venerdì, Ottobre 15

‘Russiagate’, campo minato per giornalisti

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Dopo l’incidente alla CNN, con tre suoi giornalisti costretti alle dimissioni per una ‘fake news’ sul tema dei presunti legami tra la vittoria elettorale di Donald Trump e il Cremlino, tocca ora al ‘New York Times. Il fantomatico ‘russiagate’ si sta dimostrando essere una trappola per diversi giornalisti. Dopo mesi di copertura mediatica, la testata americana ha ritrattato le informazioni sul numero delle agenzie di sicurezza americane che confermavano l’azione della Russia nelle elezioni statunitensi.

Già dalla fine dell’anno scorso, infatti, l’USIC (U.S. Intelligence Community) confermava, stando alla stampa, come tutte le 17 agenzie governative fossero convinte delle responsabilità di Mosca nelle elezioni americane di novembre. Anche Hillary Clinton menzionò il verdetto delle 17 agenzie, quando dovette dare spiegazioni riguardo all’attacco hacker e al ‘leak’ di informazioni e email del suo partito.

Tuttavia, il New York Times ha ritrattato i report, correggendosi e specificando che, in effetti, solo 4 – e non 17 – agenzie sostenevano la tesi dell’influenza russa. Furono soltanto la ODNI, la CIA, l’FBI, e l’NSA a schierarsi in tal senso.

La scorsa settimana, registrato da una telecamera nascosta, John Bonifield, produttore per CNN aveva ammesso che il Russiagate era «più che altro una str***ata, non c’è nessuna grossa prova» e «anche se fosse vero, noi stiamo facendo lo stesso, la CIA sta facendo la stessa me**a».

Video tratti dal canale youtube ‘RT America‘ e dal sito di ‘Project Veritas’.

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