domenica, Novembre 28

Russia, tempi duri anche per l’integrazione eurasiatica field_506ffbaa4a8d4

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Ciò non basta, naturalmente, a far pronosticare un avvenire roseo per la UEE, la cui immagine può trarre qualche beneficio di rimbalzo dalle serie e molteplici difficoltà in cui versa il suo contraltare occidentale, benchè ad est si continui spesso ad indicarlo come modello da seguire. Si deve comunque rilevare che, se sono indubbiamente serie anche le difficoltà del processo di integrazione eurasiatica, da parte russa, soprattutto, ci si dà da fare con grande impegno, larghezza di vedute e non senza promesse di successo, su tutti i possibili versanti, al fine di superarle.

Non sembra affatto casuale la coincidenza o quasi del prossimo vertice di Astana con un altro e ben più spettacolare convegno al massimo livello: quello svoltosi a Soci il 19 e 20 maggio tra i capi di Stato e di governo della UEE e dell’ASEAN, l’ormai vecchia e collaudata Associazione delle nazioni del Sudest asiatico che riunisce una decina di Paesi grandi (come l’Indonesia) e piccoli (come Brunei o il Laos) non più divisi da antiche muraglie politico – ideologiche e comprendenti anche alcune delle famose ‘tigri’ continentali che vantano straordinari exploit economici. Principale promotrice, naturalmente, la Russia, che con l’ASEAN intrattiene rapporti ufficiali da un ventennio e che per il loro sviluppo e allargamento ai propri partner può sicuramente contare, almeno qui, sul pieno appoggio del raggruppamento che capeggia. Puntando subito al sodo, Putin e compagni hanno presentato al convegno una proposta di roadmap comprendente ben 57 progetti di concreta cooperazione, in particolare nei campi dell’innovazione tecnologica.

Il pezzo forte dell’evento è però rappresentato dalla creazione di un’unica area di libero scambio tra ASEAN e UEE, per la quale i convenuti hanno concordato l’avvìo di appositi negoziati tra le due organizzazioni. I quali ovviamente si preannunciano lunghi e laboriosi, se non altro a causa della molteplicità dei partecipanti e dei loro interessi. Potendo contare, tuttavia, su singole esperienze già in cantiere.

Il Vietnam era stato il primo Paese in assoluto a stipulare con la UEE, un anno fa, un accordo di libero scambio che entrerà in vigore tra breve, forte di un interscambio con la sola Russia che nel 2015 è stato di oltre 7 miliardi di dollari e nel 2020 dovrebbe raggiungere i 10 miliardi. Si tratta della metà abbondante, sinora, del commercio russo con l’intera ASEAN, che sempre nello scorso anno non superava i 13,7 miliardi di dollari e viene quindi considerato potenzialmente suscettibile di enorme espansione. In occasione del vertice di Soci è stato confermato il vivo interesse per l’iniziativa più ambiziosa e per il suo contorno che mostrano due piccole ma solide potenze economiche come Singapore e la Malaysia. Mentre, dentro e fuori dell’ASEAN, si preannunciano singoli accordi di libero scambio con l’UEE da parte di Singapore e Cambogia, India e Iran, Israele ed Egitto.

La prospettiva, dunque, è quella dell’inserimento del gruppo eurasiatico in un insieme molto più vasto e inevitabilmente condizionante anche agli effetti politici, nel senso di controbilanciare di per sé la preponderanza russa all’interno dell’UEE. E anche, presumibilmente, di attenuare le preoccupazioni, che certo non mancano da nessuna parte, dentro e fuori del continente asiatico, per un’eccessiva invadenza cinese, al di là del contrappeso che Pechino può rappresentare rispetto a Mosca in Asia centrale e altrove.

 

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