venerdì, Settembre 17

Rwanda: investimenti cinesi per sviluppo inter-etnico

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Nel settore delle infrastrutture l’impegno di Pechino si tradurrà nella espansione dell’ospedale generale di Masaka con l’obiettivo di trasformarlo in un moderno centro ospedaliero per tutta la regione dei Grandi Laghi. La costruzione di 54 km di strade all’interno della capitale e la realizzazione di una serie di edifici pubblici, quali il nuovo Centro di Arte e Cultura e un complesso di edifici pubblici a Kigali che ospiterà l’ufficio del Primo Ministro e 8 altri Ministeri strategici, completeranno l’impegno cinese. Il classico impegno sulle infrastrutture è strettamente collegato al rispetto degli standard qualitativi internazionali. Il partito comunista ha compreso il grave errore di offrire troppa libertà di azione agli investitori cinesi, che nel precedente decennio hanno contribuito ad aumentare la corruzione nei Paesi africani per poter trarre maggiori guadagni a scanso della qualità delle infrastrutture realizzate. Ospedali e scuole fatiscenti, strade che dopo due anni si sfaldano, sono state considerate da Pechino la peggiore pubblicità e un danno alla reputazione nazionale. Severe misure sono state adottate contro gli imprenditori rapaci, progressivamente sostituiti dalle imprese statali cinesi che sono sottoposte a rigidi controlli su qualità di realizzazione delle opere.

L’impegno sulle infrastrutture è la parte più visibile e tangibile della cooperazione Pechino-Kigali ma, paradossalmente, la parte meno importante sul piano strategico di sviluppo nazionale. Il fiore all’occhiello dell’accordo sino-ruandese risiede nella partecipazione di Pechino al processo di industrializzazione del Paese con l’obiettivo di creare un forte settore manifatturiero capace di imporre il Made in Rwanda sui mercati regionali e mondiali. A questo proposito Pechino è disponibile a garantire maggior quote di esportazione di prodotti ruandesi nel proprio Paese assicurando il tax free su tutti i prodotti, seguendo la richiesta del Governo di Kigali di equilibrare la bilancia commerciale tra i due Paesi, che nel 2014 era favorevole alla Cina con un surplus di 207 milioni di dollari di importazioni in Rwanda.

Il partenariato Rwanda-Cina è in perfetta sintonia con la strategia nazionale degli investimenti e rapporti internazionali che tende a evitare la creazione di monopoli da parte di potenze industriali straniere. Al momento i Paesi che stanno riscontrando maggior presenza e serietà di investimenti sono la Cina e il Belgio. Il Governo di Kigali intende aumentare le possibilità di investimenti e perfezionare la cooperazione economica di alto livello con Stati Uniti, Canada, Brasile, Germania, Giappone, Russia, Sud Africa, Nigeria, alcuni Paesi arabi, e vari Paesi africani e latino-americani. L’obietto che si intende raggiungere è facilmente intuibile: trasformare il Rwanda in una Singapore o Hong Kong africana, rendendo il Paese una fonte di opportunità economiche molto convenienti per entrambe le parti e un hub strategico per i mercati della regione dei Grandi Laghi e della Comunità Economica della Africa Orientale (East African Community): un mercato di 14 milioni di consumatori del ceto medio borghese che è destinato a crescere nei prossimi dieci anni.

Unici assenti per incapacità di comprendere le dinamiche in atto e mancanza di visioni strategiche: gli imprenditori italiani.

 

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