mercoledì, Dicembre 1

Russia, tempi duri anche per l’integrazione eurasiatica field_506ffbaa4a8d4

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Il Kazakistan, d’altronde, sempre considerato il Paese centrasiatico più fedele a Mosca, sembra ora meno compiacente di prima verso il capogruppo, probabilmente anche a causa dei gravi danni subìti come premio per la compiacenza. Sta di fatto che alla fine dello scorso marzo Nazarbaev ha spezzato pubblicamente una lancia per l’eliminazione dei blocchi militari, accusando non meglio precisati Stati di usarne la protezione «a proprio vantaggio nelle relazioni con terzi Stati, compresi gli immediati vicini». Parole nelle quali, non senza qualche ragione, è stata intravista un’allusione alla Russia, per quanto sta facendo in Ucraina, più ancora che all’Armenia, membro anch’essa, come lo stesso Kazakistan, ma non più l’Azerbaigian (dal 1999), del CSTO, l’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva dell’area ex sovietica capeggiata da Mosca.

Sta anche di fatto, però, che Vladimir Putin, anziché risentirsi, ha compiuto un gesto elegante nei confronti di Nazarbaev optando per lo spostamento del vertice della UEE (che non è comunque un blocco militare) da Erevan non a Mosca, come aveva proposto lo stesso premier kazako Karim Masimov, ma proprio ad Astana, dove, salvo ulteriori contrattempi, dovrebbe svolgersi il 31 maggio. Scelta elegante ma fors’anche astuta, per l’implicito risalto conferito alle responsabilità del membro più importante del gruppo eurasiatico dopo la Russia.

Le prospettive del confermato ancorchè ritardato vertice restano tuttavia non brillantissime. Da recenti dichiarazioni di vari esponenti è emerso, non certo a sorpresa, che l’obiettivo di creare un’unione monetaria sul modello dell’Eurozona, additato inizialmente da Putin in persona sollevando già un anno fa alquanto sconcerto un po’ dovunque, può considerarsi ormai archiviato o quanto meno rinviato sine die data l’attuale situazione.

Si punta piuttosto, per il momento, su un altro obiettivo più plausibile benchè per nulla modesto: la creazione di un mercato comune del petrolio e suoi prodotti. Secondo il premier russo Dmitrij Medvedev potrebbe o dovrebbe essere raggiunto entro il 2025, previa adozione di un sistema comune dei relativi prezzi che invece, sempre secondo lui, sarebbe ora possibile, oltre che auspicabile, instaurare al più presto.

E’ la conclusione che il principale collaboratore di Putin ha tratto da una riunione a Erevan, pochi giorni fa, dei capi di governo dei paesi membri dell’UEE, ovviamente preparatoria del prossimo vertice, cui spetterà ogni decisione definitiva. Al riguardo sembra aleggiare peraltro una certa prudenza, a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate dal premier bielorusso Andrej Kobjakov. Sui prezzi, ha detto, «in linea generale spero che abbiamo trovato un approccio comune”, un “criterio pronto per l’approvazione» da parte dei capi di Stato.

La prudenza è d’obbligo, in effetti, e le previsioni rimangono aleatorie, trattandosi di una materia nella quale gli interessi di due potenze energetiche come la Russia e il Kazakistan, in particolare, possono divergere anche parecchio. E lo stesso vale anche per un altro tema di grande rilievo sul quale pare che i capi di governo abbiano raggiunto un minimo di consenso: come impostare i negoziati per un auspicato accordo di cooperazione economica e commerciale tra UEE e Cina.

Per il resto, una nota consolante e incoraggiante può essere risuonata per i fautori dell’integrazione eurasiatica grazie all’esito di un recente sondaggio in Moldavia. Già si sapeva che nel più povero Paese europeo l’affiatamento tra un governo certo dei più instabili e la popolazione lascia molto a desiderare. Si apprende ora che, mentre il primo continua a perseguire l’ammissione nella UE, la seconda, benchè in maggioranza di nazionalità romena, preferirebbe l’adesione all’UEE nella misura del 43,3% contro il 35,6% filoccidentale. Il divario si è accentuato nel giro di pochi mesi e si presenta capovolto rispetto ad un passato non lontano.

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