mercoledì, Dicembre 1

Rwanda: Kagame e il terzo mandato, perché no?

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Un’altra teoria vede Kagame ostaggio dei tutsi appartenenti al “Clan Ugandese”. Quelli della diaspora creata dai profughi che si rifugiarono in Uganda durante i pogrom degli anni Sessanta e Settanta. Essi contribuirono alla liberazione del Paese ospite arruolandosi tra le fila dei rivoluzionari guidati da Yoweri Museveni e costituirono il nucleo politico militare dell’esercito di liberazione del Rwanda: il Fronte Patriottico Ruandese che liberò il paese e pose fine al Olocausto. Da decenni al potere avrebbero troppi interessi per permettere un cambiamento. Esiste veramente questa lobby di potere? Kagame è prigioniero di poteri forti?

Questa teoria è stato da tempo sconfessata dall’esilio di tanti uomini forti storici del FPR come l’ex Capo dello Stato Maggiore dell’Esercito, Kayumba Nyamwasa i quali hanno persino formato un partito politico RNC di dissidenti in Sud Africa.  Sin dalla fine della guerra di liberazione, Kagame ha preteso disciplina e un comportamento ineccepibile da parte di tutti dei leader e quadri del suo partito (Fronte Patriottico Ruandese) composti non solo dai profughi rwandesi provenienti dall’Uganda ma anche dal Burundi, Congo, Kenya e Tanzania e dall’Europa. Kagame ha dovuto prendere la direzione del FPR dopo la morte del fondatore del movimento guerrigliero di liberazione, Fred Rwigema avvenuta nell’ottobre 1990 durante la prima guerra di liberazione dal regime genocidario di Juvenal Habyrimana. È lui il leader incontrastato del Fronte Patriottico e l’unico uomo forte del Rwanda. Di certo non è sotto l’influenza di nessun clan. Il discorso che ha fatto ai vecchi compagni di lotta per la liberazione ricordandogli che nessun può sentirsi più meritevole di altri cittadini ruandesi per aver combattuto e liberato il paese e che tutti sono al servizio del popolo ruandese  è stato una segnale forte che ha segnato una grande svolta per il paese. Ormai Il Rwanda ha imboccato la via della democrazia, dello sviluppo e della indipendenza economica. Questa indirizzo difficilmente può essere sostituito dal divisionismo ed esclusionismo che regnò dall’indipendenza fino al genocidio organizzato dai Partito al potere MRND e CDR del Hutu Power contro la minoranza Tutsi. Noi altri rwandesi ci siamo giurati di ritornare più in quell’orrore!

Sconfinando dalla propaganda e parlando di fatti concreti, cosa rende veramente speciale, come leader, Paul Kagame?

Aver liberato il nostro Paese e puntando sull’autonomia da qualsiasi imposizione esterna rende Kagame un leader forte, coraggioso e illuminato che non ha uguali in Africa. Come suol dire lui stesso, nessuno ci può insegnare la povertà perché l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle. Nessuno può voler il nostro sviluppo più di noi stessi visto che ne va della nostra vita. Ad oggi è diventato il presidente più ammirato in tutto il continente e molti africani vorrebbero che i loro presidenti prendessero modello da lui. Ogni sabato partecipa come ogni cittadino rwandese all’umuganda, ne approfitta per stare fianco a fianco con la gente e così si rende conto di come stanno davvero le cose. E’ molto esigente verso i dirigenti pubblici che devono raggiungere gli obbiettivi fissati ben consapevoli che le loro carriere vengono misurate dal raggiungimento dei risultati condivisi dalla popolazione.

Ci può dire in che cosa consiste la corrente politica ‘New Africa’ proposta dal Rwanda e dall’Etiopia?

Semplicemente di una nuova generazione di leader, intellettuali, giovani africani che vuole prendere il proprio destino in mano buttandosi alle spalle decenni di neo colonialismo e immobilismo che hanno mantenuto l’Africa in povertà per tutti questi anni. L’idea di fondo è che nessuno può insegnarci come svilupparci, le risorse del nostro continente devono essere trasformate sul nostro continente per imboccare l’industrializzazione che darà lavoro ai giovani africani e li salverà dal buttarsi nel mare mediterraneo. La New Africa deve tirarci fuori dalla eterna subalternità rispetto all’occidente, deve ispirarsi anche agli altri modelli di sviluppo come le tigri asiatici e l’America latina e lanciare il continente verso l’autosufficienza.

Il concetto di democrazia come è inteso in Occidente deve essere considerato universale e quindi l’unico parametro per misurare la maturità politica di un Paese a favore della sua popolazione?

La democrazia non può essere importata come ci insegna il fallimento in Iraq o in Afganistan.  L’Europa è arrivata alla sua democrazia dopo tante guerre e dopo aver sconfitto la povertà. Sono sicura che anche l’Africa troverà la sua strada alla democrazia senza imposizioni occidentali e dopo aver sconfitto la fame e la dipendenza dagli aiuti esterni.

Non mi interessa la democrazia. Mi interessa il Buon Governo” sentenzia un mio carissimo amico professore presso l’Università della Makerere, Uganda. Lei che ne dice?

A nessuno piacerebbe vivere sotto una dittatura quindi non si può mettere in dubbio la validità del sistema democratico.  Purtroppo finché la gente soffre la fame, non ha l’accesso all’istruzione, non ha le cure primarie, la democrazia rimane un termine astratto difficile da mettere in pratica.  Il Rwanda di Habyrimana che organizzò il genocidio dei Tutsi si proclamava democratico e nessun paese occidentale ha mai contestato ciò, anzi la Francia lo ha pure appoggiato alla luce del giorno. Quindi più che insistere sui concetti astratti di democrazia che vengono tra l’altro disattese dai chi si conclama maestro di essi, occorre ampliare i parametri di giudizio mettendo in risalto il buon governo sarebbe davvero utile per i paesi africani.

Precisando che fino ad ora Paul Kagame non si è ancora pronunciato sulla sua intenzione a candidarsi alle elezioni presidenziali del 2017, secondo lei lo farà oppure l’outsider africano ci riserverà altre sorprese?

Da una parte mi piacerebbe che facesse una sorpresa a tutti rinunciando al terzo mandato ma dall’altra mi dispiacerebbe rinunciare a un presidente così capace, sapendo i rischi di ripiombare nel etnismo, divisionismo che molti altri leader dell’opposizione sono pronti ad rispolverare pur di vincere facile. Comunque non avendo sciolto la riserva, qualche sorpresa non mancherà.

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