mercoledì, Ottobre 20

Russia via dal petrolio: ma quando e come?

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Anche gli Emirati arabi nel loro insieme hanno largamente ridotto (al 29%) la loro dipendenza dal petrolio valorizzando la risorsa turistica: sono arrivati ad accogliere fra l’altro 400 mila cinesi, poco meno della Russia che con l’ex ‘celeste impero’ condivide un lunghissimo confine oltre a coltivare una preziosa amicizia. Ma non basta. Curando come il Dubai lo sviluppo di attività agricole in un ambiente naturale apparentemente proibitivo sono riusciti a trasformarsi in importanti esportatori, e nel caso della frutta uno dei massimi fornitori di prodotti ecologicamente puri.

Per quanto concerne il turismo straniero, che al Pil russo conferisce solo un misero 1,5% nonostante le potenzialità molto maggiori, si fa notare che tra gli ostacoli al suo decollo, insieme alla carenza di attrezzatura alberghiera e all’assenza di una cultura specifica, va annoverato anche l’obbligo del visto d’ingresso, per il rilascio del quale occorrono di regola due o tre settimane mentre negli Emirati bastano poche ore.

Si tratta di un ostacolo evidentemente ricollegabile al sistema politico e quindi simile a quelli che verosimilmente concorrono a spiegare le difficoltà incontrate dal Cremlino a mettere a punto una strategia organica per la transizione da un sistema economico ad un altro, per quanto imposta da realtà incontrastabili.

Come ha ricordato recentemente l’accademico Vladislav Inosemzev, è da oltre un decennio che Putin, in quasi tutti i suoi solenni messaggi di fine d’anno al parlamento, sottolinea la necessità di riforme economiche strutturali capaci di eliminare la dipendenza dalle fonti di energia. Il “nuovo zar” passa per un grande decisionista, come tale ammirato persino da chi non lo ama e lo combatte. Eppure tutto questo tempo è trascorso invano.

Inosemzev ne dà la colpa, tra gli altri, ai gruppi di pressione formatisi intorno ai potentati energetici pubblici e privati, che al Cremlino sono per lo più legati a filo doppio. Ma Putin è anche eccezionalmente popolare e alla sua popolarità ci tiene probabilmente molto, per cui ci ai deve domandare se non finirà prima poi per accontentare un’opinione pubblica ai quali i grandi ‘petrolieri’ sono invisi quasi come gli ‘oligarchi’ in generale.

Anche in Russia, tra l’altro, mentre il prezzo del greggio continua a calare, il costo della benzina non cambia o addirittura aumenta, per il semplice motivo che quello del petrolio vi incide solo per il 10%. Per il resto, la quota delle imposte sul totale è in media del 65%, e con buona pace dei consumatori difficilmente cambierà qualcosa finchè metà del bilancio statale sarà, per forza di cose, alimentata dalle fonti di energia.

 

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