sabato, Luglio 31

Il Rwanda morsica i talloni alla Francia 6 Paesi chiedono alla Francia di declassificare i documenti circa la sua politica in Rwanda prima, durante e dopo il genocidio del 1994, ma il vero obiettivo di Kigali è un segnale a Parigi per ben altro

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Il Rwanda prova darefastidioalla Francia, e per farlo usa l’arma che è una componente del suo DNA, il genocidio del 1994, e per il quale Kigali ha una naturale predisposizione al suo utilizzo in chiave politico-strategica, considerato anche che oramai è innegabile la responsabilità francese in quei tragici fatti. Solo che questa volta non lo fa da solo, anzi, mette insieme un gruppo di Paesi amici, e lo fa attraverso un percorso istituzionale e diplomatico, per tanto autorevole e per questo un po’ più ‘fastidioso, se non proprio di qualche imbarazzo, per la Francia.

Nei giorni scorsi, al Consiglio dei diritti umani dell’Onu, sei Paesi hanno chiesto alla Francia di declassificare i documenti riguardanti la sua politica in Rwanda prima, durante e dopo il genocidio in Rwanda nel 1994. A sollecitare Parigi sono stati Israele, Iran, Guyana, Kenya, Namibia e Mozambico, che hanno auspicato maggiore cooperazione con la giustizia ruandese ed internazionale e l’apertura di processi a carico dei sospettati residenti in territorio francese. Per l’Ambasciatore del Rwanda a Ginevra, Francois Ngarambe, «la Francia ha obblighi e doveri di verità e di memoria, in particolare per quanto riguarda il suo ruolo nel genocidio».

Alcuni dei Paesi della cordata sono dichiaratamente ‘amici’ di Kigali. Con Israele il Rwanda del Presidente Paul Kagame ha un ‘business’ avviato da anni sulla pelle dei migranti che prevede la deportazione dei migranti africani da Israele al Rwanda (con implicazioni anche dell’Uganda) a suon di molti quattrini, che per altro sta attirando l’attenzione dell’opinione pubblica dopo la denuncia del traffico da parte di alcune ONG israeliane. Con l’Iran il Rwanda ha interessi legati agli investimenti delle compagnie iraniane nei progetti infrastrutturali ruandesi e nei confronti degli investitori privati iraniani -ancora poche ore fa Kagame stesso lo ha ribadito in occasione dell’accettazione delle credenziali del nuovo Ambasciatore iraniano.

Il genocidio è certamente un motivo di quasi impossibili sinceri rapporti per il Rwanda con la Francia. A maggio 2017 si erano mobilitate alcune ONG, richiamando il neo-eletto Emmanuel Macron a comportarsi in maniera diversa rispetto ai predecessori e aprire il dossier Rwanda. Dopo che a settembre scorso Macron e Kagame si erano incontrati, a margine dell’Assemblea delle Nazioni Unite, e questo incontro era sembrato l’inizio di un percorso di distensione, a ottobre Kigali era arrivato ai ferri corti con la Francia arrivando a richiamare in patria il proprio Ambasciatore a Parigi, mettendo così il sigillo alla crisi diplomatica tra i due Paesi. Il motivo primo, però, che rende Kigali molti nervosa nei confronti della Francia è terribilmente attuale, il motivo sono i piani della Cellula Francese dell’Eliseo che Kigali ritiene siano ancora quelli degli anni ‘90 rimessi in campo nei prima anni del duemila, ovvero spazzare via il Rwanda del post-genocidio e riportarlo sotto il controllo di un Governo fedele a Parigi; obiettivo finale è riportare sotto controllo francese la Regione dei Grandi Laghi.
I servizi segreti ruandesi e ugandesi, nei mesi scorsi, sono venuti a conoscenza di un complesso piano di invasione del Rwanda architettato da Parigi. Il piano si appoggia sul regime burundese di Nkurunziza, le milizie burundesi Imbonerakure, il gruppo terroristico ruandese FDLR e una accozzaglia di 12 milizie congolesi denominate Mai Mai. In tutto, Parigi spera di mettere insieme una forza di vera e propria invasione dai 30mila ai 40mila uomini.

Così, Kigali con questa azione diplomatica prova mandare un segnale a Macron. E lo manda in un momento per nulla casuale, esattamente in coincidenza  dell’offensiva militare ugandese concordata contro le FDRL  volta all’annientamento della loro influenza nella Regione e dunque sventare i piani di Parigi per la riconquista del Rwanda.

Tornando alle richieste avanzate dalla diplomazia, finora le 42 domande di estradizione di sospettati stabiliti in Francia presentate da Kigali non sono state accolte. Parte di questi sarebbero stati coinvolti in crimini di guerra e contro l’umanità commessi 24 anni fa nel Paese delle mille colline. Alle accuse di impunità e parzialità della sua giustizia, la Francia ha risposto citando la creazione nel 2012 di un team giudiziario specializzato sul genocidio all’interno del tribunale di Parigi, inchieste in corso, stretta collaborazione col Tribunale penale internazionale sul Ruanda (Tpir di Arusha) e declassificazione in corso della documentazione relativa a quel periodo. Finora 30 procedure sono state aperte dalla giustizia francese a carico di altrettanti sospetti, ma solo tre condanne sono state pronunciate.

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