mercoledì, Ottobre 27

Rwanda: 30 anni di RPF tra celebrazioni, rinnovamento generazionale e avvertimenti all’Uganda E' ripresa la guerra fredda tra Kampala e Kigali e ruota attorno al controllo dei minerali preziosi del vicino Congo.

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Il 30 dicembre 1987 fu fondato in Uganda il  RPF Inkotanyi (Fronte Patriottico Ruandese). Iniziativa di rifugiati tutsi ruandesi che parteciparono alla guerra di liberazione guidata dal guerrigliero marxista Yoweri Kaguta Museveni contro le dittature di Milton Obote e Tito Okiello. I miliziani ruandesi rappresentavano le truppe di élite del National Resistence Army che, assieme ad una strategica alleanza con l’etnia ugandese maggioritaria, i Buganda, permise a Museveni di assumere il potere nel 1986 dopo una ‘Bush War‘ (guerriglia) iniziata nel 1981.

Per un breve periodo i comandanti delle truppe d’élite tutsi ruandesi e i loro uomini occuparono importanti posti nel nuovo Esercito, impedendo che le forze reazionarie (guidate da quello che restava dell’apparato di sicurezza di Obote e Okiello) attuassero una contro rivoluzione in grado di spazzare via il fragile Governo di Museveni. In cambio, i leader militari ruandesi (tra cui Paul Kagame) chiesero e ottennero da Museveni il sostegno al loro progetto di liberazione del Rwanda, controllato con il pugno di ferro dal regime hutupower di Juvenal Habyarimana supportato da Francia e Vaticano.

Il 1 ottobre 1990 i ribelli del RPF entrarono in Rwanda con il supporto di truppe ugandesi e consiglieri militari americani per liberare il Paese obbligando la Francia a impegnarsi militarmente per sostenere le forze di habyarimana. La guerra civile ruandese terminò nel 1994 con il genocidio scatenato dalla forze Hutupower che portò alla loro definitiva sconfitta.

Il trentesimo anniversario della fondazione del FPR è stato celebrato presso la nuova sede centrale del partito a Rusororo, nel distretto di Gasabo dove il Presidente Paul Kagame ha tenuto un discorso carico di significati politici annunciando un rinnovamento dei quadri e lanciando velati avvertimenti allo storico alleato, l’Uganda, con cui i rapporti sono incrinati e precari a causa del conflitto di Kisangani del 2000. Dopo un breve periodo di distensione (2010 – 2014) la guerra fredda tra Kampala e Kigali è ripresa e ruota attorno al controllo dei minerali preziosi del vicino Congo.

Il Presidente Paul Kagame ha annunciato una rivoluzione interna allo storico partito che ha dato un futuro di prosperità e riconciliazione nazionale ad un Paese prigioniero di artificiali odi etnici che culminarono in un genocidio, comandato per trent’anni da una ristretta élite hutu mafiosa che costringeva la popolazione alla più assoluta povertà per accumulare ricchezze personali, favorire gli affari degli imprenditori francesi e garantire il potere temporale della Chiesa Cattolica.

Dal 2018 il Fronte Patriottico Ruandese subirà un radicale cambiamento generazionale al vertice e verranno favoriti quadri di partito con una età non superiore ai 36 anni. Questa rivoluzione si inserisce nelle linee guida dettate nel 2017 che vedono una particolare attenzione del partito allo sviluppo imprenditoriale e socio culturale della gioventù ruandese considerata il principale motore per trasformare il Rwanda in un Paese Industrializzato entro il 2030.

Questo rinnovamento generazionale, che vedrebbe la sostituzione dei veterani della guerra di liberazione con nuove e fresche menti di partito, risulta assai strana. L’età media dei quadri di partito e relativi Ministri è di 45 anni. Almeno il 35% dei quadri sono sulla trentina. Le uniche due eccezioni riguardano Paul Kagame (60 anni) e il numero due: il Generale James Kabarebe, (59 anni) eroe delle due guerre Panafricane combattute in Congo e attuale Ministro della Difesa.  Il partito gemello in Uganda, il National Revolutionary Mouvement (NRM) ha una media di anzianità dei quadri e dei ministri di oltre 60 anni con un presidente, (Yoweri Kaguta Museveni) ufficialmente sui 72 anni, forse molto di più.

Perché il FPR, annoverato tra i partiti africani con più giovani al comando, avrebbe la necessità di un cambiamento generazionale? Tra i corridoi del potere corre voce che questa rivoluzione sia dettata dalla esigenza del Presidente di rafforzare il controllo del Clan Ugandese sul partito. Un’altra versione raffigura questa decisione di rinnovamento generazionale come una timida apertura agli altri clan tutsi, mettendo da parte alcuni personaggi minori della guerra di liberazione appartenenti al Clan Ugandese al fine di permettere un power sharing (condivisione del potere) più equo con i clan di Dubai (Congo), del Burundi, i Sopravvissuti (all’Olocausto) e alla diaspora tutsi in Occidente.

Non si riesce a comprendere quali delle due ipotesi sia la più probabile ma è evidente che il Presidente Kagame inizia a temere una instabilità all’interno del partito che controlla anche gran parte dell’economia del Paese e i traffici illegali di coltan dal vicino Congo. Traffici che sono stati il principale motore finanziario per la ripresa del Rwanda dopo la guerra civile e il genocidio.

Questi timori sono stati espressi dallo stesso Presidente durante le celebrazioni a Rusororo. Kagame per la prima volta ha menzionato che all’interno del partito ci sono quadri che avrebbero dimenticato gli ideali rivoluzionari privilegiando interessi personali.  «È chiaro che con il passare degli anni certi compagni hanno perso i valori guida del FPR divenendo avidi e strumenti di forze straniere che cercano di destabilizzare il Rwanda» sentenzia Kagame.  «Ogni partito rivoluzionario ha al suo interno alcune mele marce. L’importante è che il partito abbia la capacità di rimuoverle e mantenere intatti gli ideali originali» fa eco Christophe Bazivamo, presidente del Fronte Patriottico Ruandese.

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