lunedì, Giugno 27

Russia VS Ucraina, secondo la così detta ‘informazione’ dell’Occidente Dall'infantilismo imbarazzante all'infingardaggine: l'informazione (più che altro comunicazione) di chi sostituisce gli argomenti effettivi e seri (e ce ne sarebbero) con gli insulti e le allusioni, e poi, nel silenzio generale di tutti, prosegue l’allontanamento degli 'scomodi', la loro messa a tacere

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Da tempo, parlando della guerra in Ucraina, vado sottolineando il trattamento discriminato tra chi trova, magari solo per caso, cose non del tutto negative in ciò che fa e dice la Russia (pardon: non si dice ‘Russia’, si dice ‘Putin’ o, al massimo per scrupolo di precisione, ‘la Russia di Putin’!), e chi, invece, trova qualcosa di buono nella parte USA, in genere tutto.
Bene, è un dato di fatto ormai accertato e che, per quanto mi riguarda, mi lascia del tutto indifferente, anche perché non ho nulla da perdere e meno ancora da guadagnare ad essere apprezzato o disprezzato e magari semplicemente ignorato.
Ciò non toglie che talune affermazioni, sono di un infantilismo imbarazzante.

 

Quando dico ‘infantilismo’ uso il termine a buon proposito: talvolta sembra di ascoltare idialoghitra bambini: ‘quello è brutto’, ‘quello è cattivo, mi dà gli spintoni’, ecc… Siccome per lo più si tratta di cose scritte, le smorfie e le linguacce non si vedono, ma ci sono, ci scommetto!
Faccio un esempio a caso: leggo, infatti: «I russofobi Paesi baltici hanno scelto scioccamente di riconoscere la Russia come uno Stato terrorista, è necessario rispondere». Subito dopo, la minaccia, datata 10 maggio, sui canali ufficiali della propaganda russa scatta la retorica complottista: «I burocrati di Vilnius e Riga non possono prendere decisioni senza essere imbeccati da Washington, Londra e Bruxelles».
Traduco per chi non abbia seguito quotidianamente le evoluzioni e involuzioni di questa guerra. Ai russi, guarda un po’ che strano, non fa piacere che, ad esempio, i Paesi baltici parlino male di loro, e che ti fanno quei carognoni dei russi?: si propongono di rispondere per le rime. E quindi, continua l’articolista col dito accusatorio alzato «La macchina digitale del Cremlino da qualche giorno sta volutamente alzando i toni contro i Paesi baltici, definiti ormai alla stregua di “prostitute politiche dei padroni americani e dei loro complici”»: ‘la macchina digitale’ (ce l’hanno solo loro?), alzano ‘volutamente’ i toni, e che, dovrebbero farlo distrattamente?
Visto che il livello è infantile (anche nei governi? Sì, anche nei governi, anche di più) al fatto ‘offensivo’ per cui i Paesi baltici parlano male della Russia, la Russia risponde. Fin qui nulla di strano: volgare, infantile, inutile, sciocco, ma ‘normale’ … le avete mai sentite le cose che si dicono tra di loro i nostri politicanti?
Ma se i russi dicono che a certi insulti è necessario rispondere, ecco che quella frase è una ‘minaccia’. Minaccia di che? Dirlo è una stupidaggine, ma … dirlo serve a insistere sulla sensazione generalizzata ad arte ‘nell’occidente’ secondo la quale i russi sono brutti e cattivi, e quindi sempre minacciosi.
Sarebbe solo una banalità, fastidiosa, infingarda, tipica di chi sostituisce gli argomenti effettivi e seri (e ce ne sarebbero, se chi mi legge oggi abbia letto, ad esempio, i miei ultimi due articoli, quello di lunedì, e quello di ieri, martedì) con gli insulti e le allusioni. Ma il guaio è che, poi, nella realtà dei fatti e, nel silenzio generale di tutti (e dico tutti per intendere tutti, proprio tutti!), si prosegue (in silenzio) sulla strada dell’allontanamento degli scomodi‘, nella messa a tacere di chi magari non la pensa diversamente, ma si limita ad esporre le idee e i punti di vista degli altri, ecc…

Ad esempio, le frasi, mai criticate (a mio giudizio meritava di essere dimesso d’autorità) del signor Carlo Fuortes contro i ‘talk-show (lui parla inglese come le persone importanti) e i rispettivi conduttori, ne sono un fatto emblematico.
Apparentemente non succede nulla, subito, ma … il conduttorecapisce‘, e magari un po’ alla volta si adegua, invita persone adatte a fare ‘talking’ e magari anche ‘show’, ma ‘soft’. Poi, magari, siautocensura‘, un po’ alla volta, per carità: sul punto ci sono biblioteche intere, a cominciare dalla famosa notizia data da Ugo Zatterin sulla chiusura della ‘case chiuse’. Ma quella, almeno, era arte da trapezista; ci sono altri sistemi come il ‘panino’, oppure … chissà di recente la giornalista col collega flatulente … ecc.
Queste sì che sono minacce, sottili, sotterranee, indimostrabili, ma perfettamente comprensibili, fin tanto che non si faccia finta di non vederle. Perfino Giovanni Floris è stato bacchettato sulle dita, accusandolo di invitare gente filo-Putin; perfino la signora Bianca Berlinguer, è, un giorno sì e l’altro pure, minacciata di chiuderle la trasmissione, e così via (minaccia che oggi pare rientrata, per altro).

 

Certo, in Russia si usano metodi diversi, pare. Eh sì, miei cari, ‘pare’. Perché o si hanno e si portano le prove concrete, o in un Paese civile si dicepare‘, e si discute senza urlare.
Guardate come si fa in un Paese nel quale sono in continuo conflitto la voglia di zittire e la voglia di dire. Quando il ‘Wall street journaldice che esisteva una possibilità di accordo prima dell’inizio della guerra, ha dichiarato le fonti, e nessuno ha proposto di chiuderlo. Quando il ‘New York Timesdice che lo spionaggio statunitense ha fatto sì che si uccidessero dodici generali russi, nessuno ha fiatato. Ma, poi, Biden ha ordinato alla CIA e non so a chi altri, di stare più attenta. Insomma, si cerca di evitare che le notizie arrivino, ma quando sono arrivate, si fa buon viso a cattivo gioco e si cerca di evitare che ne arrivino altre. Il che, tanto per dirla tutta, chiarisce bene che razza di democrazia sia quella statunitense, mentre da noi (un po’ più rozzi) si avvertono i conduttori … Il risultato è lo stesso: le notizie non vengono date.

 

L’altra sera, Michele Serra, che scrive su un giornale campione di russofobia, ma abilmente attento a lasciare suonare le voci contrarie ma note (anche questa è una ‘tecnica’ della comunicazione … e ditemi che sbaglio!), sempre lucidissimo e ‘ficcante’, faceva l’esempio di come la stessa affermazione può essere filo-Putin o anti-Putin. Tutto sta a come la rendi e la presenti. Spiegava Michele Serra come si ‘fa’ informazione, per cui pubblicando la stessa notizia se ne rende diverso il senso mediante un usoattentodel contesto.
Potete andarvi a vedere, a questo proposito, il caso delle dichiarazioni di queste ore del colonnello russo in pensione, Mikhail Khodarenok, nell’edizione di lunedì di ‘Rossiya‘. Andatevi a vedere anche solo i titoli dei media italiani su queste dichiarazioni di Khodarenok, e capirete quel che dice Serra.  Quando dicevo che la ‘cronaca’ è propaganda da noi.
Da noi, talvolta si dimenticano le ‘regole’ severamente imposte agli altri. Per dire: se uno dice che quello che accade in Ucraina è accaduto già altrove, viene subito accusato di putinismo, ma specialmente di usare ‘il solito argomento che anche lì è successo…’, per dire che non è un argomento. Bene, potrei essere anche d’accordo: il fatto che Salvatore Riina abbia ammazzato un sacco di gente non giustifica il fatto che io ammazzi il mio autista. Certo. Ma l’argomento è questo, non altri. E invece…

Nel descrivere le differenze tra USA e Russia un importante ‘notista’ scrive a proposito degli USA: «Un Paese perfetto? Niente affatto. Tanto è vero che ha commesso errori anche gravissimi e pure veri e propri orrori: non da ultimo perché in forza del suo ruolo planetario -qualcuno dei suoi critici ci ha mai pensato?- esso se l’è dovuta vedere più volte come nessun altro con quanto di peggio esiste al mondo. Ha dovuto e deve tuttora prendersi la responsabilità di fare argine a insidie e pericoli di ogni tipo le quali, tra l’altro, in un modo o nell’altro hanno spesso di mira anche noi».
Chiaro? Gli USA, governatori del mondo, poverini, talvolta fanno delle porcate, ma sono necessarie per salvare il mondo. E chi lo decide? Ma è ovvio: gli USA, è pacifico. Del resto, continua quello scritto, chi di noi può parlare visto la fine che ha fatto Stefano Cucchi nelle nostre carceri e le porcate fatte dalla Francia in Africa ecc.?
E allora? Agli USA ‘tocca’ (poveracci) di tenere pulito il mondo, di governarlo, di incivilirlo, di depurarlo dei depravati, magari con una iniezione di veleno, o una strage al supermercato, o una bella guerra.
E noi? Zitti e buoni, flatulenze incluse.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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