mercoledì, Giugno 23

Russia: Putin ha paura di Navalny Il blogger anticorruzione nuovamente escluso dalle elezioni presidenziali benchè privo di qualsiasi chance di vincerle. Perché, allora?

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Per quanto riguarda Javlinskij si può dunque parlare, e magari si potrà parlare ancora, di discese in lizza per il Cremlino (come per la riconquista di seggi perduti alla Duma) a puro titolo di testimonianza, come si suol dire. Restando da vedere, al massimo, se la sopracitata novità di Mosca città sarà stata un caso isolato oppure una sorpresa destinata ad avere un seguito, ammesso che da parte governativa ciò sia consentito. Diverso, e più importante, è invece il discorso riguardo al personaggio che sulla scena politica russa si è guadagnato ormai da qualche anno un rilievo secondo solo a quello del “nuovo zar”, persino in veste di suo principale antagonista se non proprio di diretto concorrente.

Aleksej Navalny, il giovane avvocato o giurista (così viene spesso qualificato, alquanto approssimativamente, all’estero) ovvero blogger di straordinario successo nonché attivista politico instancabile e indomito non solo sulla rete, può infatti considerarsi l’oppositore numero uno di Putin, quello da lui più temibile, quale che sia il grado reale di temibilità, e, ormai di può senz’altro dirlo, più temuto.

Capace di riscuotere ampi consensi con una propaganda opposta a quella ufficiale e fondata soprattutto sulla denuncia della corruzione e di smisurati arricchimenti anche al più alto livello, nonché di mobilitare in piazza, e non solo a Mosca, migliaia di giovani per manifestazioni di protesta non autorizzate, Navalny non si è lasciato intimidire né da ripetuti arresti e detenzioni e neppure da processi chiaramente pretestuosi e da condanne per pretesi reati comuni (estese anche a suo fratello), miranti a squalificarlo agli occhi di tutti, che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ripetutamente giudicato arbitrarie infliggendo allo Stato russo le conseguenti penalità pecuniarie.

Lo Stato russo, a sua volta, non si è lasciato scoraggiare neppure sul terreno giudiziario e ha insistito in una persecuzione sistematica, per quanto inframezzata da momentanee e parziali attenuazioni, comunque presumibilmente motivata anche dalla ribadita intenzione della vittima di candidarsi anche nella prossima occasione per la presidenza federale. Un proposito, si presume altresì, mirante a conferire quanto più risalto possibile, all’interno e all’estero, alla sua campagna contro il regime, piuttosto che a detronizzare davvero il ‘nuovo zar’.

Putin, probabilmente, la vede allo stesso modo, tenuto conto che anche i sondaggi di fonte più attendibile attribuiscono al baldanzoso blogger chances praticamente nulle di insidiare il suo potere. Ciò nonostante, tuttavia, le discussioni sulla sua candidabilità alla suprema carica dopo la sospensione dell’ultima condanna sono state troncate dall’annuncio ufficiale che essa non è ammissibile. Se ne deduce, quindi, che Putin teme Navalny ed è deciso a mantenerlo fuori gioco ad ogni costo, compreso quello di sacrificare il volto democratico del Paese. A convalidare il quale, è da credere, non basterà l’eventuale ammissione della sorprendente candidatura presidenziale di un popolare personaggio di spettacolo come Ksenja Sobciak, figlia di uno storico sindaco di Pietroburgo, seguace di Michail Gorbaciov ma che ebbe poi Putin tra i suoi collaboratori.

Non mancano i sospetti che la giovane star televisiva, già partecipante alle manifestazioni di piazza di alcuni anni fa e tuttora di tendenza moderatamente liberaleggiante, possa prestarsi ad un’operazione di comodo per il regime proprio in concomitanza con il confermato ostracismo nei confronti di Navalny. Riguardo al quale resta comunque sempre da chiedersi che cosa lo determini, e l’ipotesi più plausibile appare una sola: quella che le difficili condizioni economico-sociali della Russia, denunciate da chi sa farlo più efficacemente, possano generare perturbazioni politiche tali da riflettersi anche nei piani alti del potere e rendere problematica la permanenza di Putin al Cremlino indipendentemente dai responsi delle urne.

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