martedì, Ottobre 26

Rwanda Genocidio ’94: ammazzare i tutsi in nome di Dio

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Vescovo Augustin Misago

Agustin Misato, vescovo della dicocesi di Gikongoro è sospettato di aver organizzato lo sterminio di 150.000 tutsi nel distretto di Gikongoro, a sud del Rwanda, tra i quali le 112 studentesse della scuola cattolica di Marie Merci a Kibeho. Scappato anche lui nello Zaire non lasció mai la regione e fu arrestato dall’Esercito ruandese il 14 aprile 1999.  Durante il processo, avvenuto nel 2000, le Autorità giudiziarie ruandesi furono costrette ad assolverlo per mancanza di prove e testimoni diretti. L’accusa di organizzazione del genocidio da parte del Vescovo si basava su prove indirette.

I testimoni non furono in grado di presentare foto o documentazione che lo poteva incolpare in assenza di sopravvissuti tra le vittime. Fu un terribile colpo per la Nazione e l’opinione pubblica criticò duramente la decisione della magistratura che si difese affermando che il nuovo Rwanda non era fondato sulla vendetta, ma sulla giustizia imparziale. Anche la missiva inviata al Vaticano, ed intercettata dall’Esercito di liberazione con l’aiuto della intelligence americana, non fu sufficiente a incolparlo. Nella missiva, datata pochi giorni dopo l’inizio del genocidio, il Vescovo Misago invitava la Santa Chiesa a farla finita con i preti tutsi «di cui la popolazione non vuole più sentire parlare».

Un articolo del maggio 1999, pubblicato dall’’Osservatore Romano‘ al momento dell’arresto, difese il Vescovo di Augustin Misago, sostenendo che era in corso una campagna diffamatoria contro la Chiesa e il suo ruolo conciliatorio. Peggio ancora, il Vaticano sotto la reggenza del Pontefice Giovanni Paolo II, sostenne la teoria del doppio genocidio; quello compiuto dall’Esercito di liberazione tutsi contro gli Hutu, nel chiaro tentativo di trasformare le vittime in carnefici. Teoria risultata completamente infondata e respinta dalla comunità internazionale e da organizzazioni di tutto rispetto quali Human Rights Watch, la Federazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo (attualmente impegnata nel denunciare il genocidio strisciante in Burundi), Amnesty International, SOS Racisme.

La tesi del doppio genocidio è opera del Colonello Maggiore della Guardia Presidenziale di Habyarimana: Sylvestre Mudacumura Comandante Supremo del gruppo terroristico Forze Democratiche di Liberazione del RwandaFDLR .

Il Colonello Mudacumura fu una delle principali menti del genocidio del ’94. Dal 2004 è ricercato dalla Corte Penale Internazionale per genocidio in Rwanda e crimini di guerra nel Kivu, Est del Congo. Attualmente comanda le truppe FDLR presenti in Congo e in Burundi, in supporto alla dittatura dell’ex Presidente Pierre Nkurunziza, illegalmente al potere dal luglio 2015 e fautore di un genocidio silenzioso contro la popolazione tutsi burundese.

Agustin Misago è deceduto il 15 marzo 2012. Il suo funerale è stato celebrato presso la Cattedrale di Gikongoro. Presenti alla cerimonia l’allora Vice Presidene del Senato, Bernard Makuza, e l’ex Presidente eletto dopo il genocidio, Pasteur Bisimungu, di origine hutu. Il Vescovo Smaragde Mboyintege, presidente della Conferenza Episcolpale Ruandese, durante la cerimonia descrisse Misago come una persona intelligente, lavoratore instancabile, un brillante ricercatore che ha fatto molto per la Chiesa Cattolica in Rwanda. «Era un buon consigliere per ognuno di noi». Papa Benedetto XVI inviò un telegramma in tributo alla memoria di Misago, descrivendolo come un uomo di fede che aveva dedicato tutta la sua vita al beneficio della Chiesa. «Dobbiamo tutti pregare per il Vescovo che Dio gli garantisca un posto in paradiso».

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