venerdì, Luglio 30

Russia, le nuove sanzioni Ue dividono field_506ffb1d3dbe2

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 Putin Views Russian Arms On Display At Expo

Sono state pubblicate stamattina nella Gazzetta Ufficiale dell’UE le sanzione contro la Russia già annunciate nei giorni precedenti e sottoscritte dagli Stati Uniti d’America che si uniranno nell’ammonire il Cremlino. Ad esser sotto tiro la più grande banca della Federazione russa, la Sberbank, con la quale non potranno avvenire scambi emessi dalla stessa banca di obbligazioni, azioni e altri strumenti la cui durata superino i 30 giorni. Ma non solo, colpiti anche altri grandi colossi della produzione energetica e del settore della difesa come Gazprom, Gazprom Neft, Lukoil, Surguytneftegas, Rosfnet e Transneft e ancora Opk Oboronprom, Uralvagonzavod e United aircrat corporation. Le personalità russe ed ucraine incluse nell’elenco saranno in totale 24 tra cui Sergei Chemezov, amico di Putin e capo di RosTekhnologi. Oppure Youri Vorobiov, vicepresidente russo e diversi vicepresidenti della Duma come Vladimir Vasiliev, Ivan Melnikov e Igor Lebedev.

Per concludere, lo schiaffo di Bruxelles vieterà in maniera assoluta alle società europee di finanziare le cinque principali banche russe.

Mentre un comunicato dell’Associazione del Business Europeo in Russia condanna la decisione dei 28+1 e propone di utilizzare nuove politiche che eludano il business, il leader di Mosca definisce uno scudo di difesa alle sanzioni con i suoi alleati. Il tavolo è quella dello Sco (Shangai Cooperation Organization) in corso d’opera nella capitale Tagika. In agenda anche la crisi ucraina. Dello Sco fanno parte Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan; Afghanistan, India, Iran, Mongolia e Pakistan hanno invece lo status di osservatori.

Va intanto avanti, in queste ore, a Bruxelles il vertice Kiev-Mosca-Ue sull’implementazione dell’accordo di associazione e libero scambio tra Ucraina e Unione europea. Il Ministero degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin ha incontrato Federica Mogherini in qualità di rappresentante Pesc e il commissario Ue per il Commercio Karel De Gucht.

Poroshenko, che martedì ratificherà l’accordo di cui sopra con l’Ue, si è preoccupato oggi di rilasciare una dichiarazione in cui ha promesso che – «non necessariamente con mezzi militari»- la Crimea tornerà all’Ucraina. La penisola era stata donata dal leader sovietico Nikita Krusciov, nel 1954.

La CIA ha comunicato oggi che le unità di cui dispone il nuovo nemico mondiale Al-Baghdadi potrebbe arrivare intorno alle 31.500 e sarebbero dispiegate tra Iraq e Siria. Un numero che viene raddoppiato rispetto alle precedenti stime e che sicuramente influisce nella decisione di Hollande e Assad di sostenere i raid americani contro i miliziani. Il presidente francese, in visita a Baghdad, ha assicurato ad al-Abadi che «la Francia è qui per fornire ulteriore assistenza militare all’Iraq» anche se non ha precisato in che modo. Persino la Gran Bretagna si ammorbidisce all’idea si una presenza sul fronte caldo mediorientale. Il sottosegretario agli Esteri con delega all’Europa, David Lidington, ha infatti detto che Hammond, parlando con i giornalisti, avrebbe lasciato aperta ogni opzione, a sottolineare come il ministro, in realtà non abbia escluso a priori un intervento britannico.

Il generale John Allen, ex Consigliere di Kerry, è stato nel mentre scelto dall’Amministrazione Obama per guidare la coalizione internazionale contro l’Isis. Il Segretario di Stato Usa è impegnato a cercar di convincere anche i turchi ad entrare tra gli stati coalizzati contro i jihadisti. L’obiettivo è quello di far chiudere tutte le autostrade che dall’Europa porterebbero i miliziani nei territori conquistati in Siria e in Iraq mentre domani si sposterà al Cairo.

Il conflitto arabo-israeliano, sedato da qualche giorno, torna ad essere nel mirino ma stavolta solo verbalmente. Un gruppo di 43 militari dell’unità d’elite 8-200 -firmandosi con grado e nome o iniziali- ha sottoscritto una lettera indirizzata al Premier Netanyahu, al capo di Stato maggiore e al direttore dell’intelligence dichiarando di rifiutarsi in futuro di prestare servizio in Palestina. «Non possiamo continuare in coscienza a servire questo sistema, negando i diritti di milioni di persone», si può leggere nella missiva. Secondo i ‘disertori’ l’obiettivo delle operazioni militari israeliane è l’espropriazione di terra da destinare a colonie ebraiche così come la mancata distinzione tra i palestinesi «che sono o non sono coinvolti nella violenza». L’ultima operazione militare condotta a Gaza è, secondo i firmatari, una punizione collettiva degli abitanti e la raccolta di informazioni attraverso le divisioni dell’intelligence verrebbe utilizzata per sgretolare la stabilità sociale palestinese e creare sconquassi che portano a costanti rotture. «Chiediamo a tutti i soldati dei corpi d’intelligence, presenti e futuri, insieme a tutti i cittadini di Israele, di schierarsi contro queste ingiustizie e agire per farle finire», hanno aggiunto.

Le dichiarazioni proseguono anche negli Stati Uniti dove la Madre di Foley, uno dei due giornalisti presumibilmente decapitati dai miliziani jihadisti ha quest’oggi rilasciato un’intervista alla CNN in cui ha sostenuto che la sua famiglia era stata minacciata di azioni penali nel caso avesse cercato di raccogliere fondi per il riscatto di James. Si è definita scoraggiata soprattutto quando ha sostenuto di essere  venuta a conoscenza del fatto che non fosse previsto nessun blitz per liberarlo e tanto meno alcuno scambio di prigionieri. «Non sembrava che questo fossenell’interesse strategico» degli Stati Uniti, ha affermato Diane Foley, che si è detta «imbarazzata e sconvolta» dalla gestione della situazione da parte dell’amministrazione Obama. «Jim è stato ucciso nel modo più orribile, è stato sacrificato a causa di una mancanza di coordinamento, comunicazione e priorità», ha sottolineato.

In Gran Bretagna, piuttosto, pare che il Governo centrale abbia velocemente rassicurato un parte di  coloro che già da diversi anni lottano per l’indipendenza della Scozia. Secondo le stime di un nuovo sondaggio il 51% dei votanti sarebbe a favore del ‘no’ quindi per una centralizzazione dei poteri di Westmister.

La Diada catalana svolta ieri con il cordone umano di 11 km lungo le via di Barcellona ha invece portato alla forza di volontà per discutere da lunedì sulla legge di convocazione del referendum che potrebbe proclamare la sovranità dello Stato catalano. Madrid non ha negato che potrebbero esserci ritorsioni penali.

Arrivano infine a 4.784 i casi di contagio di Ebola nell’area africana coinvolta da mesi con una e vera e propria epidemia che ha già causato più di 2400 decessi. «Il numero dei pazienti sta crescendo a un ritmo più veloce della capacità di fronteggiarli» sostiene il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Chan, nel corso di una conferenza stampa a Ginevra. L’epidemia di ebola sarebbe la più estesa, la più complessa e la più grave in quasi 40 anni di storia di questa malattia.

 

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