giovedì, Dicembre 2

Rwanda: Kagame e il terzo mandato, perché no?

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Se Kagame accederà al terzo mandato quale sarà la differenza tra lui e altri presidenti, quali Pierre Nkurunziza del Burundi o Joseph Kabila del Congo? Perché criticare questi ultimi, accusandoli di essere dei tiranni, quando si nutre le stesse ambizioni di potere perenne?

La prima differenza è che Kagame ha fatto benissimo il suo lavoro e gli straordinari  risultati raggiunti dal nostro paese in tutti i settori sono citati dovunque. Il popolo gli vuole bene ed è fiero di avere un presidente così capace che ha sradicato la piaga della corruzione, ha portato il paese ad una crescita sostenuta ormai da 15 anni ad un tasso del 8,01% del PIL. La popolazione non è scesa in piazza a protestare contro il suo 3°mandato, anzi si sta attivando per concederglielo. Al contrario Pierre Nkurunziza del Burundi o Joseph Kabila del Congo non hanno fatto nulla di paragonabile. Hanno governato così male che i loro paesi sono in ginocchio a tutti i livelli, la povertà dilaga, la corruzione è all’ordine del giorno e la gente non vede ora che se ne vadano. Il Rwanda devastato dal genocidio del ’94 oggi ha dato una pista ai due paesi i quali sono ancora devastati dall’instabilità politica, dalla povertà dilagante. Non sorprende quindi che la popolazione burundese e congolese stanno lottando affinché questi presidenti se ne vadano.  Ahimè  questi presidenti sono talmente attaccati al potere che sono costretti ad ignorare le richieste dei loro popoli di non ricandidarsi. Per ottenere il terzo mandato giocano tutte le carte false  a loro disposizione arrivando fino ad uccidere i giovani che manifestano e costringere l’opposizione al silenzio o l’esilio. Invece in Rwanda stiamo assistendo ad un altro scenario. È  il popolo ruandese che vuole tenersi stretto Kagame il quale si è riservato fino ad oggi la facoltà di accettare o meno. Nessuno è sceso in piazza fino ad oggi a chiedergli di andarsene. La modifica della carta costituzionale sta avvenendo secondo le regole fissati dalla costituzione stessa su richiesta del popolo che ha la facoltà di decidere se attuare la modifica o meno attraverso referendum.

La storia del terzo mandato sembra contagiosa. Ora anche in Sud Africa una forte corrente all’interno del African National Congress inizia a proporlo per Jacob Zuma. Visto questa moda ha ragione il presidente Barak Obama quando accusa i leader africani di essere interessati solo a mantenere il potere e non alla democrazia?

Sono d’accordo che i leader africani devono mettere prima di tutto il bene della gente e non aggrapparsi al potere anche quando la gente non li vuole più per le loro incapacità di sviluppare i loro paesi. Tuttavia è proprio qui che viene il bello. Se un leader, cosa rarissima in Africa, fa bene per la sua gente la quale chiede di poterlo eleggerlo nuovamente ciò, a mio avviso, è in linea con la democrazia. Quindi occorre un bel distinguo e Obama in questo sembra voler fare lezioni di democrazia ai leader africani senza analizzare le varie situazioni. Ad esempio in Europa paesi come la Germania, l’Italia e la Grecia non hanno un limite di mandati nelle loro costituzioni. Ad esempio la cancelliera Merkel verrà eletta per la terza o quarta volta se il popolo tedesco rivoterà le rinnoverà la fiducia. Helmut Khol è arrivato a ben 6 mandati e non per questo qualcuno ha mai preteso che in Germania non ci sia la democrazia! Quindi se oggi alcuni paesi africani vogliono rimuovere l’ostacolo costituzionale del numero dei mandati per i presidenti e ciò avviene con il consenso del popolo, la democrazia non verrebbe a mancare, giusto?

Secondo lei il nuovo Rwanda è riuscito a tagliare il cordone ombelicale che lo ha sempre legato all’Uganda o continua a crescere sotto l’ombra del grande Vecchio: Yoweri Museveni?

Ma certo che ha tagliato il cordone ombelicale con l’Uganda sin dalla vittoria del Fronte Patriottico Rwandese sui genocidari del Hutu Power. Le performance del Rwanda sono sotto gli occhi di tutti. Ma ciò non toglie che il Presidente Yoweri Museveni rimane un alleato privilegiato al quale Kagame deve molto, ma ormai il volo l’abbiamo spiccato! L’Uganda così come il Kenya sono dei grandi partner del Rwanda nell’affrontare lo sviluppo della nostra regione East Africa Community di cui tanto abbiamo bisogno.

Qualora si avverasse il terzo mandato per volontà popolare Paul Kagame da personaggio politico rischia di diventare una figura mitologica. Non crede che per il Rwanda non sia pericoloso nutrire miti? Il Paese non sarà costretto ad affrontare le stesse problematiche dell’Uganda dove il mito Museveni ora è fin troppo ingombrante?

Mi auguro che ciò non avvenga mai, per di più il Rwanda sta investendo molto sui giovani e la diaspora i quali contribuiscono nel dibattito pubblico con esperienze diverse. Voglio infine pensare che Kagame stesso non si aggrapperà ad oltranza al potere avendo dimostrato tante capacità. Il Rwanda e il mondo saprà dargli tante opportunità che sicuramente non mancherà di cogliere ma dopo aver messo in salvo la stabilità e sviluppo durevoli per il Rwanda.

 

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