venerdì, Ottobre 22

Rwanda: a rischio operazioni delle FDLR?

0
1 2 3 4


Kampala – Le Nazioni Unite, sotto la spinta di Francia e Russia, hanno prodotto un rapporto sull’addestramento di giovani rifugiati burundesi effettuato dall’esercito ruandese. Secondo il rapporto i giovani vengono invogliati ad arruolarsi nell’esercito di liberazione presso i campi profughi, addestrati, armati ed inviati a combattere il Governo di Pierre Nkurunziza. A seguito della denuncia ONU gli Stati Uniti hanno emesso un comunicato di condanna invitando il Rwanda ad interrompere le azioni eversive contro il Paese gemello.

Il regime burundese FDLR – CNDD esulta convocando manifestazioni popolari, mentre il Governo di Kigali rigetta categoricamente le accuse, affermando che la crisi Burundese è originata da problematiche interne. Venerdì scorso Kigali ha minacciato di espellere i rifugiati burundesi indirizzandoli verso altri Paesi d’accoglienza. Secondo il quotidiano ruandese ‘Rwanda Podium il trasferimento dei rifugiati burundesi non sarebbe una minaccia, ma una realtà. “Il Rwanda ha deciso immediatamente di ricollocare i rifugiati ruandesi in altri Paesi per porre fine alle accuse che li stia armando aiutandoli nella rivolta contro il loro brutale Governo.”.

All’interno della complicata crisi burundese, che ormai comincia a puzzare di marcio, anche l’addestramento di rifugiati da parte del Rwanda si basa su un fondo di realtà che viene stravolto dalla propaganda di entrambe le parti. È innegabile che l’esercito ruandese stia addestrando i giovani burundesi come innegabile è il ruolo del Rwanda nella crisi burundese. Dal maggio 2015 il Rwanda apporta un sostegno logistico per l’afflusso di armi alla ribellione burundese provenienti da potenze occidentali, affiancando i partigiani burundesi con esperti militari che operano direttamente in Burundi.

Per quanto riguarda l’arruolamento e addestramento dei giovani rifugiati, le Nazioni Unite, desiderose di produrre un documento contro il Rwanda, sono state incapaci di comprendere la realtà, affidandosi ad una sua interpretazione offerta da alcune ONG occidentali, che storicamente non conoscono le complesse situazioni africane. Nella regione varie ONG internazionali sono tendenzialmente pro HutuPower, in quanto scambiano la retorica della indentitá hutu (cardine del genocidio) come un sentimento di emancipazione popolare.

Il Rwanda non arruola nessun rifugiato burundese, ma si limita ad addestrarli e fornire loro le armi ricevute da Stati Uniti, Belgio e (forse) Norvegia. L’illegalità del regime, i crimini contro l’umanità commessi e la consapevolezza che il Paese è sotto il comando di mercenari stranieri autori del genocidio del 1994, spinge molti giovani rifugiarsi ad arruolarsi spontaneamente nell’esercito di liberazione per offrire al Paese democrazia e pace. Come per le brigate internazionali organizzate dalla diaspora burundese in Europa, anche la composizione di questi volontari è inter etnica (hutu e tutsi).

Addestramento di rifugiati e interferenze militari in Paesi vicini esistono ovunque e sono naturali nella politica internazionale. L’unica differenza sta negli obiettivi di queste interferenze. Non è mistero che la Turchia arruola ed addestra rifugiati siriani per conto dei vari gruppi terroristici islamici operanti in Siria. L’obiettivo è di rovesciare il regime del Presidente Assad. Se si riflette a quanto succederà nel post Assad (scenario libico) queste interferenze della Turchia sono estremamente eversive, eppure tollerate e nascoste dall’Occidente. Di tutt’altra natura sono le interferenze militari ruandesi in Burundi, tese a bloccare il genocidio in corso e distruggere un pericoloso nemico che vorrebbe ripetere l’olocausto in Rwanda per gestire il potere in un Paese etnicamente epurato. La presenza di 8.000 terroristi FDLR, i loro futuri piani (consolidamento del potere in Burundi, addestramento delle 30.000 Imbonerakure ed invasione del Rwanda) rendono legittime le interferenze di Kigali.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->