nel Paese europeo. L’ideologia genocidaria esiste ancora. Siamo certi che alcuni di questi criminali se trovassero le condizione ideali ricomincerebbero a sterminare i tutsi. Non c’è che la Giustizia che possa dare una risposta. Un crimine come il genocidio non può restare impunito», affermano i francesi Alain e Dafroza Gauthier, impegnati, a scovare e far arrestare i mandanti e gli esecutori del Olocausto del 1994 sfuggiti alla giustizia, in una recente intervista rilasciata a ‘Radio France International‘.

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