martedì, Aprile 13

Rwanda: la complicità della Chiesa Anglicana nell’Olocausto

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La notte del 6 aprile 1994 l’aereo del Presidente Juvenal Hanbyarimana viene abbattuto nella fase di atterraggio presso l’aeroporto internazionale di Kigali. Assieme al suo omologo burundese, Cyprien Ntaryamira, il Presidente ruandese stava rientrando da Arusha, Tanzania, dopo un importante meeting con il movimento ribelle tutsi Fronte Patriottico Ruandese che, con il supporto di Uganda, Stati Uniti e Gran Bretagna, aveva invaso il Rwanda nel 1991 per porre fine al regime razziale HutuPower instaurato con la complicità di Francia e Vaticano.
L’assassinio era stato organizzato dalla First Lady Agathe Hanbyarimana che era anche il leader della organizzazione ‘mafiosa’ Akazu. Un contro-potere all’interno del partito al Governo che gestisce l’economia legale ed illegale del Rwanda trincerandosi dietro la rivoluzione contadina e il riscatto della popolazione hutu da presunte tirannie tutsi. L’obiettivo era di impedire gli accordi di pace con il FPR e la nascita di un governo di unità nazionale assieme al leader dei ribelli Paul Kagame, attuale Presidente –protagonista, lo scorso 20 marzo, della svolta con il Vaticano. La First Lady aveva dotato l’organizzazione  Akazu di una struttura politica, la Coalizione per la Difesa della Repubblica – CDR  e due milizie genocidarie formate da giovani: le Interahamwe e gli Impuzamugambi

Nelle ore immediatamente dopo l’assassinio del Capo di Stato, la Akazu e il CDR eliminarono tutti i politici e Ministri hutu moderati: il Primo Ministro Agathe Uwilingiyimana, il Presidente della Corte Costituzionale  Joseph Kavaruganda, il Ministro dell’Agricoltura Frederic Nzamurambaho, il Capo della delegazione governativa per gli accordi di pace ad Arusha: Boniface Ngulinzira e il leader del Partito Liberale Landwald Ndasingwa assieme a sua moglie di cittadinanza canadese. Rari i politici hutu moderati che riuscirono a scappare, tra i quali il Vice Primo Ministro Faustin Twagiramungu. Questa serie di omicidi politici, attuati prima dell’alba del 07 aprile, furono coordinati dal Maggiore Bernard Ntuyahaga al commando della Guardia Presidenziale, condannato a 20 anni di reclusione per genocidio in Belgio nel 2007.

I massacri di tutsi e hutu moderati, iniziati presso la capitale Kigali la notte tra il 06 e il 07 aprile 1994, si estesero alle prime ore del giorno successivo su tutto il territorio nazionale, rivelando un piano di genocidio ideato anni prima dal regime HutuPower. In 100 giorni furono uccisi 1 milioni di cittadini ruandesi, per la maggioranza tutsi: 10.000 persone abbattute ogni 24 ore. L’Olocausto africano terminò con la liberazione del Paese attuta dai ribelli del FPR che dovettero addirittura scontrarsi contro il contingente militare francese, inviato per proteggere il regime HutuPower (Operazione Turchese) infliggendo ai soldati occidentali pesanti perdite.

Durante questi 23 anni vari documenti e prove sono emerse sulle responsabilità e sul diritte coinvolgimento al genocidio di Francia e Chiesa Cattolica. Lo scorso 20 marzo il Papa Francesco, durante un incontro ufficiale con il Presidente Paul Kagame, ha ammesso le colpe promettendo un nuovo corso politico riconciliatorio in Rwanda e, per diretta conseguenza, nella Regione dei Grandi Laghi. Meno conosciuta e pubblicizzata è la partecipazione al genocidio della Chiesa Anglicana.

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