martedì, Ottobre 26

Rwanda Genocidio ’94: ammazzare i tutsi in nome di Dio

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Padre Wenceslas Munyeshyaka: il guerriero di Dio

Prete titolare della Cattedrale Sainte Famille a Kigali, Wenceslas Munyeshyaka (nome di battaglia: ‘il guerriero di Dio’), ispirato da Padre Rukundo, trasformò la bellissima chiesa in un mattatoio per tutsi. Secondo la testimonianza di uno dei due sopravvissuti al massacro, Gilbert Masengo, Padre Munyeshyaka rese nota pubblicamente la decisione di proteggere i fedeli tutsi all’interno della Cattedrale Saine Famille. Attirati da questa promessa di salvezza 1.432 tutsi si rifugiarono nel luogo sacro di Dio per fuggire dalle milizie Interhawme, Esercito e Polizia che stavano trucidando centinaia di migliaia di tutsi nella capitale.
Gli ignari fedeli non erano a conoscenza del piano di Padre Munyeshyaka, concordato con il Prefetto di Kigali, il Colonello Renzaho Tharcisse, che comandava le milizie Interahamwe di stanza presso la capitale. Quando la chiesa fu piena i sacrestani chiusero dall’esterno tutte le porte su ordine di Padre Munyeshyaka e le milizie genocidarie accerchiarono la chiesa. La mattanza fu compiuta seguendo lo stesso scenario della chiesa di
Kabgayi ma con tempistica nettamente inferiore: 6 giorni. Quotidianamente i miliziani si presentavano all’interno della chiesa con la lista della morte.

Testimonianze fotografiche ritraggono Padre Munyeshyaka in divisa militare e giubotto anti proiettili che ride e scherza con le milizie genocidarie prima delle esecuzioni. Come padre Rukundo, anche Munyeshyaka ebbe dei rapporti sessuali con ragazze tutsi dietro promessa di salvezza, ma con una sostanziale differenza. Dopo aver consumato il rapporto, il guerriero di Dio uccideva le sue vittime. Oltre a Masengo sopravvisse un bambino di due anni. Fu trovato un giorno dopo la fine della mattanza che stava cercando di bere il latte dal cadavere di sua madre. Fu portato in salvo da una suora hutu che rischiò la sua vita.

Dopo la mattanza della Cattedrale Sainte Famille, Padre Munyeshyaka coordinò alcuni reparti di Interhamwe rendendosi personalmente responsabile di 182 altri assassini a sangue freddo di inermi civili tutsi. Incitò anche il clero cattolico di Kigali a seguire il suo esempio, minacciando di morte i preti hutu riluttanti a farlo. Durante la battaglia di Kigali del 3 luglio 1994 Padre Munyeshyaka fuggí la capitale per sottrarsi alla giustizia dell’Esercito di liberazione. Rifugiatosi nella prefettura di Gyangugu (al confine con il Congo) attraversò il confine assieme al suo reparto di miliziani genocidari, protetto dai soldati francesi della ignobile Operazione Turchese. Come per Padre Rukundo e decine di altri preti macchiatesi del crimine di genocidio, nel 2001 Munyeshyaka riuscí a giungere salvo in Europa (Parigi) grazie ad un falso passaporto offerto dal clero cattolico di Goma, provincia del Nord Kivu, Congo, all’epoca Zaire.

Giudicato colpevole di genocidio e crimini contro l’umanità il Tribunale Militare del Rwanda lo condannò all’ergastolo. Le richieste di estradizione del Governo ruandese furono sempre ignorate dalla Francia. Dietro pressione internazionale, la magistratura francese ordinò, nel 2014, un provvedimento giudiziario contro Munyeshyaka. Procedimento che si concluse nell’ottobre 2015, con l’assoluzione per ‘assenza di prove’. Padre Munyeshyaka dal 2001 (anno del suo arrivo in Francia) fu ordinato dalla Santa Sede prete titolare delle parrocchie di Gisors e Epte Valley, nell’Alta Normandia, dove tutt’ora celebra i sacri riti. La Cattedrale Sainte Famille a Kigali è stata trasformata in un museo per ricordare il genocidio.

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