giovedì, Dicembre 2

Russiagate: chi è e cosa può fare Robert Mueller contro Trump

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I suoi poteri, però, sono limitati, non ha le mani completamente libere, come ebbe l’implacabile procuratore indipendente del Sexgate che portò all’impeachment di Clinton nel 1999. A differenza dell’independent counsel’ -carica che non esiste più perché, proprio per le preoccupazioni e critiche nei confronti del Torquemada del Sexgate, il Congresso, con decisione bipartisan, non ha rinnovato la legge con cui era stata creata subito dopo il Watergate-, lospecial counselviene nominato dal Ministro della Giustizia per seguire un’inchiesta in cui emerge un potenziale conflitto di interesse con il Dipartimento.

Se nessuno poteva toccare l’independent counsel’ -in quanto era nominato da giudici federali della corte d’appello di Columbia e rispondeva quindi solo a loro-   Trump in teoria potrà ordinare a Rosenstein di licenziare Mueller, e licenziare a sua volta il viceministro se questi si dovesse rifiutare. Più o meno come fece Richard Nixon nella notte del ‘Saturday Night Massacre’, quando licenziò il procuratore speciale che indagava sul Watergate.

Dal punto di vista investigativo, Mueller è chiamato a supervisionare il lavoro degli investigatori, ed alla fine decidere se procedere ad incriminazioni penali. Ed in questo caso diventerebbe il procuratore del caso. In particolare, il mandato dell’ex direttore dell’Fbi è quello di indagare «ogni legame e/o coordinamento tra il Governo russo ed individui associati con la campagna del Presidente Trump». Ma ha anche il potere di allargare di molto il suo mandato indagando «qualsiasi questione che sia emersa o che potrebbe emergere dall’inchiesta» principale, è autorizzato «a perseguire crimini federali che eventualmente emergessero dall’indagine su questa materia». Questa formula ha permesso a Mueller di arrivare a indagare Trump per intralcio alla giustizia -chiedendo a Comey di lasciar perdere l’inchiesta su Michael Flynn.

Resta non escluso, in via teorica, che non solo Trump opponga il privilegio esecutivo che gli permetterebbe di opporsi a testimonianze complete di Coats, Rogers e Ledgett, ma anche che, su ordine di Trump o per sua autonoma decisione, Rosenstein sollevi dall’incarico Mueller o comunque imponga un suo veto. La legge, infatti, prevede che l’attorney general, in questo caso il suo vice, Rosenstein, possa chiedere allo special counsel di fornire una spiegazione di ogni passo investigativo o istruttorio, e potrebbe concludere che l’azione è così inappropriata o non necessaria da non dover essere intrapresa. Una decisione che non potrà però essere presa alla leggera, ma solo dopo «aver lungamente valutato» le considerazioni dello special counsel, e dovrà essere spiegata alle commissioni Giustizia del Congresso.

Al termine delle indagini, l’attorney general riceverà unrapporto confidenziale in cui lo special counsel spiegherà la decisione di chiudere il caso o rinviarlo al giudizio. A questo punto sarà a discrezione di Rosenstein pubblicarlo o meno.

C’è da sottolineare che in teoria Rosenstein avrebbe potuto garantire a Mueller una totale autonomia rispetto a quella prevista dalle norme, fin praticamente ad assegnargli un potere analogo a quello dell’oramai sepolto ‘independent counsel’. Così non ha fatto.

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