mercoledì, Maggio 12

Rwanda al voto: Kagame ancora favorito

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Il Rwanda -6,9 milioni di elettori- torna oggi alle urne per eleggere il nuovo Presidente. E, per la terza volta, appare scontato che a vincere sia quello attuale, Paul Kagame, al potere da oltre 20 anni. E’ il candidato del Fronte patriottico ruandese (RPF), il partito al potere dopo il genocidio del ’94: è il favorito ma non avrebbe potuto presentarsi se non avesse proposto un emendamento (passato con il 98% dei voti al referendum del 2015) che potenzialmente gli permette di restare in carica fino al 2034. Alle scorse elezioni ha trionfato con il 93% dei voti.

Dalla sua parte una crescita economica dell’8% dal 2001 al 2014 e un tasso di povertà calato dal 57% al 40%. Dall’altra, però, sono in tanti che parlano di regime e uomo forte del Paese.

A sfidarlo Frank Habineza, 40 anni, leader del Partito Democratico Verde del Ruanda (DGPR), attivo da tempo nell’ambito della difesa dell’ambiente e dei diritti umani, anche grazie al suo lungo lavoro nel campo delle ONG. Poi c’è Philippe Mpayimana, giornalista in esilio fino a qualche mese fa, candidato indipendente, che si presenta come il volto nuovo della politica nazionale ma è ritenuto poco credibile da molti.

Tra gli esclusi la 35enne Diane Rwigara, attivista per i diritti delle donne, data da molti come vera alternativa a Kagame ma che ha pagato la pubblicazione di alcune sue foto nuda (ritoccate con Photoshop, ha ribattuto) e l’accusa di aver prodotto firme false per potersi presentare.

Su questo voto, e sulla più che prevedibile rielezione di Kagame, ha pesato anche la paura per un nuovo genocidio, una nuova ondata di ‘hutu power’, mai per altro sopita per davvero -che ha giustificato la censura imposta dal Governo- i rischi provenienti dal Burundi di nuova invasione e relativo conflitto, e i fondi per la campagna elettorale che il Presidente uscente è riuscito ottenere dai suoi ‘amici americani’.  Una campagna elettorale che ha goduto anche dell’effetto Vaticano.

(video tratti dai canali Youtube della BBC e di Al Jazeera)

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