venerdì, Ottobre 22

Rwanda: investimenti cinesi per sviluppo inter-etnico

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Il concetto di educazione proposto dal Vaticano si traduceva in apprendimento mnemonico di dogmi e dottrine politico-religiose tendenti a giustificare il regime di Habyrimana a scapito della qualità dell’insegnamento. Questa scelta era coerente con la necessità storica della Chiesa Cattolica di regnare su un universo di ignoranza e povertà. Le conseguenze furono drammatiche: generazioni di ruandesi ricevettero un’educazione inadeguata, sotto gli standard del continente, privando così il Paese di capaci imprenditori, amministratori pubblici, intellettuali e scienziati. Verso il 1981 iniziò l’involuzione del regime con la creazione e il rafforzamento del clan Habyrimana (gli hutu del nord) con un unico obiettivo: arricchirsi personalmente alle spese del popolo per poi dare la colpa alla minoranza tutsi del disastro economico creato consapevolmente dal regime.

Parallelamente la diaspora tutsi fuggita all’estero dopo i primi genocidi degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, fece dell’educazione un obiettivo primario. Le famiglie e le comunità tutsi sparse nei vari Paesi africani, nelle Americhe e in Europa versavano una parte dei loro stipendi per permettere a tutti i giovani tutsi di accedere ai migliori sistemi scolatici che il Paese ospitante poteva offrire. Mentre in patria il regime razziale e la Chiesa Cattolica creavano generazioni di ignoranti, all’estero la diaspora tutsi creava imprenditori, intellettuali, amministratori, scienziati: la futura classe politica imprenditoriale che ora dirige il Paese.

Il Fronte Patriottico Ruandese ha fatto dell’educazione inter-razziale uno dei suoi principali obiettivi, ma è solo dal 2005 che si riesce a garantire un’educazione di qualità alla maggioranza della popolazione. Nel primo decennio (1994-2004) il nuovo regime fu costretto a sopravvivere respingendo i tentativi di riconquistare il Paese da parte delle forze genocidarie rifugiatesi nel vicino Congo e supportate dalla Francia. Contemporaneamente doveva ricostruire il tessuto sociale ed economico distrutto dal Genocidio e impegnarsi in un reale e dolorosissimo processo di riconciliazione nazionale. Il periodo fu caratterizzato dallo sforzo bellico imposto da due guerre estere nel vicino Congo (1996 e 1998) per debellare le forze genocidarie e per assicurarsi le materie prime necessarie per lo sviluppo economico del Rwanda.

La necessità di assicurare pari opportunità a tutti i cittadini ruandesi eliminando le differenze etniche sociali tra hutu e tutsi è una costante fissa di ogni piano di sviluppo e di partenariato internazionale elaborato dal Governo ruandese. Allo stesso tempo il Governo è impegnato ad arginare le ultime sacche di estremismo hutu e tutsi ancora esistenti in Rwanda, emarginando socialmente ed economicamente chiunque professi l’HutuPower o il TutsiPower. È in questo contesto sociale ed economico che si inseriscono gli accordi di partenariato con la Cina.

Pan Hejun, l’Ambasciatore cinese a Kigali, ha chiarito ai media ruandesi il piano di investimenti che Pechino ha concordato con il Governo del Fronte Patriottico Ruandese. «Il nostro intervento sarà strettamente collegato dalle priorità dettate dal Governo ruandese. Noi eseguiremo le linee guida per i piani di sviluppo nazionali ricevute dal Governo del Rwanda».

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