domenica, Settembre 19

Rwanda: BNP Paribas dietro al finanziamento di armi del genocidio Nel giugno 1994 dalla banca 1,3 milioni di dollari per acquisto di tonnellate di armi per le forze ruandesi, l’Esercito e le milizie Interahwame

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Lo stesso colonnello Bagosora ammise, durante il suo processo presso il Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda, la consegna di armi dal Sudafrica. «Nel giugno del 1994 il nostro esercito era a corto di armi e munizioni con grosse difficoltà a frenare l’offensiva del Fronte Patriottico Ruandese e degli alleati ugandesi. Così corsi alle Seychelles per concludere l’affare», dichiarò il Generale durante il processo, senza nominare Francia e BNP Paribas. Bagosora non ha mai riconosciuto il crimine a lui imputato di genocidio, a differenza dei generali nazisti che, a Norimberga, riconobbero l’Olocausto contro gl ebrei, trincerandosi dietro l’assurda e improponibile difesa di esecuzioni di ordini diramati da Adolf Hitler.

Il consorzio delle ONG francesi accusano la BNP Paribas di essere stata consapevole della violazione dei trattati internazionali che impediscono transazioni finanziarie funzionali all’acquisto di armi destinate a Paesi in guerra. Aggravanti per il noto istituto bancario francese sono: l’embargo ONU  e le notizie del genocidio in atto che, nel giugno 1994 (mese in cui sono avvenute le due transazioni finanziarie), era già state ampiamente diffuse da tutti i media mondiali.

Nell’indagine compare anche una banca belga che avrebbe facilitato le transizioni della BNP Paribas: la Bruxelles Lambert. Le due banche operarono sicure di farla franca causa l’inesistenza, all’epoca, di una legge sulla vigilanza delle attività finanziarie. I regolamenti interni e le raccomandazioni delle Banche Centrali di Parigi e Bruxelles prevedevano l’immediata informazione circa i trasferimenti internazionali superiori ai 180.000 dollari. Informazione mai giunta alle rispettive Banche Centrali.

Sui 1,3 milioni di dollari messi a disposizione dalla BNP Paribas, solo 330.000 furono spesi per l’acquisto di armi e munizioni durante la transizione avvenuta alle Seyscelles. Il resto dove fini? Il mistero viene svelato dal quotidiano francese online ‘Rivista XXI’ e ripreso da ‘Radio France International’ il 29 giugno 2017. Entrambi i media riprendono la dettagliata inchiesta del giornalista Patrick de Saint-Exupery che sottolinea il perseverare del Governo Mitterrand  nel sostenere il regime nazista di Habyarimana nonostante il genocidio in corso.

Secondo documenti in possesso del giornalista e testimonianze di agenti segreti francesi, Hubert Vèdrin diede l’ordine di utilizzare il rimanenti 970.000 dollari per l’acquisto di armi e munizioni destinate all’Esercito ruandese e alle milizie genocidarie Interahwame fuggite dopo la sconfitta nel vicino Zaire. Le armi sarebbero state consegnate nei primi giorni dell’agosto 1994 a Goma e Bukavu, secondo la testimonianza di un ex ufficiale francese che partecipò all’operazione militare francese Turquoise. Dovevano servire a riconquistare il Rwanda. Per tutto il 1994 i consiglieri militari francesi riorganizzarono l’esercito ruandese e le milizie genocidarie, protette nei campi profughi dello Zaire ,e nel 1995 lanciarono due tentativi di invasione del Rwanda respinti dal Fronte Patriottico Ruandese, che, nel 1996, invaderà a sua volta lo Zaire assieme alle truppe angolane, burundesi e ugandesi ponendo fine alla dittatura di Mobutu Sese Seko.

Hubert Vèdrine rifiuta ogni accusa, mentre Paul Quilès, direttore della missione parlamentare sul Rwanda, afferma di non aver mai preso visione dei documenti in possesso al giornalista francese e di aver forti dubbi sulla veridicità delle testimonianze rese da questi misteriosi agenti segreti e ufficiali francesi. Eppure qualcosa non quadra. Le accuse lanciate da Patrick de Saint-Exupèry non hanno provocato denunce per calunnia e falsa informazione da parte dei diretti accusati, solo smentite e imbarazzanti silenzi. Nè hanno determinato azioni quali inchieste parlamentari o della Magistratura, nonostante che l’associazione francese Survie mercoledì 28 giugno 2017 abbia presentato una nuova denuncia per la vendita di armi francesi ai genocidari ruandesi. La prima era stata presentata due anni fa e immediatamente respinta dalla Magistratura su ordine del Presidente Hollande. Entrambe chiamano in causa il defunto Presidente Francois Mitterand, e vari ministri, generali e bancari francesi, accusandoli di consapevole e premeditata partecipazione alla preparazione e alla realizzazione del genocidio in Rwanda.

«Il vari governi francesi da 23 anni stanno disperatamente lottando per coprire un terribile crimine di Stato. Una lotta destinata alla sconfitta, in quanto la memoria del genocidio ruandese è una memoria paradossale. Piú il tempo passa meno si dimentica e maggiori sono le possibilità che la verità, seppur orribile e con conseguenze devastanti, venga a galla», commenta lo scrittore senegalese Boubacar Boris Diop.

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