mercoledì, Ottobre 27

Russia, Tesoro Usa pubblica la ‘Putin list’ Catalogna, respinto ricorso pro-Puigdemont. Volkswagen, sospeso il suo capo lobbista Thomas Steg

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Il dipartimento al Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato la lista di 210 personalità russe potenzialmente destinatarie di sanzioni nell’ambito delle accuse a Mosca di aver interferito nelle elezioni presidenziali americane del 2016. La lista – richiesta dal Congresso con la legge approvata lo scorso anno è stata pubblicata nelle stesse ore in cui la Casa Bianca faceva sapere che per il momento non ravvisa la necessità di nuove sanzioni contro la Russia.

Noto come ‘Putin list‘, l’elenco dei notabili nel mirino comprende 114 tra politici e funzionari e 96 imprenditori. Tra i primi vi sono il premier Dimitri Medvedev, tutti i suoi vice e tutti i 22 ministri del suo governo, oltre ai più stretti consiglieri del presidente Putin, i vertici di Fsb e Gru, i servizi segreti, e gli amministratori delegati delle principali aziende di stato, tra cui Rosneft e Sberbank. Tra i 96 oligarchi – ognuno dei quali avrebbe una ricchezza netta pari a un miliardo di dollari, se non di più – ci sono Roman Abramovich e Mikhail Prokhorov.

La Russia continuerà a interferire nelle elezioni di paesi stranieri, comprese quelle di midterm negli Stati Uniti a novembre. Lo ha dichiarato il direttore della Cia, Mike Pompeo, in un’intervista alla Bbc. «Mi aspetto che continueranno a cercare di farlo, ma ho fiducia che l’America sarà in grado di garantire elezioni libere e che respingeremo in modo sufficientemente robusto tale tentativo in modo che il suo impatto non sia di dimensioni significative», ha affermato. Malgrado la cooperazione nella lotta al terrorismo, ha aggiunto Pompeo, la Russia rimane un avversario. Il direttore della Cia ha denunciato anche gli sforzi della Cina di esercitare influenza con operazioni sotto copertura in Occidente.

Acque agitate anche sul fronte interno. Sempre oggi, la maggioranza repubblicana della commissione Intelligence della Camera ha approvato la pubblicazione del documento segreto – da giorni al centro di un infuocato dibattito politico – che mostrerebbe, a detta del Gop, come l’Fbi e il dipartimento di Giustizia abbiano condotto intercettazioni illegali durante la campagna elettorale del 2016. Il documento è stato stilato dallo staff del presidente della commissione, il repubblicano Devin Nunes, ed i democratici si sono opposti alla sua pubblicazione, affermando che il memo ‘travisa’ in modo strumentale le informazioni di intelligence su cui afferma di essere basato. Il presidente Donald Trump ne ha sempre sostenuto la pubblicazione, in aspro contrasto con il suo ministro della Giustizia, Jeff Sessions.

In Catalogna, la Corte Costituzionale spagnola ha respinto il ricorso presentato da Junts per Catalunya, il partito indipendentista catalano, contro le misure cautelari imposte per l’investitura alla presidenza della Generalitat di Carles Puigdemont. Fino a che la Corte deciderà sull’ammissibilità del ricorso contro l’investitura presentata dal governo centrale resteranno in piedi le restrizioni imposte dal tribunale. Le forze indipendentiste hanno posticipato la seduta plenaria del parlamento di Barcellona convocato proprio per il conferimento dell’incarico a Puigdemont. La sessione plenaria è stata ufficialmente rinviata fino a quando non sarà garantita l’immunità a Puigdemont, ma di fatto si attende il responso della Corte.

Andiamo in Germania, perché la Volkswagen ha sospeso il suo capo lobbista Thomas Steg, sull’onda dello scandalo provocato dalla notizia secondo cui la casa automobilistica tedesca, insieme a Daimler e Bmw, avrebbe commissionato test sulle emissioni diesel in cui sarebbero stati utilizzati scimmie ed esseri umani.

Il numero di persone morte nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno mentre tentavano di raggiungere l’Europa è salito a 213. Lo riferisce l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Agenzia delle Nazioni Unite. Secondo l’Oim, 5.502 migranti sono entrati in Europa via mare dal primo al 28 gennaio. L’Italia ha registrato circa il 58% del totale degli arrivi (3.176), la Spagna il 22% e la Grecia il 20%.

Il leader dell’opposizione keniana, Raila Odinga, ha tenuto una breve cerimonia di ‘giuramento’ come ‘presidente del popolo’ per sottolineare che non riconosce la vittoria elettorale del riconfermato capo di Stato del Kenya, Uhuru Kenyatta. La cerimonia è durata meno di dieci minuti ma è stata seguita da migliaia di sostenitori. Il governo di Nairobi, per tutta risposta, ha oscurato due tv per impedire la trasmissione in diretta dell’evento, definendo il partito di Odinga un «gruppo criminale» e aprendo di fatto la strada a possibili arresti.

In Egitto una coalizione di otto partiti dell’opposizione e di circa 150 esponenti della società civile hanno rivolto un appello agli elettori a boicottare le elezioni presidenziali previste per marzo in Egitto, definendole una farsa.

Cinque soldati dell’esercito di Ankara e 24 ribelli dell’Esercito libero siriano (Els) sono morti dall’inizio dell’operazione ‘Ramoscello d’ulivo‘, lanciata lo scorso 20 gennaio dalle Forze Armate turche contro Afrin, enclave curda nel nordovest della Siria. Lo ha reso noto il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, citato dall’agenzia di stampa Anadolu.

In Siria un ospedale nella città di Saraqab, nella provincia di Idlib, è stato colpito da due attacchi aerei che hanno distrutto parte dell’edificio. Il bilancio è di cinque morti, tra cui un bambino, e almeno sei feriti tra cui tre membri del personale medico. L’attacco è avvenuto mentre in ospedale arrivano i feriti di un precedente raid aereo, che circa un’ora prima aveva colpito il mercato principale di Saraqab, uccidendo 11 persone.

Passiamo allo Yemenperché è di almeno 15 soldati morti il bilancio di un attacco suicida sferrato contro un checkpoint nella provincia di Shabwa, nel sudest dello Yemen. L’attacco non è ancora stato rivendicato, ma le autorità puntano il dito contro la cellula locale di al-Qaeda che ha intensificato gli attacchi contro le forze di sicurezza nel sud.

Intanto le forze separatiste Houthi, appoggiate dagli Emirati arabi uniti, hanno continuato a guadagnare posizioni nelle ultime ore ad Aden contro i militari fedeli al presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, alleato dell’Arabia Saudita, arrivando a circondare il palazzo presidenziale dopo intensi scontri. Il governo di Hadi potrebbe decidere a breve di lasciare la città nel sud dello Yemen per riparare a Riad.

Dublino verso il referendum sull’aborto, finora illegale nel Paese. Il premier Leo Varadkar ha annunciato lo svolgimento della consultazione entro l’anno. In Irlanda il divieto all’aborto vige dal 1983, dopo essere stato inserito in costituzione in seguito a un referendum popolare in cui 67% dei votanti si era dichiarato favorevole. L’interruzione volontaria di gravidanza esiste dal 2013 ed è consentita – dietro la certificazione di due medici – solo se la vita della madre è in pericolo.

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