sabato, Aprile 17

Russia più impegnata in Siria?

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La Russia sta rafforzando il suo impegno in Siria con un coinvolgimento diretto di truppe russe sul terreno, a fianco dell’Esercito di Bashar al-Assad e dei miliziani lealisti? Così sembrerebbe: negli ultimi giorni, infatti, si sono infittite le indiscrezioni, apparse su media britannici e americani dopo esser state diffuse nei giorni scorsi da siti di intelligence occidentali e da giornali israeliani, di un possibile aumento del numero di militari russi a fianco dei soldati e dei
miliziani lealisti. Mosca si limita a ribadire la decennale cooperazione militare con Damasco e a confermare che tale cooperazione prosegue.
Per il momento non ci sono prove, solo un video, di circa 3 minuti, diffuso a Londra verso metà agosto, tramite ‘Youtube’, della principale milizia filo-governativa siriana, le Forze di difesa nazionali.
Nel video si vedono miliziani siriani impegnati in scontri con invisibili ‘uomini armati’ delle opposizioni nella regione montagnosa di Latakia, nel nord-ovest del Paese. Secondo l’americano ‘The Daily Beast’ e il londinese ‘The Independent’ nel filmato si sentono in maniera ‘inconfondibile’ delle frasi in russo, che, secondo il quotidiano londinese, potrebbero appartenere, comunque, anche solo a contractors.
Mosca, assieme a Iran e Cina, puntella da quattro anni il regime del Presidente al Assad con aiuti finanziari, militari, commerciali e politici. E la Russia ha a Tartus una base navale. Al Assad, qualche giorno fa, ha ricordato di avere «piena fiducia nei russi. Per tutti questi anni di crisi sono sinceri e trasparenti nei rapporti con noi».
Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitri Peskov, ha ribadito la cooperazione sostenendo che questa è «un processo permanente. Non vorrei darvi dettagli più specifici», e nei giorni scorsi aveva smentito l’indiscrezione, circa la presenza nei cieli siriani di aerei militari russi, per la precisione MiG-29, Su-27 e Su-34.
I media israeliani avevano riferito dell’imminente apertura, nei pressi di Damasco, di una base russa per contrastare l’avanzata dell’organizzazione dello Stato islamico
(Isis), sempre più vicina al cuore del potere siriano. «Migliaia di soldati russi» sarebbero stati pronti a partire come «forza di avanscoperta». Questo mentre sul Bosforo il 20 agosto erano state avvistate navi che «trasportavano blindati russi ultramoderni del tipo BTR-80». Proprio un blindato BTR-82 appare nel filmato diffuso dai miliziani lealisti sulle montagne di Latakia.

Che il Cremlino ambisca a riassumere un ruolo di primo piano sulla scena internazionale, e in Medio Oriente in particolare, e risalire ad un rango di grande potenza se non proprio di superpotenza, è un dato di fatto, lo stesso è incontrovertibile che per Mosca la questione siriana, collegata del resto alla sfida dell’ISIS, rappresenti il nodo cruciale per la sua politica mediorientale. L’appoggio, però, finora prestato al regime di al Assad -abbondantemente fornitura di armi in primo luogo-, comunque insufficiente a garantirne la sopravvivenza, mostra crepe da parecchi mesi. Così Mosca ha concentrato ultimamente i suoi sforzi sul piano politico-diplomatico tentando di mediare tra al Assad e i suoi nemici, dialoga da tempo con i suoi nemici interni e ormai cerca sempre più intensamente di concertarsi anche con quelli esterni, che nella regione sono quasi tutti, a livello di governi, salvo l’Iran. Sono, o meglio lo erano inflessibilmente fino a ieri, perché proprio i tre Paesi i cui massimi dirigenti si sono recati nella capitale russa nei giorni scorsi per l’occasione del Salone aerospaziale Maks 2015, ovvero Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, sembrano adesso protesi a promuovere, con in testa l’Egitto e collaborando con il Cremlino, una soluzione pacifica e più o meno di compromesso del conflitto siriano.

Si tratta di un tentativo per nulla facile. La linea ufficiale russa continua a proporre un negoziato per il quale sarebbe indispensabile la partecipazione di Assad, lasciando trapelare l’ammissibilità di una sua successiva emarginazione. Lo schieramento arabo insiste, invece, per la sua preventiva esclusione, ma sembra inevitabile che ripieghi su posizioni meno intransigenti se intende davvero orientarsi verso una soluzione accettabile per tutte le parti interessate. Che sono tante e più o meno interessate anche a convergenze che permettano di bloccare l’espansione dell’ISIS -tra le priorità russe. Compreso l’Iran, l’altro grande protettore di al Assad, da una parte, nonchè l’Arabia Saudita e la Turchia dall’altra, entrambe in debito di chiarezza circa i rapporti con il califfato e la seconda alle prese anche con il problema curdo.
Per raggiungere il suo obiettivo Mosca potrebbe persino trovare una temporanea sponda a Washington, ugualmente restìa, oggi e almeno finchè c’è Obama alla Casa Bianca, ad impegnarsi a fondo militarmente per sistemare le cose. Ma lo sforzo russo resta in ogni caso senza alternative, in una situazione oggettivamente imbarazzante. In mancanza di risoluti interventi militari esterni contro la minaccia jihadista il regime siriano rischia, infatti, di crollare, malgrado qualsiasi appoggio politico e fornitura di armi, e il Paese di cadere interamente o in gran parte in mano al Califfato.
Nei giorni scorsi Assad si è detto sicuro che la Russia sia affidabile e non lo abbandonerà mai. Se venisse smentito a tutti gli effetti pratici il prestigio russo nel mondo arabo, e non solo, ne risentirebbe parecchio come pure i disegni di Mosca nel Medio Oriente.
In queste ore Vladimir Putin è intervenuto, da Vladivostock, dove si trova per un forum economico Eastern Economic Forum, sulla crisi dei migranti in Europa sostenendo che si trattava di un evento «prevedibile e che ci si doveva attendere. La Russia aveva avvertito della vastità del problema», causata, secondo il Presidente russo, da come l’Ue ha «ciecamente seguito la politica Usa verso la Siria. I siriani che abbandonano il loro Paese non lo fanno per il Governo di al Assad ma per colpa di Isis». Putin ha poi aggiunto di aver parlato della sua idea di una colazione internazionale antiterrorismo oltre che con Obama con i leader di Turchia, Arabia Saudita, Giordania, ed altri ancora. «Dobbiamo veramente creare un qualcosa come una colazione internazionale per combattere il terrorismo e l’estremismo. A questo fine abbiamo avuto contatti con i nostri partner americani ed io personalmente ne ho parlato con il Presidente
Obama
». Si potrebbe trattare di una nuova coalizione internazionale, quella ipotizzata dal Presidente, oppure dell’adesione russa alla coalizione americana.
Ieri Bashar al-Assad ha incontrato a Damasco il vice Ministro degli Esteri di TeheranHossein Amir-Abdollahian, e al termine dell’incontro il Presidente siriano ha confermato la fiducia negli «sforzi e contatti presi dall’Iran con l’obiettivo di risolvere la crisi». Il vice Ministro nei giorni scorsi, prima di partire per Damasco, aveva ribadito che «esiste solo una soluzione politica al conflitto siriano e Assad è parte della soluzione, dato non ci sono altre alternative al  momento».

In questo scenario, l’eventuale rafforzata presenza militare russa in Siria potrebbe trovare ragione sia nell’ottica di un un coinvolgimento russo nelle azioni contro l’ISIS, sia nel caso dell’accelerazione del tentativo di trovare una soluzione politica alla crisi siriana, considerando che la Siria è un tassello essenziale nel piano per sradicare l’ISIS.

 

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