domenica, Maggio 9

Rwanda Genocidio ’94: ammazzare i tutsi in nome di Dio

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Tutti questi criminali hanno in comune oltre all’appartenenza al clero cattolico ruandese e l’origine hutu inaudito sadismo, odio etnico e spirito genocidario messo in pratica. Tutti hanno strumentalizzato la fede assicurando protezione per poi consegnare le vittime ai genocidari. Tutti hanno permesso che i massacri avvenissero in luoghi consacrati.

Tutti questi criminali hanno ricevuto il supporto della Chiesa Cattolica: rifugio nelle parrocchie di Goma e Bukavu, est del Congo, falsi passaporti e identità zairesi, viaggi in Europa dove sono stati nominati preti in varie diocesi italiane, belghe e francesi sotto falso nome congolese. Le Autorità ruandesi calcolano che nelle varie dioecesi europee si nascondono ancora 20 ricercati, spesso coinvolti in atti ‘minori’ durante il genocidio.

Durante e dopo il genocidio il Vaticano ha adottato frasi ambigue e tentato di alterare la percezione degli avvenimenti per nascondere la sua complicità e le sue colpe. Durante il genocidio il Vaticano fu molto lento e cauto nel denunciare i massacri. Questo spinse molti religiosi cattolici a dare tacito consenso e a partecipare ai ‘comitati di sicurezza’ del regime HutuPower.

Le prese di posizione post genocidio del clero cattolico ruandese ed europeo sono agghiaccianti. Diciotto mesi dopo il genocidio, Monsignor Phocas Nikwigize, vescovo di Ruhengeri fino al 1996, dichiarò a un giornale belga: «un hutu è semplice e diretto ma un tutsi è furbo e ipocrita; egli si mostra gentile, educato e affascinante, ma quando viene il momento ti attacca. Un tutsi è profondamente malvagio, non per educazione, ma per la sua stessa natura». Padre Desouter, presidente del Comitato delle Istituzioni Missionarie dei Padri Bianchi dichiarò ad un giornale di Ginevra che il genocidio era stato «un atto suicida che il Fronte Patriottico Ruandese ha commesso verso i suoi proprio congeneri». Dichiarazione che puntava a confondere le acque, a trasformare l’Esercito di liberazione in assassini e il regime HutuPower in vittima.
I Padri Bianchi furono maestri nel riscrivere la storia del genocidio, sposare e diffondere la storia del doppio genocidio e sostenere l’ideologia razzista antitutsi con una vena sessofobica. Dall’Europa la maggioranza dei Padri Bianchi, scappati dal Rwanda per paura di essere indagati, denunciavano come le  «
belle ragazze tutsi ruandesi abbiano infiltrato le organizzazioni umanitarie», quelle che denunciavano la politica criminale dell’hutu power, «e conquistato terreno con il loro fascino ineguagliato», con l’obiettivo di denigrare e screditare le Organizzazioni Internazionali che stavano raccontando la verità su quanto era successo in quei terribili cento giorni di furia omicida collettiva.

Nel 1996, gli organi di stampa ufficiali della Chiesa Cattolica tentavano di far credere all’opinione pubblica che la Chiesa in Rwanda avesse pagato un prezzo altissimo, che un terzo del suo clero fosse morto e un altro terzo fuggito all’estero, che la gerarchia ecclesiastica fosse stata decapitata dal Fronte Patriottico Ruandese. Insostenibili menzogne. Durante la liberazione si registrarono rari casi di uccisione di preti, tutti coinvolti nel genocidio. I soldati del FPR erano sottoposti a ferrea disciplina: chi tra di loro si abbandonò a vendette contro hutu sospettati di genocidio venne fucilato sul posto dai superiori. Il clero cattolico che scappò dal Rwanda, altri prelati compresi, lo fece per sfuggire alla giustizia e non rispondere degli orribili crimini commessi, favorendo gli eccidi, partecipandovi  o incitando pubblicamente al massacro.

Una spaurita minoranza del clero cattolico si rifiutò di partecipare al genocidio e nascose i tutsi, mettendo a rischio la propria vita. Spesso questi religiosi hutu furono denunciati dai loro confratelli alle milizie genocidarie. Decine di loro furono abbattuti senza pietà da altri religiosi cattolici entusiasti del bagno di sangue in atto. Consideravano chi si asteneva alla follia omicida come un traditore della causa Hutu.

Le rare voci di dissenso all’interno della Chiesa Cattolica furono ingorate dal Vaticano. Basta citare il periodico cattolico francese ‘Golias-Magazineche nel numero 48 dell’estate 1996 denunciava l’operato di sacerdoti italiani, belgi, francesi e ruandesi durante i massacri. Oppure l’ex seminarista presso i Padri Bianchi, Jean Demascene Bizimana, autore del libro denuncia: ‘La Chiesa e il genocidio in Ruanda: i Padri Bianchi e il NegazionismoEdizioni L’Harmattan 2001. Tutte queste voci critiche all’interno della Chiesa Cattolica furono ostacolate e vari furono i tentativi di ridurle al silenzio da parte della gerarchia ecclesiastica della Santa Sede.
Anche la Chiesa anglicana appoggiò il HutuPower e prese parte attiva al genocidio. Le azioni dell’Arcivescovo Augustin Nshamihigo e del Vescovo Jonathan Ruhumuliza della Chiesa Anglicana che si presentarono come portavoce del Governo genocidario ad una conferenza stampa a Nairobi, non diminuiscono le gravi colpe della Chiesa Cattolica e del Vaticano. Gli anglicani sostenitori del regime HutuPower erano posti in una posizione di secondo piano e di supporto ideologico alla Chiesa Cattolica, vera protagonista dell’orrore.

La scelta della Chiesa di Roma di appoggiare le forze Hutupower era consapevole. A dismostrazione di ciò, il clero cattolico regionale, i missionari occidentali e la gerarchia della Santa Sede ha continuato a sostenere le forze genocidarie dopo l’Olocausto quando tentavano di riconquistare il Rwanda e terminare illavoro‘. Hanno supportato e finanziato il gruppo armato FDLR, creato nel 2002, dalla Francia raggruppando le forze genocidarie ruandesi sopravvissute alle due guerre pan africane del 1996 e del 1998 in Congo. Hanno creato un’immagine internazionale credibile a sanguinari dittatori HutuPower, come quello burundese Pierre Nkurunziza. Appoggio che in Burundi è stato garantito fino al 2015. Ancora oggi alcune congregazioni religiose cattoliche italiane e francesi sono sospettate di appoggiare in segreto Nkurunzia, nonostante le chiare condanne di Nazioni Unite e Unione Europea e la netta presa di distanze voluta da Papa Francesco dopo una serie di omicidi politici del clero cattolico in Burundi.

Dopo il gesto di ieri di Papa Francesco, ora la popolazione ruandese si attende la consegna del clero hutu che partecipò al genocidio, per anni protetto dalla Chiesa e nascosto nelle diocesi in Europa. Un atto dovuto per voltare finalmente pagina su queste connivenze storiche che Papa Francesco ha avuto il coraggio di spezzare.

Nonostante l’appoggio alla dittatura HutuPower di Juvenal Habyarimana, la partecipazione attiva al genocidio e alle fin’ora tese relazioni tra i due Stati, la Chiesa Cattolica è riconosciuta e protetta dal Governo ruandese che crede nella libertà di ogni culto religioso. Nel nuovo Rwanda la Chiesa Cattolica ha, però, perso credibilità e fedeli a favore della Chiesa Protestante, di cui sono fedeli il Presidente Kagame e sua moglie. La speranza del popolo ruandese è che Papa Francesco lo aiuti a superare l’orrore vissuto e consegni i responsabili ancora in libertà. Solo dopo la giustizia terrena i cuori dei sopravvissuti all’Olocausto saranno pronti al perdono.

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