domenica, Aprile 11

Rwanda e Tanzania, priorità assoluta: stroncare sul nascere DAESH

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Dal 1998 la scena politica del Nordafrica e Africa Occidentale è dominata da continui tentativi di destabilizzazione portati avanti da Al-Qaeda tramite la sua cellula Al-Qaeda Magreb. La caduta del Colonnello Gheddafi, causa un mal riuscito progetto franco-americano di controllo delle risorse petrolifere libiche, ha favorito l’espandersi del terrorismo salafita nella regione. Il Mali è di fatto diviso in due con un nord a maggioranza musulmano dove vari gruppi terroristici salafiti spadroneggiano. Ciad, Camerun, Nigeria e Niger sono alle prese con Boko Haram, indebolito ma duro a morire. In Somalia le forze africane AMISOM sotto guida ugandese stanno ancora combattendo Al-Shabaab. La Libia è praticamente perduta.

In Africa Orientale solo il Kenya è stato teatro di continui attentati terroristici compiuti da Al-Shabaab (Westgate Mall e Garissa) in ritorsione all’intervento militare keniota in Somalia. Attentati perpetuati grazie alla inefficienza (e a volte la complicità) del sistema difensivo del Kenya che fa acqua da tutte le parti. Tra essi ricordiamo In Uganda Al-Shabaab dopo l’attentato del giugno 2010 non è più riuscita nemmeno a creare una cellula terroristica. Dal 2015 nello scenario africano è giunto DAESH. Impegnato principalmente sul fronte Libico, ISIS sostiene gruppi affiliati in Africa Occidentale, tenta alleanze con Boko Haram e Al-Shabaab ed è in continua competizione con Al-Qaeda Magreb.

Dal 2016 il DAESH tenta di infiltrarsi in altri due Paesi dell’Africa Orientale fino ad ora immuni dal terrorismo salafita: Rwanda e Tanzania. Le prime cellule DAESH sono state scoperte a Dar es Salaam nel giugno 2016 quando la polizia uccise durante un violento scontro a fuoco Mohammad Abdallah ideatore dell’attacco alla caserma di polizia Sitakishari a Dar es Salaam avvenuto il 5 luglio 2015 dove quattro poliziotti trovarono la morte e l’arsenale fu saccheggiato. Dagli inizi del 2016 i servizi segreti tanzaniani informano la Presidenza di fondati sospetti di radicalizzazione salafita lungo la Costa, a Zanzibar, e nelle regioni di Tanga, Dar es Salaam e Lindi. Una cellula DAESH fu scoperta nella regione di Tanga in una cava denominata Amboni. I gruppo terroristico sparì prima che le forze dell’ordine intervenissero per annientarlo eliminando testimoni e collaboratori per non permettere alcuna fuga di notizie.

I servizi segreti tanzaniani hanno raccolto informazioni e prove certe di addestramenti militari a giovani disoccupati gestiti da terroristi somali di Al-Shabaab e consiglieri militari DAESH presso i distretti di Kibiti, Mkuranga e Rufiji lunga la Costa. I campi di addestramenti nascosti nelle foreste servirebbero al momento per preparare mano d’opera per i fronti somalo, libico, yemenita, siriano e iracheno. Le indagini sui campi d’addestramento iniziarono dopo la comparsa sul web di un video dove mostrava giovani tanzaniani armati di Kalashinkov che sventolavano la bandiera dello Stato Islamico. Il video nonostante che fosse di bassa qualità, fu esaminato dagli esperti delle agenzie di controterroismo regionali e considerato originale.

Verso la fine del 2016 la polizia scoprì un campo di addestramento nella foresta di Kilongoni lungo la Costa.  Gli inquirenti non escludono però che parte dei giovani addestrati e indottrinati restino nel Paese con il compito di creare un network terroristico nazionale. La questione indipendentistica mai risolta di Zanzibar è ottimo terreno per il DAESH che può sfruttare la frustrazione dei giovani musulmani di Zanzibar per fomentare la radicalizzazione e reclutare. Stesso dicasi per le migliaia di giovani musulmani disoccupati a Zanzibar e lungo la Costa.

La scorsa settimana il Presidente John Magufuli ha convocato un meeting in tutta urgenza con il Comitato della Difesa Parlamentare e Sicurezza Nazionale per discutere quella da lui definita: ‘emergenza terroristica’. Un meeting convocato dopo il massacro avvenuto nel distretto di Kibiti dove 8 poliziotti sono stati uccisi da un gruppo terroristico vicino al DAESH. I servizi segreti, polizia ed esercito sono stati chiamati ad offrire drastiche misure preventive per soffocare l’inizio del terrorismo salafita nel Paese. Il Presidente Magufuli vuole evitare a tutti i costi che la questione indipendentistica di Zanzibar (fino ad ora contenuta con concessioni di parziale autonomia) diventi il terreno di DAESH, ritrovandosi ad affrontare uno scenario nigeriano. Per evitare il pericolo Magufuli non deve solo intervenire tempestivamente con energiche misure repressive ma risolvere le cause del malcontento tra i giovani mussulmani: disoccupazione, discriminazione, mancanza di prospettive future. Un intervento che necessita un serio piano di sviluppo socio economico.

Il Presidente Magufuli ha fatto bene a convocare la riunione straordinaria visto che lo sviluppo delle cellule terroristiche del DAESH in Tanzania sarebbe stato possibile grazie all’incompetenza dell’apparato difensivo nazionale. Questo è il parere dell’esperto mondiale di sicurezza David Goldman espresso sulla rivista specializzata Intelligence Briefs.

«Per tre anni il governo della Tanzania ha ignorato rapporti ricevuti sulla nascita di cellule terroristiche jihadiste nel suo territorio. Era informato ma ha donato l’impressione di assumere un aria indulgente dinnanzi a questo rischio. Non ci sono tracce di operazioni anti terroristiche in Tanzania prima del 2016. Le forze di sicurezza non sono attrezzate ed addestrate per fronteggiare pericolosi terroristi. Dinnanzi a questo pericolo reale occorre porci delle domande. La Tanzania è preparata ad affrontare la minaccia terroristica? L’Intelligence è consapevole dei rischi e delle minacce poste dalla presenza di jihadisti nel Paese? Quali saranno nel breve e lungo termine le conseguenze di questi terroristi militanti?» afferma Goldman nel suo articolo.

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