sabato, Maggio 21

Russia: Putin, obiettivo Africa Nei piani del Presidente russo non c'è solo l'Ucraina, c'è anche l'Africa. Il ritorno di Mosca in Africa rappresenta parte del suo più ampio tentativo di aumentare l'influenza russa a livello globale. La collaborazione con la Cina potrebbe essere un acceleratore

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L’Africa è l’ottava economia più grande del mondo e, entro il 2063, il continente punta a diventare la terza più grande del mondo. Malgrado ciò, il continente africano è emarginato nell’attuale ordine mondiale, non ha voce in capitolo nell’ordine decisionale economico globale. Piuttosto, i Paesi africani sono visti come destinatari passivi di ‘interventi di sostegno’ decisi e condotti da altri attori mondiali. Soprattutto, l‘Africa è al centro di una competizione tra Occidente (Stati Uniti e Europa) da una parte e Cina e Russia dall’altra.
Venerdì 4 febbraio
Cina e Russia hanno sottoscritto una Dichiarazione congiunta che definisce una sorta diassedi ferro tra le due superpotenze, nel contesto della quale esplicitamente si afferma: «L’amicizia tra i due Stati non ha limiti, non ci sono aree di cooperazione ‘proibite’…».
Retorica, certo, ma fino ad un certo punto. Il momento e la prospettiva dei prossimi 10 o 20 anni sicuramente consiglia a Pechino come a Mosca una allenza forte e globale per poter sostenere la competizione che a livello mondo li attende.

Uno di questi spazi di collaborazione, sia pure competitiva, è l’Africa. Un continente che vede da tempo le due potenze impegnate. Pechino è in testa nella corsa, ma Mosca è già ottimamente piazzata, e le due insieme rappresentano una massa critica potenzialmente in grado di vincere facile lo scontro con i vecchi inquilini del continente, Europa e Stati Uniti -dove per Europa si deve intendere sostanzialemte Francia.

L’impegno cinese e russo nel continente africano ha le sue radici nello stesso periodo, quello della decolonizzazione, nel secondo dopoguerra. L’Unione Sovietica ha fornito supporto a numerosi Paesi africani durante le loro lotte anticoloniali. Pechino e Mosca hanno fornito assistenza ideologica e militare ai movimenti anticoloniali in numerosi Stati africani durante le loro lotte con le potenze europee. I due Paesi erano in competizione tra loro per diventare l’avanguardia del comunismo nel mondo postcoloniale, scontro che fu esacerbato dalla divisione sino-sovietica del 1960. Di conseguenza, Mosca e Pechino spesso sostenevano parti in conflitto.
Mentre gli aiuti forniti all’Africa dall’URSS hanno spesso sminuito quelli della Cina,
la fine della Guerra Fredda ha visto Mosca perdere interesse per il continente. Durante il periodo successivo alla Guerra Fredda, la Russia mostrò scarso interesse per gli Stati africani, a causa della turbolenta politica dell’era Eltsin e del crescente conflitto in Cecenia. All’inizio degli anni ’90, al culmine della transizione dell’URSS, Mosca è preoccupata per le sfide interne, così la sua presenza in Africa raggiunge il minimo storico. Nel 1991, l’allora Presidente Boris Eltsin, annunciò che la politica degli aiuti esteri della Russia sarebbe giunta al termine. Nel 1992 sono state chiuse nove ambasciate e quattro uffici consolari, mentre molti centri culturali sono scomparsi.
La Cina, invece, è stata in grado di utilizzare i suoi legami maoisti con le nuove élite africane per cementar
e la sua influenza nel continente.

Vladimir Putin Putin ha puntato molto sulla ricostruzione della statura della Russia come potenza globale, e questi sforzi si sono estesi anche all’Africa. Il ritorno di Mosca in Africa rappresenta parte del suo più ampio tentativo di aumentare l’influenza russa a livello globale. Putin ha visitato per la prima volta il continente nel 2006, promettendo 1 miliardo di dollari di investimenti e facendo una chiara dichiarazione di interesse russo per il continente. L’anno successivo, la Russia ha cancellato circa 20 miliardi di dollari di debiti contratti dai Paesi africani durante la Guerra Fredda. Nel 2013 gli impegni materiali si rafforzano. Putin ha nuovamente visitato il Sudafrica, spesso visto come la porta d’accesso all’Africa, per un vertice di Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa (BRICS). La Russia ha firmato un partenariato strategico globale con il Sudafrica, con disposizioni per la cooperazione nelle sfere politica, economica e della difesa. Diversi capi di Stato sono stati in visita ufficiale a Mosca dal 2015. Attraverso le Nazioni Unite, la Russia ha partecipato attivamente a programmi di aiuto, fornendo cibo e assistenza medica ai Paesi africani bisognosi. E ha corteggiato i voti africani sul Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e sull’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
L’interesse russo per il continente e il suo coinvolgimento è stato principalmente di natura politica e militare, e in seconda battuta economico.
La Russia è un importante fornitore di armi all’Africa. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, l’Africa ha rappresentato il 18% di tutte le esportazioni di armi russe tra il 2016 e il 2020, con l’Algeria principale destinatario.
Dal 2014, Rosoboronexport, un’agenzia statale russa che esporta prodotti e servizi militari, ha firmato accordi bilaterali con diversi Paesi africani, tra cui Angola, Guinea Equatoriale, Mali, Nigeria e Sudan. Oltre all’equipaggiamento militare, gli accordi contengono disposizioni per la lotta al terrorismo e l’addestramento congiunto delle truppe.
Principale protagonista militare russo in Africa,è la compagnia militare privata russa (PMC)Wagner Group.

La Russia ha anche interesse per le risorse naturali. Alcune delle risorse naturali che la Russia ha in casa sono difficili da estrarre, rendendo invece più economico importarle. Gli interessi russi vanno dallo Zimbabwe (per i metalli del gruppo del platino), all’Angola (diamanti), alla Namibia (uranio). Diverse società energetiche statali russe come Gazprom, Rustec e Rosatom sono attive in Africa con investimenti chiave nei settori petrolifero, del gas e nucleare in Algeria, Egitto, Uganda e Angola e del nucleare (Zambia e Tanzania).
Gli investimenti guidati dallo Stato sono quasi sempre connessi a iniziative militari o diplomatiche. Ad esempio, mentre è in atto un accordo per la costruzione di due centrali nucleari in Nigeria, la Russia si è allo stesso tempo impegnata a contrastare il terrorismo sul posto.

Tutta l’attività politica, militare, economica di Mosca nel continente, è condotta nell’ambito della strategia di respingimento della Russia delle attività geopolitiche degli Stati Uniti e degli altri Paesi occidentali, della loro influenza e credibilità. Una linea chiara da molti anni e che nel tempo si è intensificata. E, secondo gli analisti, è questa stretegia di respingimento che fornisce il terreno comune che Mosca ha trovato con Pechino. La Russia ha meno potenza di fuoco economica rispetto alla Cina, ma ha il potenziale e le caratteristiche per completare l’azione della Cina. Lo scopo dell’impegno della Russia con gli Stati africani è consolidare la sua influenza nel continente attraverso l’assistenza politica e militare, allo stesso modo in cui la Cina ha fatto attraverso infrastrutture e iniziative economiche. Come dire: a Pechino spetta investire denaro, a Mosca spetta l’azione politica e militare.
«
Questi legami tra la Cina e le iniziative della Russia illustrano la convergenza degli interessi delle due potenze. Mentre la saggezza convenzionale potrebbe considerare tali legami principalmente come un asse di convenienza, nelle parole di Bobo Lo, i recenti sviluppi geopolitici e la natura controversa delle relazioni russo-americane hanno visto la Russia muoversi nell’orbita della Cina. È questa relazione, sostenuta dall’obiettivo comune di Pechino e Mosca di contrastare le manovre geopolitiche americane, che dimostra le implicazioni più ampie delle mosse cinesi e russe in Africa», afferma Tom Harper, ricercatore indipendente specializzato in affari cinesi e dell’Asia orientale.

Negli ultimi cinque anni, le PMC russe hanno preso di mira i Paesi dell’Africa subsaharianache dispongono di ricche risorse naturali, nonché di problemi di governance e sicurezza.
In queste settimane si è completato l’arrivo in Mali del Gruppo Wagner. La compagnia è collegata al Cremlino, al Ministero della Difesa (in particolare alla Main Intelligence Directorate, o GRU) e al Servizio di sicurezza federale (FSB). Questo dispiegamento, iniziato nel dicembre 2021, è stato condannato dai partner internazionali del Mali, ovvero gli Stati Uniti e numerosi Paesi europei. «Con l’instabilità nello Sahel in aumento e con Paesi come la Francia che sostengono da tempo sforzi militari contro i gruppi salafiti-jihadisti nella regione, l’emergere di Wagner arriva in un momento particolarmente difficile per il Mali ed è rappresentativo della strategia della Russia di diffondere l’influenza nella regione attraverso mezzi irregolari e negabili», affermano, in un report del Center for Strategic and International Studies (CSIS), Jared Thompson, ricercatore associato al Transnational Threats Project del CSIS, Catrina Doxsee direttrice associata e membro associato del Transnational Threats Project, e Joseph S. Bermudez Jr., ricercatore senior presso l’iDeas Lab e Korea Chair del CSIS.
«Il passaggio della giunta maliana alla Russia e al gruppo Wagner ha lo scopo di rafforzare la sua posizione politica interna, piuttosto che affrontare in modo significativo l’insicurezza nel Paese. Mentre Wagner apparentemente
addestrerà le forze locali e fornirà servizi di sicurezza ad alti funzionari maliani, trarrà vantaggio dalla situazione anche per diffondere l’influenza russa nel continente e assicurarsi guadagni finanziari. Simile al suo dispiegamento nella Repubblica Centrafricana (CAR), l’attività di Wagner in Mali consente ai leader politici maliani di rendere il regime a prova di colpo di Stato in cambio di concessioni finanziarie e minerarie.
L’intervento di Wagner in Mali, come nella Repubblica Centrafricana, sostituisce anche il tradizionale partenariato francese della nazione in seguito alla decisione della Francia di ridurre la propria attività, amplificando una più ampia concorrenza geopolitica in Africa».

Il personale Wagner è localizzato a Bamako -qui, a settembre 2021, è stata iniziata la costruzione di un campo fuori dal perimetro dell’aeroporto internazionale Modibo Keïta della capitale, a sud-ovest della base aerea dell’aviazione militare del Paese- e nel Mali centrale, altresì, secondo l’analisi delle immagini satellitari condotta da CSIS per valutare il dispiegamento di Wagner, personale russo si è schierato nella città di Timbuktu, occupando le ex basi dell’operazione Barkhane che sono state cedute all’esercito maliano dalle forze francesi nel dicembre 2021.
«La portata e la natura esatte delle attività del Gruppo Wagner in Mali rimangono poco chiare», prosegue il report CSIS. «La
presenza di geologi e avvocati legati a Wagner in Mali suggerisce che il personale delle PMC potrebbe eventualmente fornire servizi di sicurezza del sito alle società russe impegnate in attività minerarie, il che sarebbe coerente con le attività del Gruppo Wagner in altri Paesi in cui la Russia si è assicurata concessioni minerarie in Mali scambio per servizi PMC».
Wagner ha sfruttato le tensioni di lunga data tra il Mali e il suo tradizionale alleato, ed ex sovrano coloniale, la Francia. L’insoddisfazione interna per la situazione della sicurezza è servita a giustificare la presunta necessità del supporto del PMC. «
Il sentimento antifrancese nel Sahel è reale e in crescita, come dimostrano le manifestazioni pro-giunta in Mali a gennaio e gli sforzi dei manifestanti nel vicino Burkina Faso per bloccare i convogli militari francesi nel novembre 2021». Questo sarà un elemento di accelerazione per le operazioni russe nel continente.

Le «partnershipche la Russia cerca in Africa non sono statali, ma di elite. Aiutando questi leader spesso illegittimi e impopolari a mantenere il potere, la Russia sta cementando l’indebitamento dell’Africa con Mosca», afferma Joseph Siegle, direttore del programma di ricerca dell’Africa Center for Strategic Studies -centro studi del Dipartimento della Difesa USA. «Questa strategia funziona per la Russia e i rispettivi leader che ottengono copertura diplomatica internazionale, risorse per consolidare il potere a livello nazionale, una forza mercenaria, armi e entrate derivanti da accordi di risorse». I Paesi al centro di questa strategia russa sono Libia, Sudan, Mali, Guinea, Angola, e, secondo Siegle, «la Russia è destinata ad espandere la sua influenza nella vicina Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo e Gabon nel 2022».

Il think tank accademico e diplomatico di proprietà pubblica russo, Russian International Affairs Council (RIAC), in un rapporto del marzo 2021, sostiene che «A livello politico, Cina e Russia non sono concorrenti strategici» in Africa. E «il partenariato strategico globale di coordinamento tra la Cina e la Russia ha gettato solide basi politiche per la cooperazione Cina-Russia in Africa». Aggiungendo poi che: «Entrambe le parti considerano l’Africa come un elemento essenziale per raggiungere gli obiettivi strategici nazionali reciproci e stabilire un ordine internazionale equo, ragionevole e multilaterale. In secondo luogo, sia la Cina che la Russia prestano molta attenzione al mantenimento della stabilità nel continente. La pace e la stabilità dell’Africa sono precondizioni delle relazioni politiche ed economiche Cina-Africa e Russia-Africa».
RIAC ammette che «nel processo di sviluppo di relazioni reciprocamente vantaggiose e di cooperazione con l’Africa,
è inevitabile che Cina e Russia abbiano un certo grado di concorrenza in alcuni campi», ma «il potenziale della cooperazione è più ampio di quello della concorrenza».
«Rispetto alla Cina, la Russia è tornata in Africa relativamente tardi. La Russia manca di risorse per investire in Africa. La grande competizione di potere stimola il coinvolgimento della Russia in Africa.
Cina e Russia hanno interessi in comune in Africa e possono ottenere una cooperazione efficace con l’Africa», piuttosto che partecipare alla corsa per il saccheggio del continente. «La crescita dell’industrializzazione e l’urbanizzazione in Africa richiede maggiori risorse e una maggiore partecipazione dall’esterno, compreso da Cina e Russia».
RIAC individua
sette aree chiave per la cooperazione tra Cina e Russia in Africa:«Sanità pubblica, agricoltura,industrializzazione, urbanizzazione, commercio internazionale,
Politica e sicurezza
, Rapporti con gli Stati Uniti e l’UE».

RIAC tratteggia così la collaborazione possibile tra Mosca e Pechino: «complementarità e cooperazione costituiscono la base per la loro cooperazione nel continente. La cooperazione tra Cina e Russia è in linea con le esigenze dello sviluppo africano». «La pace, lo sviluppo e la cooperazione vantaggiosa per tutti non sono solo il fondamento di amicizia e cooperazione a lungo termine tra Cina e Russia, ma anche le fondamenta dell’amicizia e della cooperazione trilaterale Cina-Russia-Africa».
La cooperazione tra Cina e Russia in Africa, spiega il rapporto di RIAC, «non è un semplice processo di assistenza unidirezionale all’Africa, ma anche un processo di apertura di Cina e Russia
ai mercati dell’Africa».
Tra gli ambiti di collaborazione, RIAC sottolinea l’ambito BRICS. «Russia,
Cina e Sud Africa considerano i BRICS un nuovo meccanismo caratterizzato da istituzioni policentriche. Sarebbe una nuova piattaforma per il coinvolgimento più attivo di più Paesi africani. Ancora più importante, nell’ambito dei BRICS, potrebbe essere istituito un nuovo sistema di cambio monetario internazionale, il che potrebbe aiutare a evitare i rischi della ‘giurisdizione a braccio lungo’ degli Stati Uniti».
«Prendendo le sue posizioni significative nelle alleanze esistenti e sempre più importanti,
come BRICS, SCO e EAEU, la Russia potrebbe fungere da architetto di un approccio ideologico e pratico fondamentalmente nuovo a molti problemi internazionali, compreso il continente africano. Ad esempio, l’esperienza russa della diplomazia multilaterale in Medio Oriente, dove Mosca riesce non solo a mantenere relazioni costruttive con le parti avversarie in molte situazioni di conflitto, ma anche ad aiutare riunire le posizioni anche degli avversari più inconciliabili e raggiungere risultati pratici impressionanti. Questi metodi potrebbero essere importanti anche per l’Africa».

La Dichiarazione congiunta Cina-Russia c’è da ritenere sarà la cornice nel contesto della quale le due potenze lavoreranno nel continente africano. Il prossimo Summit Russia-Africa, previsto per il novembre 2022 a San Pietroburgo., la Russia è chiamata a portare ai Paesi africani fatti concreti. Probabilmente per Mosca sarà più facile rispondere positivamente se potrà contare sulla collaborazione finanziaria di Pechino.

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