domenica, Settembre 19

Russia, l’export di armi in crisi Dopo anni di crescita esponenziale, ultimamente il mercato degli armamenti in uscita sta andando incontro ad un periodo di stagnazione

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Altro caso simile è stata la Siria, dapprima acquirente di materiale bellico e know how russo, poi divenuta insolvente a causa della guerra civile scoppiata nel Paese. Per quanto riguarda la perdita di mercato con l’Iran, questa è stata determinata politicamente, ovvero attraverso una decisione deliberata. Nel 2010, la Russia firmò la Risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro l’Iran, decisione che imponeva un embargo massiccio di armi verso il Paese, conseguenza alla non rinuncia, da parte dell’allora Presidente Mamhud Ahmadinejad, al programma nucleare. Una decisione, quella della firma russa, che indirizzò la rabbia dell’industria militare verso l’allora Presidente Dmitry Medvedev.

Tuttavia, un ruolo determinante nella stagnazione di un settore così prosperoso non possono che avercela avuta i due principali Paesi partner, ovvero Cina e India. Entrambi hanno avuto un ruolo chiave nel determinare la crescita impetuosa dell’export militare russo. Un’economia in rapida crescita ha concesso alle due Nazioni di investire fortemente nella difesa, con capacità di spesa molto elevate, anche in relazione all’estensione dei propri territori e numero degli abitanti.

India e Cina hanno seguito quindi motivazioni d’armamento diverse rispetto quelle degli altri Paesi analizzati. La volontà di entrambi è stata – ed è tutt’ora – quella di importare materiale e tecnologia militare di ultima generazione, in modo da implementare il proprio programma interno di Ricerca e Sviluppo. La tendenza di Paesi che seguono questo modello – ovviamente si parla di economie con basi ormai solide e stabile o crescente capacità di spesa – è facilmente intuibile: raggiungere essi stessi la capacità produttiva e la tecnologia militare per ottenere in casa propria ciò che prima erano obbligati a comprare fuori.

Dopo un periodo di tempo, è sintomatico, quindi, che si assottiglino i guadagni di chi esporta verso Paesi di questo tipo. Inoltre, non ci sono particolari legami che uniscono India e Cina al mercato delle armi russe. Ricercando semplicemente le più innovative tecnologie, entrambi i Paesi importatori si indirizzano verso chiunque abbia materiale che gli interessi. L’India, ad esempio, ha ultimamente siglato un accordo per l’acquisto dei Rafale fighters dalla Francia. Ad oggi, la Russia può ancora beneficiare di gran parte dell’interesse cinese grazie a soluzioni avanzate nell’aeronautica, come gli aerei da caccia, le tecnologie di difesa anti aerea e i motori.

A concludere l’analisi del CSIS, intervengono ulteriori fattori alla base della stagnazione del mercato russo. Il più importante di questi è l’arrivo, sul mercato, di altri esportatori di armi. Tra i maggiori nuovi competitor della Russia sono giunti proprio i cinesi, che hanno fatto tesoro di quanto appreso dai vicini, ma anche la Corea del Sud. Con minor forza si stanno affermando poi Paesi come il Sudafrica, la Turchia e Singapore. La Cina stessa sta spingendo per la vendita di materiale bellico in Africa, Asia e America Latina, un modo per ottenere profitto, ma anche per estendere la propria influenza commerciale e politica in queste zone d’interesse.

Un’ultima causa della stagnazione dell’export russo è anche il nuovo progetto di armamento interno alla Russia che sta prendendo piede negli ultimi anni. Con lo State Armament Program 2020 e successive implementazioni, il Governo russo e il suo Ministro della Difesa hanno avviato un progetto per dotare le forze militare russe di nuovo e più efficiente materiale da guerra, impegnando le aziende produttrici in questo progetto e togliendo quindi risorse verso la vendita all’estero.

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