domenica, Ottobre 24

Russia: ‘La zampata dell’orso’ La cosiddetta offensiva Brusilov, l’ultimo, disperato sforzo dell’esercito zarista, rappresentò una svolta nell’intero corso della Prima guerra mondiale

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Tra la primavera e l’estate del 1916 la cosiddetta offensiva Brusilov, così chiamata dal nome del generale russo Aleksei Alekseevich Brusilov che ne fu il principale protagonista, rappresentò il momento più alto delle fortune dell’esercito zarista. Quel lungo e sanguinoso ciclo operativo fu sul punto di decidere in modo del tutto inatteso le sorti della guerra, spingendo l’Austria-Ungheria sull’orlo del baratro, ma il pronto intervento dell’alleato germanico e i fattori di debolezza intrinseca della Russia, duramente provata dalle disastrose sconfitte del 1914 e del 1915, contribuirono a far sì che la spinta delle armate del fronte sud-occidentale si esaurisse già prima della fine dell’estate, portando a un precario equilibrio che si sarebbe definitivamente rotto nel 1917.
Quello che può essere a ragione considerato l’ultimo, disperato sforzo dell’esercito zarista, ebbe però due importanti conseguenze: da un lato determinò la definitiva subordinazione strategico-tattica delle forze imperial-regie all’alto comando tedesco, dall’altro, con il fallimentare intervento rumeno ad agire da catalizzatore, accelerò la crisi finale di quello stesso esercito fino alla sua dissoluzione.

La Zampata dell’OrsoL’offensiva Brusilov nella Prima Guerra Mondiale e l’aviazione imperiale russa‘, di Martino Basilio, Paolo Pozzato, Elvio Rotondo, Libellula Edizioni, uscito a gennaio di quest’anno, ricostruisce le operazioni militari portate avanti durante l’offensiva Brusilov dall’aprile all’agosto del 1916. Grazie all’utilizzo di materiale inedito e a uno studio specifico sull’aviazione russa, che grande peso ha avuto nell’ambito dell’offensiva, viene ripercorso uno dei momenti storici più cruciali di tutto il primo conflitto mondiale, un evento che cambierà in maniera determinante una guerra che ha segnato la storia del Novecento.

L’attuale storiografia europea e statunitense -a differenza di quella italiana-, se pur attratta dal corso del conflitto sui fronti francese e belga, non ha mancato, a sua volta, di cogliere l’importanza degli avvenimenti del fronte orientale per l’andamento complessivo del conflitto, individuando proprio nell’offensiva Brusilov dell’estate del 1916 un punto di svolta cruciale del quinquennio ‘14-’18.

Cosa può dunque aggiungere di nuovo questo lavoro a quanto è già stato scandagliato, a parte l’ovvio utilizzo della lingua italiana? In realtà, se pur in molti casi ampiamente documentati sia sulle fonti d’archivio, sia col ricorso alla memorialistica dei protagonisti, i saggi e gli apporti citati sono ancora lungi dall’aver esplorato la mole invero di assoluto rilievo del materiale disponibile.

Elvio Rotondo, coautore del libro, ha evidenziato che nelle ricerche delle fonti: «non sono stati utilizzati solo gli apporti della storiografia russa dell’epoca, spesso conditi da vera propaganda post-rivoluzione, ma sono state impiegate anche le ricerche effettuate da nuove generazioni di storici russi che hanno garantito l’utilizzo di ulteriori e importanti materiali, tanto documentari quanto di natura memorialistica, dando il via all’esplorazione di un filone in precedenza limitato (poco esplorato). Quindi sono state in qualche modo rimesse in discussione molte vicende legate alla figura del generale Brusilov, deviando, senza dubbio, dalla storiografia viziata da forti condizionamenti ideologici e politici dell’Unione Sovietica».

Paolo Pozzato sottolinea come l’offensiva russa «rappresentò una svolta nell’intero corso della Prima guerra mondiale. Gli austro-ungaricisubirono infatti una rotta di dimensioni maggiori anche di Caporetto e dovettero quindi accettare da quel momento la sudditanza strategica all’alleato tedesco».
Basilio Di Martino sottolinea l’altro aspetto del quale si occupa questo libro: l’impiego che fu fatto dell’aviazione. «La Russia non disponeva di un’industria aeronautica adeguata alle sue ambizioni, nonostante la disponibilità si alcuni progettisti di grande valore e fu sempre dipendente dalle forniture degli alleati e dalle produzioni su licenza. Brusilov riuscì però a sfruttare al meglio quanto aveva a disposizione, facendo della ricognizione aerea uno dei fattori che gli assicurarono il successo, almeno finché fu in grado di contare sulla superiorità aerea locale».

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