domenica, Ottobre 17

Russia, nuove sanzioni dal Giappone field_506ffb1d3dbe2

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Il Giappone ha infine annunciato una nuova serie di sanzioni nei confronti della Russia, pur nel clima di tentennamenti e rinvii che avevano accompagnato le dichiarazioni dello scorso venerdì 19 settembre. La conferma da parte di Tokyo è arrivata mercoledì, rendendo evidente così il proprio allineamento, come sottolineato da Yoshihide Suga, Segretario generale di Gabinetto, con le potenze del G-7 in relazione agli sviluppi della crisi in Ucraina.

Si tratta del quarto ‘pacchetto’ di provvedimenti approvati dal Giappone contro il Governo di Mosca; misure che, dati i recenti sviluppi in senso positivo nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, erano sinora state giudicate di valore per lo più simbolico, in ogni caso ben più leggere rispetto a quelle statunitensi ed europee.

A finire nel mirino della nuova tornata di sanzioni (oltre all’export di armi verso la Russia) saranno alcuni istituti bancari, a cui verrà fatto divieto di emettere titoli in Giappone, come Sberbank, Rosselkhozbank e la banca di sviluppo VEB (Vnesheconombank). La stessa compagnia Gazprom è finita nella black list nipponica.

«Le nuove sanzioni non avranno un grande impatto sulla Russia ma mettono in luce la volontà del Giappone di dimostrare solidarietà con i propri alleati», ha precisato Masafumi Kaneko, del PHP Institute di Tokyo.

Nonostante l’evidente necessità di mostrarsi vicina alla linea intrapresa dal blocco delle potenze occidentali, emerge chiaramente la volontà, da parte di Tokyo, di lasciare uno spiraglio diplomatico aperto nei confronti della Russia di Vladimir Putin, con il quale Abe Shinzo, Primo Ministro giapponese, ha recentemente intrapreso un serrato e produttivo dialogo di natura diplomatica e commerciale, riuscendo progressivamente a creare «un buon clima affinché possano essere risolte le questioni più problematiche all’interno delle relazioni bilaterali», come affermato mesi fa dallo stesso premier nipponico, in riferimento al ‘cavillo diplomatico’ più significativo tuttora esistente tra la Russia e il Giappone, ovvero la questione della sovranità territoriale delle isole Curili (denominate ‘Territori del Nord’ dai giapponesi).

La conferma delle nuove sanzioni contro Mosca cade, non a caso, proprio in concomitanza con la visita di ispezione di Sergei Ivanov, funzionario del Cremlino, su una delle isole contese, chiamata Iturup, rivendicata da Tokyo con il nome di Eterofu. Un’azione giudicata «estremamente deplorevole» dal Segretario Suga.

Ma la questione ucraina  insieme a quella delle isole Curili– presenta una valenza politica e simbolica ben più grande, al di là dei vari equilibrismi diplomatici e degli interessi di natura economica. Essa rappresenta infatti, agli occhi dei giapponesi, un (pericoloso) precedente in cui si rispecchia una delle problematiche geopolitiche più accese del momento, ovvero l’attuale contenzioso in corso tra Cina e Giappone nel Mar Cinese Orientale.

Roberto Valle, docente di Storia dell’Europa Orientale presso l’università Sapienza di Roma, chiarisce tale punto: “Nel secondo decennio del XXI secolo, le relazioni tra la Russia e il Giappone si collocano sia nel contesto della crisi del nuovo ordine mondiale, sia nell’ambito delle nuove prospettive orientali della politica estera russa. In primo luogo, la crisi ucraina attesta che, dopo la fine della guerra fredda, la ricerca di un nuovo ordine mondiale è stata caratterizzata da una sorta di stato d’eccezione permanente suscitato dalla tensione tra l’unipolarismo americano e la tendenza al policentrismo di alcuni grandi spazi (Russia, Cina) e che ha trovato nella crisi ucraina il proprio inestricabile nodo di Gordio“.

La crisi ucraina“, prosegue il professor Valle, “ha infatti delle ripercussioni nell’area Asia-Pacifico, perché il Giappone teme che gli Stati Uniti, concentrando le proprie risorse diplomatiche e militari nell’estremo limes dell’Europa orientale, non sostengano il governo nipponico nell’aspro contenzioso territoriale, politico ed economico con la Cina. Il Giappone considera la reazione occidentale all’annessione della Crimea da parte della Russia nella prospettiva dell’insolubile questione territoriale riguardante le isole Senkaku (per i cinesi isole Diaoyu) nell’est del Mar Cinese: tali isole fanno parte dell’amministrazione di Okinawa, ma la Cina rivendica la propria sovranità sul loro territorio“.

Tokyo e Mosca devono dunque considerare gli sviluppi delle reciproche relazioni nell’ottica di un contesto estremamente delicato. Il Giappone infatti, come conseguenza della crisi energetica che il Paese ha sperimentato in seguito all’incidente della centrale nucleare di Fukushima, è diventato tra i principali acquirenti del gas naturale russo; mentre Mosca, da parte sua, ha tutto l’interesse nel mantenere la propria presenza all’interno del mercato asiatico, verso cui il gigante russo sta sempre più orientando il proprio export energetico, considerata la poca affidabilità del mercato europeo – duramente colpito dalla crisi – e i non trascurabili vantaggi derivanti dalla prossimità geografica di Paesi come lo stesso Giappone.

Gli sforzi da parte del Giappone nel mantenere, per quanto possibile, i rapporti di buon vicinato con la Russia, rischiano poi di indispettire gli Stati Uniti, a cui non sfuggono le possibili implicazioni di una collaborazione energetica e strategica (quest’ultima testimoniata dai colloqui 2+2 inaugurati nel novembre 2013) tra lo storico alleato nipponico e il rivale russo, il cui ‘perno energetico’ in Asia rischia di ostacolare l’omologo ‘pivot-to-Asia’ promosso dall’amministrazione Obama.

Le sanzioni potrebbero alla lunga rivelarsi un’arma a doppio taglio per il Giappone, il quale rischia di compromettersi con l’alleato statunitense, che non vede di buon occhio l’eccessiva cautela di Tokyo nell’applicare le sanzioni; mettendo inoltre a repentaglio la partnership energetica russo-giapponese e vanificando gli sforzi diplomatici sinora compiuti per l’ottenimento di un accordo sulla territorialità delle isole Curili, questione che pregiudica tuttora la firma di un trattato di pace definitivo tra Russia e Giappone, in sospeso sin dalla fine della seconda guerra mondiale.

Le mosse del Governo nipponico hanno suscitato le critiche di Sergej Viktorovič Lavrov, Ministro degli Esteri russo, che ha giudicato l’emissione delle nuove sanzioni, approvate sotto la pressione esterna degli Stati Uniti, come «la prova dell’incapacità da parte del Giappone di perseguire una politica estera indipendente»; aggiungendo inoltre che «con l’approvazione delle sanzioni, Tokyo sta danneggiando soprattutto la sua posizione geopolitica e sta inviando il segnale sbagliato alla sua stessa business community».

Dato il clima di attrito diplomatico generatosi a causa delle reciproche posizioni sulla crisi nella penisola meridionale dell’Ucraina, il Primo Ministro Abe ha chiesto di riprogrammare il suo incontro a Tokyo con il Presidente Putin, previsto per questo autunno. In alternativa, Abe ha proposto un colloquio diretto con il Presidente russo a novembre, a margine del vertice annuale dell’Asia-Pacific Economic Cooperation Forum, come confermato dal Segretario Suga lo scorso lunedì.

Sino ad allora, quelle del dialogo e della cautela diplomatica sembrano essere le carte migliori che il Giappone di Abe Shinzo possa giocare, in attesa di definire una volta per tutte la propria posizione nei confronti dello ‘scomodo’ partner russo e verso i propri alleati del fronte occidentale.

 

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