giovedì, Dicembre 2

Rwanda 1992: Antonia Locatelli vittima della verità field_506ffbaa4a8d4

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La capacità della propaganda radiofonica di coordinare il genocidio fu dimostrata in pieno. La pulizia etnica fu attuata a Nyamata, Ngenda, Gashora e Kanzenze, uccidendo 300 tutsi (450 secondo i media occidentali, 2000 secondo le testimonianze dei sopravvissuti) in due giorni, e costringendone altri 15.000 a fuggire in Burundi. Durante questa prova generale del genocidio, il Clan Akazu comprese che il partito al potere era diviso tra falchi e colombe. Il Primo Ministro Sylvestre Nsanzimana si oppose al massacro, ma fu fermato dal Presidente Juvenal Habyarimana. Fidele Rwambuka, Sindaco di Kanzenze e membro del partito al potere, pagò con la sua vita l’opposizione alla pulizia etnica. Il Clan Akazu comprese che prima di avviare il genocidio dei tutsi su vasta scala doveva fare ‘pulizia all’interno’ eliminando tutti gli hutu che si sarebbero opposti al piano. Quando, il 5 aprile 1994, il Presidente Juvenal Habyarimana pose la sua firma sui trattati di pace ad Arusha accettando il Governo di unità nazionale con Paul Kagame, per evitare una sconfitta militare, divenne il primo hutu da abbattere prima del genocidio.

Antonia Locatelli é testimone diretta dei massacri e del ruolo attivo di ‘Radio Rwanda‘. Contatta l’Ambasciata del Belgio e invia informazioni dettagliate accompagnate da un reportage fotografico aRF1‘ e  ‘BBC‘. Il giorno seguente al suo appello viene uccisa davanti a casa non da ‘sconosciuti’ ma da miliziani genocidari Interahamwe, una milizia paramilitare creata dal Clan Akazu tutt’ora attiva nella regione sotto il nome di Forze Democratiche di Liberazione del RwandaFDLR, quelle che comandano in Burundi, per intenderci. L’assassinio era stato ordinato dalla First Lady per vendicarsi della suora che aveva svelato i piani genocidari del regime.

Il martirio di Suor Locatelli fu reso vano dalla miopia dei media occidentali e dagli interessi nutriti da Belgio, Italia e Vaticano che nascosero e minimizzarono la denuncia della suora, forse nella speranza che il regime si calmasse e non arrivasse all’irreparabile. Una speranza infranta due anni dopo, con un milione di morte in 100 giorni. La stessa speranza che ora la comunità internazionale conduce in Burundi. Il Governo italiano, nonostante i rapporti del Console Costa, archiviò il caso. Tra i mandanti dell’assassinio della Locatelli vi sarebbe stato l’Arcivescovo di Kigali, Vincent Nsengiyvma, quello che aveva dichiarato a ‘La Repubblica‘ che «tutti volevano bene a suor Antonia».

Nsengiyvma era uno dei leader del Movimento Rivoluzionario Nazionale per lo Sviluppo – MNRD il partito razial nazista del Presidente Juvenal Habyarimana, fondato in collaborazione con la Chiesa Cattolica per attuare il dominio razziale HutuPower. Nsengiyvma era un amico personale di Habyarimana, e un fervente fautore dello sterminio dei tutsi. Le sue prediche domenicali erano un incitamento a sterminare la minoranza sociale e creavano imbarazzo al Vaticano che richiedeva le sue dimissioni. Una richiesta di facciata in quanto Nsengiyvma era  il traide d’union’ tra la Chiesa Cattolica e il regime nazista e l’organizzatore della partecipazione del Vaticano al genocidio. Il 58% dei tutsi venne massacrato nelle chiese, nei conventi e nelle scuole cattoliche dove era stato invitato dai preti a rifugiarsi. L’Arcivescovo Nsengiyvma conservò le sue funzioni fino alla morte, avvenuta nel luglio 1994.

Nsengiyvma, nel marzo 1992, era perfettamente a conoscenza delle prove generali del genocidio a Bugesera. Nel marzo 1994 abbandona il suo amico Habyarimana disgustato dalla volontà di scendere a patti con gli ‘scarafaggi’, come venivano chiamati i tutsi. Diventa alleato della moglie Agathe Habyarimana, benedicendo, in una cena privata del Clan Akazu, i piani di assassinio del Presidente e genocidio da lui definito ‘l’inizio di una nuova era di pace’. Dal 06 aprile al 30 giugno 1994 é particolarmente attivo a coordinare il genocidio presso la capitale. Il suo ruolo provoca, secondo le indagini, la morte di circa 50.000 tutsi a Kigali. Viene abbattuto il 07 giugno 1994 nella località di Kabgayi, da soldati del movimento democratico Fronte Patriottico Ruandese impegnati nella liberazione della capitale. I soldati che lo uccisero furono duramente colpiti dalla ferrea disciplina instaurata dal leader guerrigliero Paul Kagame, in quanto uccidendolo avevano impedito all’arcivescovo confessasse la complicità del Vaticano nel genocidio durante un regolare processo. L’esecuzione extragiudiziaria verrà utilizzata per anni dalla propaganda HutuPower di larghi settori della Chiesa Cattolica e dei media finanziati dalla Chiesa, i quali tentarono di trasformarlo in un martire vittima della violenza cieca dei FPR.

Suora Antonia Locatelli è sepolta nella parrocchia di Nyamata, vicino alla chiesa dove, due anni dopo la sua morte, furono massacrati 10.000 tutsi. Il massacro fu organizzato dal Arcivescovo Nsengiyvma, uno dei mandanti dell’assassinio di Suor Antonia. Nel 2010 Antonia riceve l’onorificenza UMURINZI, la medaglia dei Giusti tra i Giusti. Una onorificenza ricevuta da suo nipote in presenza del Ministro degli Esteri Louise Mushkiwabo. Nel luogo di sepoltura sorge una tomba monumento divenuta meta di pellegrinaggio per tutti i ruandesi. Sulla lapide vi é scritto: ‘Il difensore degli indifesi’.

 

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