giovedì, Dicembre 2

Russia: oligarchi sotto tiro in America La causa sarebbe la loro “vicinanza al regime russo”

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Lo prova l’ultimo atto dell’escalation sanzionatoria americana a carico di Mosca in parallelo agli sviluppi del Russiagate negli USA. Ottemperando ad una legge approvata dal Congresso nella scorsa estate, il Dipartimento del tesoro di Washington ha pubblicato a fine gennaio una lista di 210 persone passibili di misure punitive a causa della loro vicinanza al regime russo”: divieto di intrattenere rapporti d’affari con soggetti americani, negazione del visto d’ingresso degli USA, sequestro dei loro beni negli States e simili. Sono punizioni già inflitte ai massimi dirigenti e alti dignitari russi, ritenuti corresponsabili delle ormai famose interferenze di Mosca nelle ultime elezioni presidenziali americane, ed estensibili adesso ad una cerchia molto più ampia di ancor meno credibili rei, comprendente 114 politici minori e 96 oligarchi nel senso sopradescritto del termine.

Mentre tra i primi sono state notate alcune curiose assenze (come quella dei presidenti delle due Camere che formano il Parlamento federale o quella di Aleksej Kudrin, ex ministro delle Finanze tuttora di tendenza liberale ma pur sempre alto consigliere di Putin), sono soprattutto i secondi al centro dell’attenzione generale in quanto i più esposti a subire il concreto impatto delle sanzioni USA. Le quali, per il momento, non colpiscono automaticamente nessuno ma potrebbero scattare nel prossimo futuro a danno di quanti figurano nella lista appena resa nota.

La sua pubblicazione ha provocato in realtà le reazioni più diverse. Negli USA e altrove in occidente non sono mancate voci deluse per il rinvio di misure concrete e subito operanti. In Russia, al livello più ufficiale, la novità è stata bollata come un ennesimo atto o gesto americano ostile nei suoi confronti. Putin personalmente si è anzi spinto fino a denunciarla come un attacco anche a Donald Trump, mostrando così di credere ancora, nonostante tutto, che il suo omologo d’oltre oceano resti per il Cremlino un interlocutore meglio disposto di tanti altri connazionali.

Trump, va ricordato, non aveva nascosto di firmare tutt’ altro che convinto la legge approvata dal Congresso, e si deve verosimilmente alla contrarietà presidenziale se a Capitol Hill i repubblicani sono riusciti a ridurre il suo mordente. Putin, dal canto suo, checchè ne pensi davvero di Trump, ha un naturale interesse a distinguerlo e se possibile dividerlo dai suoi avversari e critici interni, se non altro agli occhi dell’opinione pubblica russa.

Il portavoce del presidente, Dmitrij Peskov, aveva addirittura preceduto l’arrivo della notizia da Washington dichiarando che si assiste ad un tentativo di interferire nelle prossime elezioni russe e quindi come ritorsione per quanto rimproverato, naturalmente a torto, a Mosca. Tentativo, però, destinato a fallire, come Peskov si è affrettato a precisare attenendosi ad un modulo ormai rituale secondo cui la Russia è in grado di respingere senza difficoltà anche gli attacchi più pesanti e malevoli. Per il resto, esperti e osservatori moscoviti sono apparsi abbastanza concordi nel giudicare la mossa americana praticamente innocua, giungendo in qualche caso a paragonare la lista in questione al proverbiale topolino partorito dalla montagna e persino ad irriderla in quanto apparentemente ricavata dalla guida del telefono o da Internet nonchè somigliante, come ha detto Dvorkovic a Davos, ad un qualsiasi Who’s who della politica russa.

Non sembra tuttavia che le cose stiano proprio così dovunque e da ogni punto di vista. Certo non da quello degli oligarchi inseriti nella lista “nera” o che temevano di figurarvici; i soggetti a rischio, secondo fonti attendibili, erano non meno di 300. A quanto risulta, i non pochi di loro che operano negli USA e spesso vi risiedono o comunque vi possiedono cospicui beni materiali, titoli e conti in banca erano da parecchie settimane quasi in preda al panico e freneticamente impegnati a cercare appoggi, consigli e vie traverse, comprese offerte di denaro, per scongiurare il peggio.

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