mercoledì, Dicembre 1

Rwanda denuncia il rischio di genocidio in Burundi

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La conferenza dei due partiti di Governo è stata preceduta dalla condanna pubblica contro il regime razzial-nazista burundese pronunciata dal Presidente ruandese Paul Kagame il 9 novembre scorso. Secondo alcuni osservatori regionali la conferenza di PSR e UDPR sarebbe stata concordata con il partito di maggioranza di Governo (FPR) al fine di aumentare la pressione internazionale contro il Burundi. Tra i due Paesi gemelli le relazioni si sono completamente deteriorate, con reciproche accuse di sostenere le rispettive ribellioni armate. Tensioni che hanno dato inizio a una pericolosa escalation lo scorso ottobre, dando avvio a una preoccupante guerra diplomatica. Pur rimanendo assai improbabile un intervento militare diretto del Rwanda, i segnali politici che provengono dal Governo sembrano presagire azioni parallele alla diplomazia ufficiale. Chiara l’intenzione di mettere le Nazioni Unite e la Comunità Internazionale di fronte alle proprie responsabilità per evitare un secondo olocausto in Africa.

Nessuna reazione si registra per ora da parte del regime burundese e dei leader terroristi FDLR presenti in Burundi o presso il coordinamento in Francia. Si preferisce dare voce all’ala militante estremistica e genocidaria del CNDD attraverso interventi sui social network. «Siete preoccupati della pace? Fatevi gli affari vostri! Togliete la trave che è conficcata nel vostro occhio prima di guardare alla pagliuzza nei nostri occhi! Attendete. Il Rwanda va a esplodere! Contrariamente a voi, che negate l’esistenza delle etnie a casa vostra: voi governate sulla base del TutsiPower. Ci divertiremo quando il vulcano esploderà a casa vostra. Il vostro Paese non è uguale al nostro e i vostri sentimenti selvaggi resteranno al di là delle nostre frontiere». Questo uno dei tanti commenti comparsi sui social network a reazione della conferenza stampa indetta a Kigali. Questo commento è comparso sul media razziale burundese ‘Ikiriho‘, ma successivamente è stato cancellato dalla redazione in quanto evidentemente controproducente alla propaganda di regime.

 

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