domenica, Settembre 19

Rwanda e Tanzania, priorità assoluta: stroncare sul nascere DAESH

0
1 2


Ora la Tanzania si sembra risvegliata dal letargo tentando di recuperare il tempo perduto per sopprimere sul nascere le cellule DAESH che rischiano di consolidare catastrofiche ramificazioni con Boko Haram in Nigeria e Al-Shabaab in Somalia. È molto probabile che il Presidente Magufuli chieda aiuto e collaborazione con I servizi segreti kenioti, rwandesi e ugandesi, maggior mente preparati e attrezzati.

Il Rwanda è entrato nel mirino salafita nel gennaio 2016 quando la polizia distrusse sul nascere una cellula del DAESH attiva nella capitale, Kigali, ed intenta a reclutare giovani per il fronte siriano. I membri della cellula erano cittadini ruandesi di fede mussulmana affiliati alla cellula speciale del DAESH denominata Takfiri. Trattasi di un corpo d’elite multinazionale a disposizione del ISIS DAESH incaricato di uccidere fratelli musulmani dichiarati Kafir (non credenti) secondo la pratica di scomunica inserita nella Sharia e denominata Takfir. Un pratica che consente di scomunicare dei mussulmani non in linea con il Corano.

Una volta scomunicati questi musulmani possono essere uccisi senza ricorrere a peccato. La scomunica può essere individuale o collettiva tramite l’utilizzo della Fatwa: il verdetto pronunciato da un Imam dedito agli studi coranici e riguardante il comportamento morale e sociale del buon musulmano. Il Fatwa pronunciato dai Teologi Islamici non può essere discusso ma solo messo in pratica. I Takfiri sono i gruppi speciali che eseguono gli omicidi decretati dagli Imam e dai Capi militari contro mussulmani dichiarati Kafir. Spesso non si tratta di omicidi ma di veri e propri massacri. La pratica di scomunica è utilizzata dal DAESH per poter combattere e uccidere dei mussulmani che vengono preventivamente dichiarati Kafir. Il Corano vieta espressivamente di uccidere qualsiasi essere umano per ragioni di lucro personale o politiche. Inoltre uccidere un mussulmano è considerato l’orribile peccato estremo.

La presenza di membri Takfiri a Kigali dimostra che il DAESH considera il Rwanda come un Paese importante nel loro piano geostrategico del Grande Califfato d’Africa. Nel covo operativo della cellula terroristica furono ritrovate armi munizioni, materiale audiovisivo di propaganda e messaggi di corrispondenze tenute sia sui social network sia con sistemi di posta elettronica criptata. Durante il raid della polizia fu catturato il Vice Imam della Moschea di Kimironko (Kigali): Muhammad Mugemangango sospettato di essere a capo della cellula di recrutamento appena scoperta e distrutta. L’Imam verrà ucciso qualche minuto dopo il suo arresto mentre stava tentando la fuga. Il 18 agosto 2016 la polizia fu coinvolta in uno scontro a fuoco con dei terroristi salafisti presso il distretto di Gasabo, vicino alla capitale Kigali. Lo scontro durò tre ore prima che un terrorista venisse ucciso. Il giorno successivo le forze dell’ordine intercettarono e distrussero una cellula del gruppo salafita somalo Al-Shabaab composta da tre terroristi rimasti uccisi a Bugarama, nel sud ovest del Paese.

Il Rwanda è stato fino ad ora al di fuori delle strategie di Al-Shabaab non rappresentando alcuna minaccia diretta per il gruppo terroristico. La comunità musulmana è una minoranza trascurabile (2% della popolazione) che non ha mai dato segnali di radicalizzazione. Al contrario è stata elogiata per il suo ruolo di protettrice di vite umani durante il genocidio. Gli unici posti sacri dove i civili tutsi si salvarono dalla follia omicida delle milizie HutuPower furono le moschee. Negli altri luoghi di culto si consumarono i massacri più orribili della storia del Paese organizzati dal clero anglicano e cattolico.

Il governo ha immediatamente reagito alla minaccia calando una coltre di silenzio per non compromettere le indagini in corso. Quando il governo di Kigali impone il silenzio su un affare di politica interna o estera è il segnale che sono state prese decisioni di carattere militare, scatenando la devastatrice forza dell’apparato difensivo ruandese. Nella lotta contro il terrorismo salafita sembra che il governo abbia deciso di usare tattiche non convenzionali inserite in una sporca ma necessaria guerra segreta. Le cellule terroristiche smantellate e l’alto numero di casualità tra i terroristi insinua il sospetto di esecuzioni extra giudiziarie o eliminazioni dopo pesanti interrogatori.

Nessuna prova certa a testimoniare il dubbio in quanto la lotta contro il terrorismo in Rwanda è condotta nel più totale segreto. Una lotta spietata senza esclusione di colpi attuata nell’ombra dove il confine tra giustizia e omicidio diventa labile. Eppure anche il Rwanda necessita operazioni pubbliche tese a farlo entrare a pieno diritto nei Paesi alleati degli Stati Uniti minacciati dal terrorismo islamico. Questo significa maggior cooperazione militare, maggior finanziamenti e armi, maggior tolleranza ad errori interni o regionali. Un rafforzamento della cooperazione militare auspicato e favorito da Israele che considera il Rwanda Paese Gemello a causa dei due genocidi subiti da entrambi i popoli. Il MOSSAD è di casa a Kigali sia per organizzare operazioni militari contro I terroristi rwandesi FDLR in chiave di protezione territoriale del Rwanda sia, ora, nel impedire che il DAESH prenda piede nel Paese.

La lotta contro il DAESH in Rwanda ha dato risultati inaspettati e in tempi rapidi. In maggio saranno processati 44 terroristi DAESH di cittadinanza rwandese catturati durante la campagna segreta di raid anti terroristici compiuta negli ultimi 8 mesi. Il processo è iniziato presso il tribunale di Kigali martedì 2 maggio. La Camera Speciale della Alta Corte del Rwanda ha rifiutato la richiesta della difesa che il processo sia svolto in udienze pubbliche. Secondo la decisione presa dalla magistratura non è possibile far accedere il pubblico e i media per ragioni di sicurezza nazionale.  Quattro degli imputanti sono minori e saranno gestiti dal tribunale appropriato presso la Corte Intermedia di Gasabo.

Il governo ruandese ha deciso di affiancare alla efficace ma oscura operazione di prevenzione del terrorismo salafita, intensi colloqui con la comunità islamica ruandese al fine di evitare il sorgere del radicalismo religioso al suo interno. La sensibilizzazione verso la comunità islamica contro il terrorismo è iniziata nel gennaio 2016, segno evidente che già dal 2015 i servizi segreti rwandesi erano a conoscenza della minaccia terroristica del DAESH nel loro Paese.

Il Gran Mufti ruandese Ibrahim Kayitare nel gennaio 2016 sensibilizzò i fedeli mussulmani contro la minaccia terroristica e le idee estremistiche definendole una incorretta interpretazione del Islam. «La Comunità Islamica rwandese è contro ogni atto terroristico e mi appello a questi criminali. Si devono fermare perchè le loro azioni riportano l’Islam indietro all’Età della Ignoranza», dichiarò il Gran Mufti del Rwanda. La collaborazione tra Imam, comunità musulmana, servizi segreti e forze dell’ordine è la principale spiegazione del perchè fino ad ora tutti i tentativi di installarsi in Rwanda fatti dal DAESH sono falliti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->