giovedì, Settembre 23

Russia-Ucraina: segnali di distensione A Milano prove di disgelo tra Russia ed Ucraina. Sale l'allerta terrorismo in Maghreb

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Putin riforme

Secondo il Cremlino, Milano ospiterà la prossima sede informale per discutere della crisi in Ucraina. A margine del Vertice ASEM, previsto per il 17 ottobre, sarà infatti organizzata una colazione presieduta dal Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, alla quale parteciperanno anche i maggiori leader europei, ed in cui si affronterà la questione Ucraina. La Presidenza russa, aveva già dichiarato ieri come Vladimir Putin e il Presidente ucraino Petro Poroshenko, in una conversazione telefonica per discutere delle “possibili misure per promuovere una soluzione pacifica della situazione nel sud-est dell’Ucraina“, avessero anche convenuto sulla necessità di incontrarsi durante il Vertice a Milano.

Tra gli argomenti sul piatto, anche la “questione energetica”, con i rappresentanti di Ue e Russia che potrebbero discutere delle forniture di gas russo all’Europa sullo sfondo della crisi. A riferirlo, il consigliere di politica estera del Cremlino, Iuri Ushakov, precisando che della delegazione russa faranno parte anche l’Amministratore delegato della Gazprom, Alexiei Miller, e il Ministro dell’Energia Alexander Novak.

Nonostante i segnali di distensione, la situazione in Ucraina resta potenzialmente esplosiva. Secondo il governatore della regione di Lugansk, in mano ai ribelli filorussi, almeno 112 soldati sarebbero circondati dai miliziani vicino al villaggio di Bakhmutka, con il rischio che si compia una strage. Il governo di Kiev denuncia, inoltre, le ripetute violazioni della tregua da parte dei separatisti, con attacchi nei pressi dell’aeroporto di Donetsk e lanci di missili Grad a Debaltseve. Anche sul fronte dei ribelli si registrano perdite, con due civili morti e sei feriti dai bombardamenti che si sono abbattuti nelle ultime ore sui centri abitati del sud est ucraino.

In India nuovo test elettorale per il governo a cinque mesi dal trionfo delle legislative nazionali. Nelle elezioni locali degli Stati indiani del Maharashtra e dell’Haryana, che hanno votato oggi per il rinnovo dei parlamenti locali, gli exit poll diffusi in serata danno in netto vantaggio il partito indu-nazionalista del Bharatiya Janata Party (Bjp) che guida il governo a New Delhi. In Haryana, il partito del premier Narendra Modi, avrebbe conquistato la maggioranza assoluta, battendo il rivale del Congresso che era al potere. Anche in Maharashtra, dove sorge la metropoli di Mumbai, il Bjp è in testa nonostante il divorzio dall’alleato locale dello Shiv Sena dopo 25 anni.

Ad Hong Kong, nonostante le botte, non si ferma la protesta pacifica dei manifestanti. Oggi all’alba, la Polizia ha cacciato i giovani che bloccavano un tunnel vicino alla sede del governo ed effettuato 45 arresti. Un video diffuso online mostra un gruppo di agenti che trascinano un manifestante ammanettato dietro un angolo e cominciano a picchiarlo. L’uomo è stato identificato come Ken Tsang, membro del Partito Civico, uno dei partiti democratici del territorio, nonché membro del comitato di 1.200 persone che elegge attualmente il capo del governo locale. Le autorità hanno promesso un’indagine, ma il sito della BBC è stato oscurato in Cina poche ore dopo che l’emittente inglese aveva diffuso il video. Da Pechino arrivano anche dure parole nei confronti del presidente taiwanese Ma Ying-jeuo che, commentando i recenti avvenimenti sull’Isola, aveva invitato la Cina “ad aprirsi alla Democrazia”. “La parte taiwanese non dovrebbe fare commenti irresponsabili” ha affermato Fan Liqing, portavoce dell’Ufficio per gli Affari Taiwanesi di Pechino durante una conferenza stampa.

Oggi si è anche svolto un vertice tra il presidente statunitense, Barack Obama, ed i principali leader europei, per fare il punto su ISIS ed Ebola. In Video Conference hanno partecipato il premier britannico Cameron, quello italiano Renzi, il presidente francese Hollande e la cancelliera tedesca Merkel. La priorità di Obama, espressa anche agli altri leader, rimane quella di riuscire a compattare gli alleati, e pressarli al fine di intensificare la partecipazione internazionale nei raid contro lo Stato Islamico.

Il ‘New York Times’, intanto, pubblica una inchiesta in cui accusa il Pentagono di aver occultato dal 2004 al 2011 la presenza in Iraq dei resti di almeno 5000 armi chimiche dell’arsenale di Saddam Hussein, che hanno provocato gravi ferite ad almeno sei soldati. Ora la paura è che parti di quell’arsenale, di cui si sono perse le tracce, possa essere finito in mano ai miliziani dell’Is o di al-Qeda, che potrebbero utilizzarli per scopi terroristici. D’altronde, l’offensiva jihadista prosegue a tutto campo in Siria ed Iraq senza seri problemi. Nelle ultime ore, i miliziani di Baghdadi, hanno circondato Ameriya, 40 chilometri a ovest di Baghdad, ultimo bastione prima delle difese cittadine di Baghdad, e fondamentale per mantenere gli scontri al di fuori della capitale irachena così come le milizie sciite.

Anche in Maghreb è allerta massima terrorismo. In Tunisia, la Polizia ha smantellato una rete finanziaria e mediatica jihadista organizzata nel Paese. Nei giorni scorsi, le forze di sicurezza tunisine hanno arrestato sedici persone accusate di fare parte della rete di fiancheggiatori, nella raccolta di risorse economiche e nel proselitismo mediatico, di due delle formazioni terroristiche islamiche più pericolose che operano sul territorio tunisino, ossia Ansar al Sharia (omonima di quella libica) e la brigata Okba Ibn Nafe. Tra gli arrestati c’è anche Fatma Zouaghi, giovanissima integralista islamica, accusata di avere partecipato attivamente all’organizzazione di un attentato ad una personalità politica tunisina, sventato comunque dalla polizia.

A Bengasi, il Libia, almeno 12 persone sono morte negli scontri tra militari e le forze islamiste che controllano la capitale della Cirenaica. Colpi di arma da fuoco si sono uditi sin dalle prime ore del mattino in vari quartieri, con la situazione nella città che rimane caotica e poco chiara. Poco lontano, caccia militari filo-governativi libici hanno bombardato Derna, a ovest di Bengasi, dove la settimana scorsa un convoglio di pickup con la bandiera dell’ISIS aveva fatto una parata per le strade della città. Anche in Tripolitania si combatte. Sale a 50 morti e 120 feriti il numero delle vittime degli scontri in corso nella città di Kakla, sui monti al-Gharbi, a 150 chilometri a sud di Tripoli, tra le milizie di Misurata e quelle di Zintan.

 

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