sabato, Aprile 17

Russiagate, Harding: ‘Il rapporto Trump-Mosca non è una fake news’ Il giornalista, che ha pubblicato il libro 'Collusion', continua a ripetere che non si tratta di una 'balla'

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Luke Harding, 49 anni, torna a parlare del Russiagate. Il giornalista che ha pubblicato il libro ‘Collusion‘, continua a ripetere che non si tratta di una fake news, come ha voluto bollarla Donald Trump. Un fatto che ripete ormai da settimane. E’ proprio di un mese fa quasi l’intervista a ‘Repubblica‘, dove Harding ha ripetuto: «Christopher Steele, ex agente dello spionaggio britannico MI6, il suo dossier da cui tutto è cominciato. Quello che mise insieme nel 2016 per conto del cliente che aveva incaricato la sua società di intelligence privata londinese Orbis Business Intelligence lt di verificare l’esistenza di legami tra la campagna elettorale di Trump e il Cremlino. Ho raccontato la storia di Steele, il suo passato di foreign intelligence officer di stanza a Mosca, la sua nuova vita nel privato dopo essere stato bruciato dal leak che svelò l’identità di decine di uomini del MI6. Fino appunto ad arrivare al memo che indicò le evidenze di una cospirazione tra Trump e Putin e che a fine 2016 consegnò all’Fbi».

Il dossier di Steele, ripete Harding, «è corretto per il 70-90 per cento del suo contenuto. Del resto, l’operazione di influenza esercitata da Mosca per indirizzare o comunque condizionare il voto per la presidenza statunitense, si iscrive in una antica tradizione di spionaggio del Kgb, prima, e del Fsb, poi. Mi riferisco a quella di coltivare figure di spicco in Occidente penetrando nella cerchia dei loro familiari, delle loro attività, scommettendo sulla loro ascesa. Che è esattamente quanto accaduto con Trump. Durante il suo primo viaggio in Russia, allora ancora Unione Sovietica, nel 1987».

In questo video di ‘Business Insider‘, è lo stesso Harding a spiegare il perché questo legame tra Russia e Trump non sia una falsità, come vuole far credere la Casa Bianca.

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