martedì, Novembre 30

Rwanda: BNP Paribas dietro al finanziamento di armi del genocidio Nel giugno 1994 dalla banca 1,3 milioni di dollari per acquisto di tonnellate di armi per le forze ruandesi, l’Esercito e le milizie Interahwame

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La decisione della Magistratura francese anti-terrorismo di riaprire il caso dell’assassinio del dittatore ruandese Juvenal Habyarimana avvenuto il 6 aprile 1994 che scatenò il genocidio ruandese,  nasconderebbe un preciso piano della Cellula Africana dell’Eliseo (Françafrique), l’Ufficio – che opera fuori dal controllo del Parlamento – incaricato di mantenere con tutti i mezzi  il controllo politico ed economico di Parigi sulle ex colonie africane. Un controllo che assicura il 48% della economia francese.

Il piano di Françafrique consiste nel bloccare i recenti tentativi del Presidente Emmanuel Macron di riprendere le relazioni pacifiche con il Rwanda, nascondere le responsabilità di alti esponenti francesi della politica, difesa nazionale e finanza nel genocidio del 1994 e di preparare, in tutta tranquillità e segretezza, la riconquista militare del Rwanda, attraverso il finanziamento del gruppo terroristico ruandese FDLR, delle milizie congolesi Mai Mai e delle milizie genocidarie burundesi Imbonerakure. Questo ultimo piano è stato scoperto dall’Intelligence ruandese e ugandese. Senza pubblicizzare la scoperta le due intelligence stanno offrendo tutte le informazioni utili ai rispettivi governi per prendere efficaci contro-misure per impedire sul nascere una terza guerra Pan Africana nella regione dei Grandi Laghi.

La Magistratura francese anti-terroristica sta tentando di processare (in contumacia) il Ministro della Difesa ruandese James Kaberere, accusato di essere il mandante dell’abbattimento dell’aereo militare su cui viaggiava il dittatore Habyarimana, abbattuto durante la fase di atterraggio all’aeroporto di Kigali da due missili terra-aria SA-16. L’accusa si basa sulle testimonianze verbali di due misteriosi super testimoni, privi di prove concrete in supporto alle loro dichiarazioni, soggetti dei quali il Governo francese rifiuta di rivelare al Governo ruandese e ai media francesi la loro identità. Queste manovre giudiziarie, dai chiari risvolti politici secondo i ruandesi, hanno determinato il richiamo dell’Ambasciatore ruandese a Parigi e la rottura diplomatica tra Rwanda e Francia.

I media francesi si dichiarano dubbiosi dinnanzi a queste mosse che potrebbero essere un tentativo di nascondere le responsabilità del Governo François Mitterrand, e aprire la strada a una guerra per procura tesa a destituire un Governo democraticamente eletto. Varie ONG francesi hanno chiesto la declassificazione dei documenti custoditi negli archivi di Stato e riguardanti i rapporti tra Francia e Rwanda nel periodo 1990-1995. Richiesta rifiutata dall’Alta Corte francese e ora sottoposta a giudizio della Corte Europea per i Diritti Umani.

Il Governo Macron e la Cellula Africana devono affrontare anche un’altra pericolosa e imbarazzante situazione: il sospetto di un finanziamento fatto per acquistare ingenti quantitativi di armi attuato nel 1994 dall’Istituto bancario BNP Paribas. L’accusa è stata sollevata lo scorso luglio da un consorzio di ONG francesi (Associazione Anticorruzione Sherpa, Collettivo delle Parti Civili per il Rwanda e Ibuja France – Memoria e Giustizia), e chiama in causa direttamente Hubert Vèdrine, Segretario Generale della Presidenza durante il Governo Mitterrand  del 1994.

Le prove presentate da questo consorzio sono inquietanti e considerate sufficienti dal Tribunale di Grande Istanza di Parigi, il quale, lo scorso 22 agosto, ha presentato a banca BNP Paribas unainformazione giudiziariapercomplicità nel genocidio e complicità nei crimini contro l’umanità’. La documentazione presentata dall’accusa rivela che il famoso istituto bancario francese nel giugno 1994 avrebbe finanziato l’acquisto di 80 tonnellate di armi destinate alle forze razzial-naziste ruandesi in pieno genocidio e in palese violazione dell’embargo deciso dalle Nazioni Unite e accettato dalla Francia.

I documenti sottoposti alla Magistratura  rivelerebbero transazioni bancarie internazionali illegali tese a garantire la necessaria copertura finanziaria per dotare l’Esercito ruandese e le milizie genocidarie di nuove armi e munizioni, mentre nel Paese africano infuriava il genocidio e le forze democratiche del Fronte Patriottico Ruandese, sostenute da reparti militari ugandesi e forze speciali americane, stavano lentamente ma progressivamente conquistando terreno, mettendo in fuga un esercito ancora fedele al regime HutuPower e sorretto dai consiglieri militari francesi, esercito che sarebbe stato prossimo allo sbando oltre che a corto di munizioni.

Il 14 e il 16 giugno 1994, BNP Paribas autorizza due trasferimenti di fondi per un totale di 1,3 milioni di dollari su di un conto della Banca Nazionale del Rwanda, la quale immediatamente li trasferisce su un conto svizzero intestato a Willem Tertius Ehlers, proprietario di una società sudafricana di vendita di armi. Il 18 giugno 1994, Ehlers e il Colonnello Thònoste Bagosora concludono, in territorio franco (Seychelles), una vendita di 80 tonnellate di armi e munizioni che giungeranno presso l’aeroporto zairese di Goma. Grazie al beneplacito e alla copertura del dittatore Mobutu Sese Seko, le armi entreranno il 24 giugno nella città ruandese di frontiera Gyseni, ubicata a meno di un km da Goma, a quella data ancora controllata dalle forze genocidarie del regime Hutupower.

Il Colonnello Thèoneste Bagosora è la mente del genocidio, assieme alla moglie del dittatore, Agathe Habyrimana, conosciuta come la ‘Dama della Morte’. Agathe e Thòneste sono anche i mandanti dell’assassinio di Juvenal Habyrimana, come le magistrature ruandese e francese stabilirono senza ombre di dubbio in due distinte inchieste giudiziarie condotte nel 2010 e nel 2012. Bagosora è considerato il teorico del genocidio dei tutsi come arma finale per vincere la guerra civile e imporre un dominio HutuPower, che avrebbe dovuto essere eterno, estendersi al Paese gemello, il Burundi, eliminando 4 milioni di tutsi presenti in Rwanda, Burundi, Uganda e Est del Congo.

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