giovedì, Ottobre 28

Rutelli consiglia Renzi: prudenza e gioco di squadra L’apparato della grande burocrazia guarda in cagnesco Renzi, che ha un problema vero: l'economia

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Sornione e piacione. Francesco Rutelli ostenta bonario distacco, un Buddha della politica all’amatriciana: dispensa saggi consigli, raccomandazioni piene di buon senso; si gode, anche mediaticamente, questo periodo di bonaccia, prima che il gioco si faccia veramente duro. Tutti lo cercano, lo consultano: il rabdomante dalla cui covata sono venuti fuori in tanti, l’attuale Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, per citarne uno per tutti, e il front runner del Partito Democratico per le elezioni a Sindaco di Roma Roberto Giachetti.
Indossa i panni del grande saggio, Rutelli: super partes, al punto di dire che non pensa «di riprendere la tessera del P»; coerente con la vocazione al ‘piacionismo’: che, insegna la Treccani, è il modo di fare accattivante di chi vuol piacere a tutti i costi «assumendo atteggiamenti forzatamente seduttivi». Del resto, per restare all’ambito romano, non si sottrae all’endorsment per Giachetti: «Roberto ha carattere, lo conosco da una vita, ha lavorato al mio fianco in Campidoglio. Ma dovrà allargare la squadra, avere cento persone al suo fianco». E Alfio Marchini, il candidato ‘indipendente’ che tanto piace a Silvio Berlusconi? «Ho molta stima per Alfio, ma ancora oscilla tra un profilo autonomo, e uno di centro-destra. Aspetto di vedere da chi sarà composta la sua squadra». Una parola gentile anche per Ignazio Marino, l’ex Sindaco di Roma, fortemente tentato di presentare una sua lista autonoma: «Spero che sia saggio e che non sia ricordato per una vendetta». Già: perché Marino è più che mai rabbioso per il benservito subito; punta, al pari del Movimento 5 Stelle e di una parte di SEL, a coagulare attorno al suo nome lo scontento disinistra‘; magari con l’appoggio di Massimo D’Alema, che non vede l’ora di sferrare un cazzotto sotto la cintura a Matteo Renzi. ‘Mors tua vita mea‘: una logica simile a quella che mesi fa ha portato il forzista Giovanni Toti alla presidenza della Regione Liguria, dopo un decennio di gestione di sinistra.

Per ora, comunque, ci si sta ancora scaldando i muscoli; le tattiche appaiono ancora nebulose, e come quasi sempre accade nelle fasi preliminari il dire non corrisponde a quel che si fa e si vuol fare; anzi, le vere intenzioni sono dissimulate al massimo.

Il ‘saggio’ Rutelli tuttavia dispensa un consiglio a Renzi: «Penso che stia dando dinamismo al Paese, ma anche lui deve ampliare la classe dirigente». Parlare di collegialità al Presidente del Consiglio che dell’essere il commander-in-chief ha fatto il suo credo e programma, equivale a dire che il Pontefice deve benedire le unioni gay. Rutelli poi si dice perplesso di fronte al fatto che Renzi ha voluto personalizzare il referendum autunnale sulle riforme costituzionali come un SI o un NO al suo operato, che se vinceranno i NO lui si ritirerà. Vero che c’è sempre tempo per i ripensamenti: Giulio Andreotti aveva promesso di andare in pensione a settant’anni, non c’è mai andato; Walter Veltroni di andare in Africa, ancora lo aspettano…

Rutelli in più d’una occasione si è vantato di aver in qualche modo ‘allevato’ Renzi: «Sono contento della sua crescita; non è una mia creatura, nella vita pubblica ciascuno è fabbro della propria fortuna, e Renzi ha costruito meticolosamente, e spesso con coraggio la propria. Certo, l’ho aiutato a crescere fino all’elezione a Sindaco, l’ho portato a conoscere Hillary Clinton e Sonia Gandhi, perché ho visto in lui il talento, l’ambizione e la prontezza». Ora al talentuoso, ambizioso, pronto Presidente del Consiglio Rutelli consiglia la prudenza: quella di chi pur non disdegnando il pugno di ferro, lo cela dentro un guanto di velluto.

Perché sul suo cammino Renzi ne troverà molti. In un sommario elenco: ai ‘livelli’ alti non si deve dimenticare che a fine anno il discorso del Presidente del Consiglio strideva in modo percepibile anche al più debole d’udito con il ‘messaggio’ qualche giorno dopo che il Presidente della Repubblica rivolge al paese. A qualche metro del Quirinale c’è la Corte Costituzionale. Anche tra i giudici custodi della Costituzionale non sono molti gli amici di Renzi. Il Paese senz’altro avrà applaudito alla riduzione dei sostanziosi stipendi dei grand commis e delle alte burocrazie. Gli interessati certo no: e quando si tratta di ‘roba’ scattano mille trappole e trabocchetti.
Che tutto l’apparato della grande burocrazia, guardi in cagnesco il Presidente del Consiglio non è un mistero. E anche in quelle stanze, se da una parte si trema, dall’altra si è capaci di tramare.
All’opinione pubblica importa certo poco che il vice-Ministro Carlo Calenda sia stato nominato Ambasciatore all’Unione Europea; alla silente ma potente corporazione dei diplomatici, importa eccome, che quella poltrona non sia toccata a un diplomatico di carriera, e che questa consuetudine venuta meno. L’aver affidato il vitale settore della sicurezza cibernetica a Marco Carrai, da sempre amico e grande sostenitore del Presidente del Consiglio, negli Stati Uniti, dove la pratica della bandwagon è consuetudine, non farebbe scandalo. Ma fare l’americano a Roma si rischia l’effetto Alberto Sordi-Nando Mericoni; ma in questo caso i servizi di sicurezza non si sono certo messi a ridere, tutt’altro.
Insomma, sembra proprio che ogni mattina Renzi si industri, appena alzato dal letto e bevuto il caffè, a come muoversi nel negozio di cristalleria per rompere il più alto numero di oggetti: disinvolto e noncurante per il sostegno palese e reciproco a Denis Verdini e il suo gruppetto di parlamentari; a suo tempo severissimo nei confronti di Annamaria Cancellieri e Maurizio Lupi, non una parola per quel che riguarda Maria Elena Boschi e i rolex sauditi; ora è vero che le colpe, vere o presunte, dei padri non devono ricadere sul capo dei figli; e tuttavia quei benedetti figli dovrebbero, tornati a casa, prendersi i rispettivi padri, e fare con loro qualcosa di più che quattro chiacchiere.
Il Presidente del Consiglio, sensibile com’è alle ‘percezioni’ dovrebbe ben rendersi conto delle ‘percezioni’ che suscita la vicenda della Banca Etruria e dintorni. Aggiungete poi un insipido dibattito nella direzione del PD, vissuta come una noiosa incombenza, un paio d’ore di chiacchiere da subire, e il pur sempre pacatissimo, low prifile Gianni Cuperlo alla fine sbotta: «Ma fai il Segretario, se ne sei capace!».

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