venerdì, Settembre 24

Russia – Turchia in rotta di collisione

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L’allargamento e l’inasprimento del plurilaterale conflitto in Siria sta mettendo a dura prova il rapporto tanto cruciale quanto delicato tra due vecchi protagonisti della scena politica mondiale. Due vicini di grosso calibro, come Russia e Turchia nelle loro variabili versioni statali, che nel corso degli ultimi tre secoli si sono ripetutamente e duramente scontrate. Per lo più, benché non sempre, col prevalere della prima, che divenne via via una grande potenza proprio a spese, soprattutto, della seconda a sua volta declinante. Non a caso, oggi, mentre minacciano di tornare ai ferri corti dopo una relativa bonaccia durata un settantennio, si parla della recente annessione russa della Crimea come una delle possibili cause del deterioramento del loro rapporto.

La penisola sul Mar Nero, infatti, era stata l’ultima ridotta dell’impero ottomano in terra poi russa o ucraina strappatagli dall’impero zarista (anche in quel caso, senza che il trapasso di proprietà venisse formalizzato da un apposito trattato). Per di più, essa ospita tuttora una consistente minoranza tataro-musulmana, già tartassata sotto l’URSS, che non avendo affatto gradito il subentro di Mosca a Kiev non ha tardato a dare filo da torcere ai nuovi-vecchi governanti, e alla quale la Turchia è legata da un obbligo quanto meno morale di protezione. Paragonabile, se si vuole, a quello dell’Austria nei confronti dei tedeschi dell’Alto Adige o Sudtirolo.

Ma adesso, un po’ più a sud, c’è ben altra carne al fuoco. Tra Ankara e Mosca sprizzano scintille più che sufficienti a far temere un incendio di incalcolabili proporzioni. Da un paio di settimane il Governo turco lamenta violazioni del proprio spazio aereo da parte di caccia e bombardieri russi impegnati in Siria, denuncia altre forme di disturbo e annuncia a ogni buon conto l’abbattimento di un drone per quanto di incerta nazionalità. Il Governo russo un po’ nega e un po’ confessa con qualche scusa, ma punta soprattutto a un coordinamento, con Ankara come con Washington, delle rispettive operazioni aeree sul teatro di guerra in modo da prevenire incidenti, malintesi, ecc.

Da parte turca si accetta la concertazione, che è già iniziata peraltro senza risultati apprezzabili, dopo avere dimostrato (con l’abbattimento, appunto) di essere pronta a reagire concretamente, qualora le violazioni proseguano, come invece si erano astenuti dal fare i vari paesi dell’Est europeo e Nordeuropa, nei mesi scorsi, di fronte alle ripetute provocazioni o intimidazioni aeree e navali da parte russa. Insieme alle vivaci proteste, comunque, Ankara non ha esitato a indirizzare al Cremlino severi avvertimenti.

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