martedì, Ottobre 26

Rwanda Genocidio ’94: ammazzare i tutsi in nome di Dio

0
1 2 3 4 5 6 7 8


Padre Athanase Seromba ‘il Buldozer di Dio’

Padre Athanase Seromba (nome di battaglia: ‘il Buldozer di Dio’) era prete titolare presso la parrocchia di Nyange, situata nell’attuale distretto di Ngororero all’ovest del Ruanda. Anche lui attirò 2.000 fedeli tutsi all’interno della parrocchia con false promesse di salvezza e protezione per poi trucidarli in collaborazione con le milizie genocidarie. Padre Seromba dimostrò un inaudito sadismo. Ordinò al Comune di mettere a disposizione un bulldozer per uccidere gli scarafaggi tutsi. Lui stesso guidava il bulldozer nelle operazioni di sterminio. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti (solo 4 persone) Seromba uccise personalmente 122 donne, 45 anziani e 28 bambini utilizzando il bulldozer messo a disposizione dal Comune.

Dinanzi all’offensiva dell’Esercito di liberazione di Kagame, coaudivato dalle forze speciali ugandesi e da Marines afroamericani, come supporto tattico, Seromba fuggí a Bukavu, dove il clero congolese  gli forní passaporto falso e nuova  identità che gli permisero di raggiungere l’Italia. Fu nominato prete presso una diocesi vicino a Firenze, sotto il falso nome di Anastasio Sumba Bura di nazionalità ‘congolese’. Sotto la pressione del Procuratore ONU Carla Del Ponte, le Autorità italiane furono costrette accettare la richiesta di estradizione presentata dal Governo ruandese. All’epoca la Chiesa si rinchiuse in un incomprensibile silenzio e negò di sapere la vera identità di Anastasio Sumba Bura.

Il bulldozer di Dio fu condannato a 15 anni di prigione per genocidio e sterminio della razza umana il 13 dicembre 2006. Nel Marzo 2008 Seromba fece ricorso presso la Camera d’Appello del Tribunale Internazionale dei Crimini del Rwanda. La corte decise di aumentare la pena condannandolo all’ergastolo. Il 27 giungo 2009 Seromba è stato trasferito presso la prigione di massima sicurezza di Akpro-Misserete, a Porto-Novo, nel Benin dove rimarrà rinchiuso fino al giorno della sua morte.  

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->